E’ scomodo trattare un tema che vede nel mondo un morto ogni secondo

Quando si parla di aborto ci si imbatte sempre in un argomento difficile, scomodo. Quando si afferma poi di essere pro-life parlarne diventa ancora più complicato. E’ scomodo trattare un tema che vede nel mondo un morto ogni secondo. Soprattutto in una società in cui regna l’ipocrisia del silenzio. Forse è questa la violenza più grande, quella che non lascia lividi.

In nome della laicità si dice sì all’aborto, alla pillola del giorno dopo, alla RU486, all'eutanasia, al suicidio assistito. L’occhio laico non riesce a vedere il bambino, ma solo la donna. Una cultura intrinsecamente arida, sterile, che uccide in nome dell’autodeterminazione ed infierisce sul più debole.

Si afferma: le donne hanno diritto alla loro salute personale. Ma cosa significa? Che la gravidanza è una malattia che inserisce nel corpo della donna, un virus, un corpo estraneo ed ostile? Da quando è entrata in vigore la 194, la medicina ha fatto passi da gigante, ha portato tantissimi progressi nel campo della neonatologia, della fetologia, della rianimazione, eppure tanti medici continuano a chiamare la 194 una legge moderna, giusta.

Gran parte della classe medica inganna la donna con un linguaggio ambiguo e vago (interruzione della gravidanza - IVG - aspirazione del materiale, raschiamento) con sistematica violazione della normativa del consenso informato. La richiesta di consenso informato è diventata una proficua manipolazione semantica che evita di informare su che cos’è l’aborto e come avviene. L’aborto, in qualunque modo lo si voglia chiamare a secondo delle varie tecniche, non è altro che lo smembramento di un corpo umano, che soffre e si difende.

I medici lo sanno bene: lo vedono il “materiale biologico” in sala operatoria, vedono i bidoni (per i rifiuti ospedalieri) con all'interno resti che hanno la forma di un piedino, di una mano, di una gamba; ecco perché un numero sempre crescente di operatori sanitari respinge il ruolo di aborzionista.

Una voce a parte meriterebbe a mio avviso l’aborto in seguito ad uno stupro. E quì l’argomento diventa ancora più scomodo come accennavo sopra. Ma la ragione non può rimanere nascosta, non può tacere di fronte a questi aborti rivestiti di carità perbenista. Perchè vi sono tanti buoni motivi per difendere la vita di bambini concepiti con la violenza.

Il primo è il bene della donna che ha subito lo stupro. Perché l’aborto non può essere il “farmaco” che risolve la violenza: esso non le porta alcun sollievo, anzi la carica di un peso ulteriore, il senso di colpa per aver soppresso il bambino. La violenza sul figlio non cancella la violenza subita.

Il secondo motivo è il figlio stesso. Il bambino concepito dallo stupro non è un tumore da togliere, ma un essere umano. Un giorno, quel figlio concepito con la violenza crescerà, diventerà adulto: chi incontrandolo, potrà rimproverarlo di essere uno “sbaglio”? Egli sarà, semplicemente, un uomo.

Il terzo motivo appartiene alla nostra stessa cultura giuridica. Nello stupro il bambino non è colpevole di nulla. Davanti al delitto commesso da uno dei nostri genitori, andremmo noi in prigione? Tuttavia, si applica lo stesso principio quando si abortisce un bambino concepito in seguito ad una violenza carnale. Il bambino è innocente quanto la madre. La sensibilità e la pietà per le donne colpite da questa terribile sofferenza non può annullare l’identica nostra pietà e sensibilità per i figli innocenti della colpa.

4 commenti:

hayalel ha detto...

Azzeccatissima la frase "L’occhio laico non riesce a vedere il bambino, ma solo la donna".
Riguardo allo stupro e all'aborto c'è tanta impulsività e ignoranza manipolata dai radicali. Purtroppo

terry ha detto...

ciao hayalel,
grazie per il tuo intervento. Purtroppo come dici tu oggi la gente è manipolata a buon mercato. Vende la propria dignità, il proprio pensiero per un piatto di lenticchie, convinta invece di esercitare la propria libertà.
un abbraccio

gabi ha detto...

liberalizzare l'aborto è stato veramente un omaggio alla libertà umana?
gabi

terry ha detto...

ciao gabi,
che dirti, conosci la mia risposta:-)
Per me è una falsa libertà che non risolve il problema. Anzi averlo liberalizzato ne ha aumentao il ricorso.
E comunque una vera libertà si basa sempre su una verità conosciuta. Solo così si può veramente scegliere.
E gli slogan di questi anni a favore dell'aborto, erano falsi e lo sono ancora!! Ma si sa che gli slogan sono quelli che restano nella mente!!
un abbraccio

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