Vi propongo due articoli che ci aiutano a comprendere meglio dal punto di vista giuridico perché la decisione dei giudici di Milano, sul caso Eluana Englaro, non può essere accetatta e non è compatibile con l'ordinamento giuridico italiano.

CUCCURULLO, TOGLIERE SONDINO E' CAUSA MORTE

Roma , 27 dic. - Togliere il sondino, e quindi sospendere idratazione ed alimentazione, si configura, e' azione attiva che inevitabilmente induce la morte nella paziente diversa da quella della patologia di cui e' affetta.

E' questa l'opinione strettamente 'personale' del Presidente del Consiglio Superiore di Sanita' e Rettore dell'Universita' di Chieti, Franco Cuccurullo sul 'caso Eluana'. La ragazza, dunque, in coma vegetativo da 16 anni, se privata del sondino morirebbe ma per disidratazione, causa diversa dalla sua patologia. "Parlo a titolo strettamente personale", precisa Cuccurullo e non come Presidente del Consiglio Superiore della Sanita', organo cui non e' stato richiesto alcun 'parere' sul caso. "Se ad un malato terminale di tumore si sospende - afferma Cuccurullo - la chemioterapia, quando e' del tutto evidente che non ha piu' possibilita' di poter migliorare per cui proseguirla assume i connotati di accanimento terapeutico, la causa della sua morte sara' legata, dovuta alla patologia di cui e' affetto, la neoplasia".

Viceversa, "se si toglie il sondino, si sospende l'idratazione e l'alimentazione - aggiunge Cuccurullo - che e' un intervento attivo si induce la morte nella paziente per sete, per disidratazione, causa diversa da quella della malattia cui e' affetto". Ebbene, in quest'ultimo caso, "quando la morte non ha direttamente a che vedere con la patologia del malato, ma e' dovuta ad altra causa in quanto indotta - conclude Cuccurullo - mi chiedo se questo atto non si debba configurare come eutanasia che, fino a prova contraria, nel nostro Paese non e' lecita: per me un atto che induce una morte diversa dalla patologia e' di fatto eutanasia".

E sul caso, si registra la presa di posizione di oltre 250 medici che in un documento inviato ai Presidenti degli Ordini dei Medici e Odontoiatri definiscono "incompatibili le procedure previste dalla Corte d'Appello di Milano per portar a morire Eluana con le regole della deontologia medica internazionale, la cui violazione determina responsabilita' anche in sede civile e penale".

ELUANA: VARI, TOGLIERE SONDINO POTREBBE ESSERE EUTANASIA

(AGI) - Roma, 27 dic. - “Da giurista condivido le considerazioni del professor Franco Cuccurullo”. Massimo Vari interviene sul caso di Eluana Englaro e aderisce al ragionamento del presidente del Consiglio superiore di sanita’: togliere il sondino che alimenta la ragazza in coma vegetativo da 16 anni “puo’ essere considerato un atto di eutanasia” perche’ Eluana morirebbe per una causa diversa dalla patologia che l’affligge.

Vari, gia’ componente della Corte Costituzionale, ha seguito attentamente il caso e critica la decisione dei giudici di Milano che a suo dire non avrebbero valutato a pieno un aspetto importante: Eluana e’ in grado di deglutire dunque non si puo’ che considerarla come una persona vivente alla quale non si possono togliere cibo e acqua.

L'ONU BOCCIA LA CLONAZIONE UMANA

SODDISFAZIONE SUL VOTO DEL 26 DICEMBRE ALLE NAZIONI UNITE CHE INVITA GLI STATI A VIETARE OGNI FORMA DI CLONAZIONE UMANA, COMPRESE LE RICERCHE SULLE CELLULE STAMINALI EMBRIONALI.

La Commissionegiuridica dell'Assemblea Generale dell'ONU, dopo un acceso dibattito, si è pronunciata a favore di una risoluzione non vincolante che raccomanda ai governi di vietare ogni formadi clonazione umana, comprese le tecniche utilizzabili perle ricerche scientifiche sulle cellule staminali embrionali.

Il testo è stato approvato con 71 voti a favore, 35 contrarie 43 astensioni. Contro il documento si sono pronunciati isostenitori delle ricerche sulle cellule staminali embrionali. Il testo, che supera la speciosa distinzione tra clonazioneriproduttiva e clonazione terapeutica, si appella alle Nazioni perché adottino tutte le misure necessarie aproteggere adeguatamente la vita umana nelle applicazioni delle scienze mediche e perché evitino ogni sfruttamento della donna, con un chiaro riferimento alla clonazione embrionica che porterebbe molte donne ad essere trattate come semplici serbatoi di ovuli.

Il testo inoltre, accogliendo una proposta dei Paesi africani, chiede che gli investimenti della ricerca medica non dimentichino l'Aids, la malaria e la tubercolosi. Alcuni Paesi, poco prima del voto, hanno dichiarato di non poter accettare i riferimenti alla protezione della vita umana in quanto le loro legislazioni nazionali già ammettono la clonazione a scopi terapeutici, che implica comunque l'uso di notevoli quantità di embrioni che vengono poi distrutti. Subito dopo il voto molti Paesi, tra cui Cina e Gran Bretagna, hanno preso la parola per ribadire di non ritenere vincolante la dichiarazione e di voler continuare la ricerca sulle cellule staminali embrionali.

E’ significativo come tanti paesi hanno riaffermato la chiara determinazione a proteggere la vita umana. La speranza è che la comunità internazionale possa proseguire su queste basi per trovare vie sempre migliori per promuovere il progresso delle scienze mediche, nel fermo e pieno rispetto della vita umana. La dichiarazione della Commissione giuridica dell'ONU sulla clonazione passa ora all'esame dei 191 membri dell'Assemblea generale.

DAMMI, SIGNORE, UN'ALA DI RISERVA

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.

Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra, la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me.

Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con te.

Perché vivere non è “trascinare la vita”, non è “strappare la vita”, non è “rosicchiare la vita”.
Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare l’avventura della libertà.
Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come te!

Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita.

Anzitutto, per le vite uccise prima ancora che nascessero. Sono ali spezzate. Sono voli che avevi progettato di fare e ti sono stati impediti. Viaggi annullati per sempre. Sogni troncati sull’alba.

Ma ti chiedo perdono, Signore, anche per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Per i voli che non ho saputo incoraggiare. Per l’indifferenza con cui ho lasciato razzolare nel cortile, con l’ala penzolante, il fratello infelice che avevi destinato a navigare nel cielo. E tu l’hai atteso invano, per crociere che non si faranno mai più.

Aiutami ora a planare, Signore.

A dire, terra terra, che l’aborto è un oltraggio grave alla tua fantasia. E’ un crimine contro il tuo genio. E’ un riaffondare l’aurora nelle viscere dell’oceano. E’ l’antigenesi più delittuosa. E’ la “decreazione” più desolante.

Ma aiutami a dire, anche, che mettere in vita non è tutto. Bisogna mettere in luce. E che antinatale non è solo l’aborto, ma è ogni accoglienza mancata. E’ ogni rifiuto del pane, della casa, del lavoro, dell’istruzione, dei diritti primari.

Antinatale è la guerra: ogni guerra.
Antinatale è lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita, dove “si tira a campare”, dove si vegeta solo.

Antinatale è passare indifferenti vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria, della solitudine, della sofferenza. E si è persuaso di non essere più degno di volare con te.

Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o piccolo Gesù, un’ala di riserva.
don Tonino Bello


FANTASCIENZA O REALTA'?

In questi giorni riflettevo come i continui processi scientifici, ogni giorno abbattano barriere che un tempo sembravano eterne. Sconfitte di molte malattie un tempo mortali, ma anche la pretesa purtroppo molto spesso di modificare la natura umana.

Pensiamo alle nanotecnologie che immaginano fusioni produttive di uomo e macchina, l’ingegneria informatica disegna robot umanoidi destinati a sostituire gli uomini. Se andiamo in profondità e ci riflettiamo bene oggi più che mai siamo di fronte ad un vero e proprio attacco all’uomo come lo conosciamo oggi.

La tecnica mutando la forma dell’uomo, la sua natura, relativizzerà anche i valori morali che divengono relativi all’uomo così come lo conosciamo ora. L’uomo del futuro, che possiamo solo immaginare come “somigliante” in qualche modo con quello di oggi, avrà valori diversi.

Secondo Allen Buchanan, (citato da Habermas nel suo libro “Il futuro della natura umana”), “dobbiamo ammettere la possibilità che, a partire da un certo momento del futuro, diversi gruppi di esseri umani possano seguire, usando l’ingegneria genetica, strade evolutive divergenti. Se questo accadrà, ci saranno gruppi diversi di esseri, ciascuno con la sua propria “natura” che si relazionano l’un l’altro solo attraverso un comune antenato (la razza umana)”.
La razza umana diventerà solo un comune antenato.

Questo processo avviene già in maniera velata attraverso l’eugenetica positiva, con una selezione della specie migliore. Oggi le parti ricche del pianeta potranno, sin d’ora, avviare programmi di selezione dei migliori. Gli altri, gli abitanti delle zone povere, rimarrebbero allo stadio attuale della “natura”, retrocessi a sotto-uomini, individui del passato portatori di difetti e di malattie.

Per non parlare della clonazione. Sarà un altro, a decidere per lui, in anticipo, la forma della sua personalità, privandolo della sua identità. Egli altro non è che il “doppione” di ciò che è già stato.

Eppure la genetica di oggi quella liberale ha il coraggio di parlare di democrazia e di libertà, ma essa a mio avviso ha solo i fondamenti di una anti-democrazia dei tempi di malthus e della sua società selettiva di quel tempo.

Il futuro che ci aspetta se non si inverte la rotta (ma sembra alquanto improbabile) sarà un futuro di lotte e disuguaglianze. Dove la persona, la natura umana, e i diritti come oggi li conosciamo diventeranno qualcosa di obsoleto.

In questa genetica di positivismo e di naturalismo a mio avviso c’è molto poco perché neanche la ragione riesce a trovare spazio in questo percorso. Di fatti è una ragione che rifiuta la natura. Ciò che conta è solo la tecnica.

Una tecnica che non è fantascienza, ma realtà dietro l’angolo!!!

EMBRIONE, CHI SEI?

Più che la grandezza dell’essere umano, nell’embrione appare la sua povertà: un essere fragile, vulnerabile, totalmente dipendente, senza voce per chiedere la protezione della società.

Conoscerlo è amarlo, amarlo è amarci attraverso colui che noi stessi siamo stati, proteggerlo è proteggerci.

Questa vita al suo inizio oggi è sempre più minacciata. Eppure una società civile democratica si caratterizza per la capacità ( o almeno così dovrebbe essere) di proteggere i più deboli, le vittime dai potenti.

L’embrione nella sua piccolezza, nella sua fragilità, ci ricorda la gratuità senza limiti dell’amore di Dio. Il Regno non è riservato agli adulti pervenuti alla statura di uomini. “Ciò che piccolo, disprezzato ecco ciò che Dio ha scelto”.

Dio non fa eccezioni di persone, per Lui non ci sono embrioni troppo piccoli, soprannumerari, non voluti o scartati. Se ci riflettiamo nel suo umile inizio l’embrione è la parabola dell’umanità

Quando l’embrione ancora non ha figura umana, tutto ciò che egli sarà è già scritto in lui ma non ancora svelato. In lui è il suo contenuto, il suo sviluppo futuro, ma è ancora una speranza. Allo stesso modo l’uomo. Egli è chiamato alla divinizzazione, a pervenire alla statura di figlio di Dio, ma è ancora una speranza anche se essa è già presente.

L’uomo e l’embrione vivono un tempo di maturazione, nella povertà, nella fragilità, nella vulnerabilità, e hanno bisogno di dimorare nella loro madre per essere nutriti, protetti e crescere.

In mezzo a tutto questo un giorno per entrambi ci sarà la morte. Nel momento della morte, l’uno e l’altro devono attraversare una prova critica di trasformazione per passare ad una vita più libera. E’ la stessa vita che continua e si sviluppa, dalla vita intra-uterina alla vita extra-uterina attraverso la nascita, dalla vita eterna cominciata, alla vita eterna consumata attraverso la morte.

L’embrione vive in sua madre e attraverso di lei, egli riceve tutto. Ma egli non la vede, la conosce parzialmente, imperfettamente, eppure egli è in lei. Dopo il passaggio della nascita, egli la vedrà faccia a faccia. Allo stesso modo l’uomo, vive in Dio, senza vederlo. Dopo il passaggio della morte, egli lo vedrà faccia a faccia.

L’embrione è l’uomo nel suo umile inizio. Egli è il povero, e lui ci ricorda che noi resteremo poveri, lo resteremo per accogliere quella vita eterna, immensa che ci aspetta.

GRETA ESCE DALLO STATO VEGETATIVO

Il dott. Sergio Canavero, neochirurgo alle Molinette di Torino è riuscito a riportare a uno stato di "coscienza minima" una ragazza torinese in stato vegetativo da tre anni in seguito ad un incidente stradale. Insieme con la collega Massa Micon nei giorni scorsi ha compiuto un intervento al cervello senza precedenti. L’intuizione è stata quella di inserire due elettrostimolatori nella corteccia cerebrale della paziente. La ragazza è Greta Nicolini e ora ha ventanni.

Greta ha ritrovato le funzioni essenziali della masticazione e della deglutizione, ha imparato a rispondere ad alcuni ordini come alzare la mano o muovere un piede, e ultimamente articola dei piccoli vocalismi che un giorno potrebbero riportarla all’uso della parola.

Dopo questa notizia molti ora chiedono aiuto al dottor Canavero, ma "a tutti – ha risposto il neochirurgo - ho dovuto dire che non posso aiutarli: ho il desiderio di farlo, ma mancano le strutture. (..) Se un centro di Ematologia mi aiutasse a creare le cellule staminali da iniettare con una puntura lombare - ha spiegato Canavero - sono pronto a farlo. (…) Basterebbe - ha aggiunto il medico - che il ministero desse il via libera. Una fase pre-sperimentale: potremmo provare con due o tre casi e, se i risultati sono promettenti, avviare una vera e propria sperimentazione. Non sto inventando nulla, le basi sono scientifiche".

Il medico, comunque, non promette miracoli: "Oggi Greta, anche con un'iniezione di staminali, rimarrebbe probabilmente disabile. Ma penso che la sua situazione evolverebbe comunque. E anche un piccolo progresso è un'evoluzione, in queste condizioni comunque , apre una frontiera immensa per tutti quelli nelle sue condizioni".

Davanti a queste problematiche reali il neochirurgo decide di indirizzare due lettere una al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l’altra al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, proprio per chiedere il loro aiuto nel poter aprire un centro specializzato.

E’ sicuramente un caso quello che ha creato il dott. Canavero, spiazzando in un certo senso un po’ tutti: lo stesso ospedale, la medicina quella con la puzza sotto il naso, e tutti colori che a questi progressi in fondo non ci hanno mai creduto. Ogni riferimento a persone è puramente voluto, mi riferisco proprio ai grandi sostenitori della ricerca, medici in primis, che sostenitori poi non sono se davanti ad un problema eliminano la vita e non quest’ultimo.

AIUTAMI A CAPIRE PERCHE' NON COMMENTI ;-)

Leggendo qua e là sui blog si dice che in media i lettori che lasciano un commento è piuttosto bassa, tipo al di sotto del 10%. Dalle classifiche si vede che il mio blog è abbastanza visitato (anche se ancora piccolo e nato da pochi giorni), ma come potete notare ci sono pochi commenti o nessuno.

Sinceramente delle classifiche non mi interessa, ciò che interessa sono i commenti perché quando li ricevo, per me diventa un momento di ulteriore riflessione e di confronto con chi lo ha lasciato. Nel mio piccolo cerco nei vari post che leggo di lasciare un commento dicendo tranquillamente quello che penso:-)

Allora mi sono posta delle domande al perché non ci sono commenti sul mio blog e quali possono essere le risposte e quindi le cause.

Anzitutto cosa spinge un lettore a commentare su un blog?

Credo:
1 L’argomento, se è interessante o meno
2 Se è leggero o impegnato
3 Lunghezza del post
4 Coinvolgimento diretto del lettore
5 La presenza di altri commenti
6 Visibilità da parte del lettore

Quali sono le resistenze a commentare sul mio blog?

Credo:
1 Forse perché scrivo post troppo lunghi? Gli argomenti che tratto sono delicati e vanno affrontati ad ampio raggio
2 Forse non sono interessanti per chi li legge? Però non ci sarebbero tante visite allora
3 Per chi legge il timore di dire cose banali? Questa sinceramente è l’ultima cosa che mi interessa perché un commento piccolo o lungo che sia non è mai banale
4 Forse in chi legge nasce l’idea che i miei post siano rivolti a degli specialisti? Mi auguro di no perché io non sono una specialista di bioetica e neanche un medico ma solo un’appassionata di bioetica. Credo che gli argomenti siano alla portata di tutti perché trattano argomenti che ci riguardano da vicino.

Se ti va fammi sapere perché non hai mai lasciato un commento oppure solo una volta, se c’è un fattore particolare, oppure dimmi quali sono i motivi che ti invogliano a commentare e quali no. Grazie:-)

CURE PALLIATIVE

Il termine “palliativo” nella nostra lingua significa inutile e tra gli operatori sanitari spesso palliativo è sinonimo di “placebo”. In realtà il termine deriva da “pallium”: mantello.

Il mantello con il quale si avvolgevano i pellegrini nel Medio Evo. Da questo comprendiamo come le cure palliative hanno lo scopo di avvolgere i malati terminali con tutte le risorse tecniche e umane a disposizione.

Il compito è quello di migliorare anzitutto la qualità di vita piuttosto che la sopravvivenza, assicurando ai pazienti e alle loro famiglie un’assistenza continua e totale. La pratica delle cure palliative pone al centro dell’attenzione non più la malattia, ma il malato nella sua globalità. C’è il pieno rispetto dell’essere umano che soffre, facendo tutto quello che si può fare quando non c’è più nulla da fare.

Questa attenzione nasce dalla consapevolezza che ogni momento della vita del sofferente va privilegiato, come l’ascolto, la presenza, e il restaurare i rapporti umani. Lo slogan è: curare quando non si può guarire.

In una situazione sociale come quella odierna, caratterizzata da una grave crisi economica, non è facile far fronte alla continua crescita della domanda sanitaria, contrassegnata dall’aumento dei costi della sanità e l’aumento della popolazione anziana bisognosa di assistenza. I primi a far le spese di questa crisi sono gli inefficienti, gli handicappati fisici e psichici, i malati terminali, gli anziani non autosufficienti.

Queste esigenze della spesa sanitaria richiedono di ripensare l’assistenza ai malati terminali e ai lungodegenti intensificando l’integrazione di cure domiciliari e ospedaliere e la promozione degli Hospice.

L’Hospice dà supporto ed assistenza a chi si trova nella fase terminale di una malattia inguaribile, per consentirgli di vivere la vita che gli resta in pienezza e nel modo più confortevole possibile. Si tratta di una struttura intraospedaliera o isolata nel territorio che ha in parte le caratteristiche della casa, in parte quelle dell’ospedale. E’un luogo dove i problemi dell’ammalato vengono trattati con ogni mezzo competente: medico, assistenziale, psicologico, spirituale al fine di migliorarne la qualità di vita.

In Italia la carenza di strutture sanitarie specializzate tipo Hospice e reparti di cure palliative fa sì che la casa del malato diventi il luogo di cura più idoneo. Però la casa del malato se non ha un’assistenza domiciliare idonea con personale competente che si fa carico anche degli aspetti psicologici e relazionali, oltre che quella dei sintomi, diventa un peso enorme per la famiglia e produce più sofferenza e disagio.

In una indagine effettuata in Italia, l’80% dei pazienti in fase terminale hanno dichiarato di preferire l’assistenza a casa. Poiché i bisogni del malato sono di natura diversa, l’équipe che si occupa del malato, deve comprendere varie figure professionali. Nel servizio si possono distinguere due gruppi, che lavorano a contatto, ma che si propongono in due momenti diversi d’intervento. Il primo è composto da quattro figure principali nell’assistenza domiciliare: il familiare, il medico domiciliare, l’infermiere domiciliare, il volontario.

Questo gruppo costituisce l’unità mobile di intervento del servizio di cure palliative.
Il secondo gruppo è rappresentato da figure professionali di raccordo tra il servizio e la casa. Essi sono: lo psicologo e l’assistente sociale.

Il malato diviene quindi il centro dell’attenzione di diversi specialisti che devono lavorare insieme in modo coordinato. Occuparsi di un malato terminale significa infatti confrontarsi continuamente con i bisogni del malato e della sua famiglia. In poche parole una medicina per l’uomo che rimane un vivente fino alla morte.
I bisogni del malato infatti non sono solo quelli legati ai sintomi, e quindi alleviare il suo dolore, ma anche problemi psicologici. Pensiamo al declino delle sue capacità intellettive, alla paura di morire, alla preoccupazione di perdere il proprio ruolo in famiglia e sentirsi di peso. Ma anche tutti quei problemi fatti di questioni personali mai portate a termini o non risolte, che spesso riguardano il rapporto con gli altri.

Nel prendersi cura del malato poi non si deve dimenticare la sua famiglia che ha bisogno di essere educata, sostenuta e confortata per poter aiutare l’ammalato in tutto l’iter della malattia fino al decesso. L’uomo in ogni momento della sua vita anche in questi più difficili ha il diritto di vivere per il tempo che gli resta di vivere, e di farlo nel modo meno sofferto possibile e con tutta la sua dignità.

La Federazione Cure Pallitive (una onlus di coordinamento che raccoglie 60 organizzazioni non profit impegnate nell’assistenza ai malati inguaribili e alle loro famiglie, con 170.000 Soci iscritti e 18.000 persone seguite e assistite ogni anno), ha effettuato una raccolta firme per sollecitare il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, a portare a compimento alcune criticità irrisolte:
1. l’abolizione del ricettario speciale per la prescrizione dei farmaci oppioidi;
2. l’utilizzo dei fondi residui della L. 39/99 per la realizzazione degli hospice;
3. l’utilizzo dei 150 milioni di euro previsti dalla Finanziaria per la realizzazione della rete delle cure palliative;
4. la verifica dell’adeguamento da parte delle Regioni agli “8 standard qualitativi e quantitativi relativi all’assistenza ai malati terminali in trattamento palliativo” (DM 43/07);
5. l’inserimento delle cure palliative nella formazione universitaria del personale sanitario;6. la stabilizzazione delle posizioni di lavoro e la possibilità di accesso ai concorsi degli oltre 1.000 medici che da anni operano nell’assistenza ai malati terminali.

Concludo riportando una notizia importante per lo sviluppo futuro delle cure palliative nel nostro paese.
Nella Giornata nazionale dell’11 novembre contro la sofferenza inutile della persona inguaribile. Il presidente del Senato Renato Schifani con una lettera invita al Congresso nazionale della Società Italiana di Cure Palliative ha espresso il suo impegno affinché le cure palliative siano presenti nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

“Penso che le normative che regolamentano anche l’assistenza ai pazienti, i quali necessitano di terapie del dolore e di cure palliative, debbano garantire LEA uniformi su tutto il territorio nazionale, e debbano avere canali programmatici e operativi di rapida attuazione. (..) È ingiusto far gravare sulle famiglie il peso dell’assistenza ad un malato cronico disabile o terminale. Ed è ancora più grave continuare ad attingere alle risorse del volontariato. Senza il quale non potrebbe, allo stato attuale, essere gestita l’emergenza di chi, sofferente, non trova risposte adeguate dal SSN. Occorre rendere concreto l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale a tutti i cittadini affetti dalle innumerevoli patologie che generano dolore, omogeneizzando le prestazioni fornite nelle varie regioni e abbattendo ogni barriera riguardo ai tempi di attesa, protocolli restrittivi, terapie non disponibili. Ed è per questo che occorre impegnarsi, con i mezzi istituzionali adatti, per garantire i livelli assistenziali anche agli oltre 250 mila pazienti che ogni anno necessitano di cure palliative”.

Ci auguriamo che questi presupposti vengano raggiunti al più presto.

IPPOCRATE TESTIMONIANZA AUTEROVOLE DELL'ETICA MEDICA

Il Parlamento del Lussemburgo sta discutendo l’approvazione di una legge per legalizzare l'eutanasia.

Il Granduca Enrico però si è rifiutato di firmare una legge che autorizzasse appunto l’eutanasia ed il suicidio assistito. Tante le manifestazioni di sostegno e di affetto al Granduca, anche da parte del Papa, il quale oggi si è espresso affermando che "la domanda che sale dal cuore dell'uomo nel suo supremo confronto con la sofferenza e la morte" in particolar modo quando la disperazione lo porta a "desiderare di scomparire, è soprattutto una domanda di accompagnamento e un appello a una maggiore solidarietà e di sostegno nella prova".

Con l’eutanasia invece, davanti alla richiesta di morire da parte del malato che è un chiaro appello ad essere liberato dal dolore e dalla paralisi relazionale, e dallo stato depressivo, frequente nel caso di un morente o di una persona anziana abbandonata, la soluzione diventa eliminare la vita e non il dolore!!

La società, ma gli stessi medici, oggi in riferimento ad un malato ragionano troppo in termini di benefici, di costi, di valore sociale dell’individuo.
Allora io mi chiedo: perché non si intensificano le cure palliative? Le varie terapie del dolore? Perché nell’ultima fase della sua vita il malato non viene accompagnato, sostenuto nel percorso che lo conduce alla morte?
In questa direzione c'è ancora molto da fare.

Se alcuni continueranno a rapportare tutto sulla qualità della vita, per cui solo alcune esistenze con certe caratteristiche e standard di benessere vanno vissute, e non ci si soffermerà sulla sacralità della vita che ritiene degna ogn’una si essa…tirate voi le conseguenze..sulla società che vivremo e i suoi valori!

Voglio ricordare il giuramento di Ippocrate, testimonianza autorevole dell’etica medica, che a proposito dell’eutanasia dà un rifiuto esplicito e fermo: Mai, anche se richiesto, somministrerò farmaci letali né commetterò mai cose di questo tipo”.

ATTO DI INDIRIZZO DEL MINISTRO SACCONI

Il ministero del Lavoro e della Salute nella persona del ministro Maurizio Sacconi, ha inviato alle regioni un atto di indirizzo che renderebbe illegale l'interruzione della nutrizione di persone in stato vegetativo persistente nelle strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale.

Il documento e' stato redatto sulla base di alcune indicazioni precedenti, tra cui quella del comitato nazionale per la bioetica e l'articolo 25 della convenzione sui diritti delle persone con disabilita' dell'Onu. E’ sicuramente un documento che fa chiarezza e pone l’accento su quello che è il dovere essenziale di uno Stato.

Con questo indirizzo non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente
Mi auguro di cuore che questa decisione in favore di tutti i pazienti in stato vegetativo possa trovare ampio consenso nell'opinione pubblica. Tantissimi sono gli italiani sensibili nei confronti della vita, dal concepimento alla morte naturale.


Ai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano
OGGETTO: Stati vegetativi, nutrizione e idratazione. Il presente atto è rivolto a richiamare principi di carattere generale, al fine di garantire uniformità di trattamenti di base su tutto il territorio nazionale e di rendere omogenee le pratiche in campo sanitario con riferimento a profili essenziali come la nutrizione e l’alimentazione nei confronti delle persone in Stato Vegetativo Persistente (SVP).

Il Comitato nazionale per la bioetica, che si è espresso con parere approvato nella seduta plenaria del 30 settembre 2005, ha fatto presente che ''per giustificare bioeticamente il fondamento e i limiti del diritto alla cura e all’accudimento nei confronti delle persone in Stato Vegetativo Persistente va quindi ricordato che ciò che va loro garantito è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione, sia che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali''. Infatti, la nutrizione e l’idratazione ''vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che deontologicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche di base per vivere''. Secondo il predetto parere ''la sospensione di tali pratiche va valutata non come la doverosa interruzione di un accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma, dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele, di “abbandono” del malato (…)

Non sussistono invece dubbi sulla doverosità etica della sospensione della nutrizione nell’ipotesi in cui nell’imminenza della morte l’organismo non sia più in grado di assimilare le sostanze fornite: l’unico limite obiettivamente riconoscibile al dovere etico di nutrire la persona in SVP è la capacità di assimilazione dell’organismo (dunque la possibilità che l’atto raggiunga il fine proprio non essendovi risposta positiva al trattamento) o uno stato di intolleranza clinicamente rilevabile collegato all’alimentazione. (…) Si deve pertanto parlare di valenza umana della cura (care) dei pazienti in SVP''.

Secondo il documento del 17 novembre 2008 del Gruppo di lavoro “Stato vegetativo e stato di minima coscienza” istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ''lo stato vegetativo realizza una condizione di grave disabilità neurologica, potenzialmente reversibile''. Sempre sulla base del citato parere del Comitato nazionale per la bioetica per questi malati ''il problema bioetico centrale è costituito dalla stato di dipendenza dagli altri: si tratta di persone che per sopravvivere necessitano delle stesse cose di cui necessita ogni essere umano (acqua, cibo, riscaldamento, pulizia e movimento), ma che non sono in grado di provvedervi autonomamente, avendo bisogno di essere aiutate, sostenute ed accudite in tutte le loro funzioni, anche le più elementari. (…)

Se è vero che alcuni malati terminali possono diventare malati in SVP, è pur vero che le persone in SVP non sono sempre malati terminali (potendo sopravvivere per anni se opportunamente assistite)''.La negazione della nutrizione e dell’alimentazione può configurarsi quindi come una discriminazione fondata su valutazioni circa la qualità della vita di una persona con grave disabilità e in situazione di totale dipendenza.Si fa rinvio, in ogni modo, al testo integrale del citato parere per un orientamento rispetto al necessario esercizio della responsabilità secondo scienza e coscienza della funzione medica. Tra i compiti del Comitato nazionale per la bioetica, infatti, si evidenzia la funzione di formulare pareri e indicare soluzioni, anche ai fini della predisposizione di atti legislativi, per affrontare problemi di natura etica e giuridica che possono emergere con il progredire delle ricerche e con la comparsa di nuove possibili applicazioni di interesse clinico avuto riguardo alla salvaguardia dei diritti fondamentali e della dignità dell’uomo e degli altri valori così come sono espressi dalla Carta costituzionale e dagli strumenti internazioni ai quali l’Italia aderisce.

La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, sottoscritta dall’Italia il 30 marzo 2007 ed in corso di ratifica a seguito dell’approvazione del relativo disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri in data 28 novembre 2008, all’articolo 25 stabilisce che ''gli Stati Parti riconoscono che le persone con disabilità hanno il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni fondate sulla disabilità''. In particolare, gli Stati Parti, devono, tra gli altri, ''prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilità''.

Di conseguenza, le disposizioni di cui all’articolo 25 della Convezione sui diritti delle persone con disabilità si applicano anche agli stati vegetativi. Si ritiene, pertanto, nel rispetto dei principi e criteri ispiratori della Convenzione, che sia fatto divieto di discriminare la persona in stato vegetativo rispetto alla persona non in stato vegetativo. Ciò premesso, si invitano codeste Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano ad adottare le misure necessarie affinché le strutture sanitarie pubbliche e private si uniformino ai principi sopra esposti e a quanto previsto dall’articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Roma, 16 dicembre 2008

ABORTO: INTERROGAZIONE BIPARTISAN, GOVERNO SI ASSUMA SUE RESPONSABILITA' SU RU486

L'arrivo della pillola abortiva anche nel mercato italiano, su cui deve giungere il via libera definitivo da parte dell'Agenzia del farmaco che si dovrebbe avere per venerdì, porta gli schieramenti politici a chiedere un’interrogazione parlamentare bipartisan. Vi propongo qui di seguito l’articolo di Agenzia

Roma, 16 dic. - (Adnkronos) - "L'Aifa si sta pronunciando sull'autorizzazione, sull'uso e sulla commercializzazione della Killpill, pur essendoci seri dubbi sugli effetti della stessa sulla salute della donna. Ecco perche' il Governo si deve pronunciare con chiarezza assumendosi tutte le responsabilita' del caso". E' quanto hanno affermato gli esponenti del Pdl Alessandro Pagano, Isabella Bertolini, Laura Bianconi, insieme a quelli della Lega Massimo Polledri e Laura Molteni ed a Luca Volonte' dell'Udc. "Il Governo -hanno aggiunto- non puo' restare indifferente e sposare una linea di soft rispetto ai tanti dubbi scientifici, oltre che morali sull'utilizzo della Ru486. L'interrogazione a risposta urgente -concludono- presentata nei due rami del Parlamento, sottoscritta in modo bipartisan, oltre alla tutela della vita nascente mira a tutelare la salute della donna gravemente minacciata dalla pericolosita' di questo strumento di morte, come testimoniano le numerose prove scientifiche".

MI RIVOLGO A LEI SIGNOR CAPRICCIOLI

Sono veramente amareggiata e infastidita nel leggere alcune notizie. Ma se non si è d’accordo con l’Istruzione Dignitas Personae..amen..qual'è il problema? Ma che motivo c’è però di far dire al documento quello che non dice e di apostrofare gli autori con affermazioni negative?

Ognuno combatta la propria “battaglia” ma in modo pacifico e nel rispetto reciproco, ognuno secondo le proprie idee. Altrimenti di quale democrazia parliamo?

Mi scusi signor Capriccioli dell’Associazione Coscioni, ne ho lette alcune di notizie, ma quella che mi ha trovata più contrariata è proprio la sua, per cui mi rivolgo a lei. Viaggiamo su linee e valori diversi, non condivido i suoi ma li rispetto. Oggi però non mi va di tacere, voglio risponderle su questo blog.

Vorrei ricordarle alcune cose importanti: la Chiesa è sempre stata in prima linea nel primato della coscienza individuale , nello schierarsi dalla parte dei più poveri e dei più deboli che si chiamino feto o embrione, di parlare di conflitti sociali, di affermare il valore della pace e della non violenza, e di sostenere la scienza nell’ambito di una ricerca che sia a favore della vita.

Non mi pare che la Chiesa abbia mai affermato da Gesù in poi, né oggi né ieri, che la donna sia un contenitore senza autonomia, come lei ha affermato, mettendosi nel pensiero della Chiesa in riferimento alla Ru486. Io sono una donna di fede e la mia testa sa discernere le cose autonomamente!!! Né mi sembra che “i clericali si stiano stracciando le vesti” affermando che la pillola sia “un aborto fai da te”, come lei ha ha espressamente detto.

Se la Chiesa denuncia un “aborto fai da te” in riferimento alla Ru486 è nel suo diritto farlo e non mi ripeto sulla pericolosità di questa pillola già affermata in un mio post, perché la morte di tante donne che l’hanno assunta parla da se.

Caro signor Capriccioli lei e la sua Associazione lottate per la ricerca e fate bene! Anche la Chiesa e gli uomini di fede spingono per la ricerca!!! Solo che lei ha un concetto diverso della vita e della sua dignità. Infatti la sua Associazione per avvalorare le proprie idee parla di vita, di persona, di dignità, di libertà, tutte parole nate in ambito cristiano però ne fa un uso secolarizzato. Per carità non è colpa sua se la secolarizzazione le ha svuotate del loro significato, infatti anche se ne fa un uso improprio non per questo gliene faccio una colpa.

Abbiamo idee diverse perché abbiamo una visione diversa dell’uomo, noi lo cogliamo nel mistero di Cristo!!
Il valore della vita per un cattolico non deriva da ciò che un uomo fa, ma dal semplice suo esistere e dalla sua relazione con Dio. Per cui il corpo non è semplice oggetto, o materia biologica, ma è la condizione stessa del suo essere persona.La Chiesa fa bene a porre l'attenzione sulle questioni vita e morte, perché rientra nel suo Magistero e nel compito affidatole da Cristo.

Vada avanti con le sue idee, ma per portarle avanti eviti di accusare chi la pensa in modo diverso da lei!!
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L'ODISSEA DELLA VITA

BUONA VISIONE...







Fantastico vero?!
PS: Ho messo solo il primo, il secondo e l'ultimo video, gli altri due si trovano tranquillamente su you tube.

LE TECNICHE CHE RISPETTANO IL DIRITTO ALLA VITA

Questo post nasce da un’ulteriore piccola riflessione che l’Istruzione mi ha fornito.
Riflettevo come il documento sia una chiara presa di posizione a favore della vita e allo stesso tempo un aiuto alla scienza. Un’esortazione affinché la ricerca e le tecniche siano veramente a servizio della vita e non della morte, senza nessun tipo di manipolazione sulle persone.

Il rischio che corriamo oggi è di non essere più informati sulla verità. Un rischio che ci porta all’indifferenza e alla superficialità. Quanto la società di oggi possa dire di essere veramente interessata alla vita? Non c’è nessun progresso civile, se si svaluta l’uomo e si perde la passione per la vita, anzi si ritornerebbe all’inciviltà, alle barbarie.

Pensiamo ai grandi risultati ottenuti con l’impiego delle cellule staminali adulte, ci fanno comprendere che la strada è quella giusta. La vita non può essere mai una stagione in tramonto.


Per quanto riguarda la procreazione assistita, questa merita una maggiore riflessione. Non mi ripeto su quelli che sono i motivi per cui molte tecniche sono illecite, motivi chiariti ampiamente nel documento, uno per tutti la creazione di embrioni sopranumerari congelati e poi distrutti. La mia riflessione invece ha lo scopo di chiarire quali sono le tecniche lecite di cui parala l’Istruzione. Tecniche di cui poco si parla e quindi poco se ne conosce.

Partiamo dal Documento. L’Istruzione afferma che "sono lecite tutte le tecniche che rispettano il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano", "l'unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro" e "i valori specificamente umani della sessualità, che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell'atto coniugale specifico dell'amore tra gli sposi". Ma oggi sono disponibili nuove tecniche che "si configurano come un aiuto all'atto coniugale e alla sua fecondità". Inoltre, per la Chiesa "sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale".

Vediamo sinteticamente quali sono queste tecniche:

1. MESA. Prelievo del seme eticamente accettabile anche in assenza dell’atto coniugale. Questo metodo richiede l’anestesia generale del paziente e permette di recuperare spermatozoi che non hanno, però, completato il primo ciclo di maturazione.
2. VIRICAR o elettroeiaculazione senza provocare orgasmo, ma le cui possibilità di diffusione, a causa degli elevati costi e delle incertezze di applicazione, non sono alte.
3. Prelievo dello sperma nell’uretra dopo polluzione involontaria per quanto di difficile realizzazione.
4. Raccolta dello sperma nel fondo della vagina, nell’uretra, nella vescica insieme con le urine in caso di eiaculazione retrograda (in corrispondenza di un rapporto coniugale)
5. SCD. Utilizzo durante il rapporto di un preservativo perforato, al fine di trattenere parte del seme (ciò non dà origine ad un atto contraccettivo perché con preservativo perforato un eventuale concepimento naturale sarebbe possibile), per poi veicolarlo, previa preparazione, nelle vie genitali femminili. Caso in cui l’intervento del medico è successivo e di aiuto ad un atto coniugale già verificatosi.

Queste ultime due sono quelle più praticate, le altre risultano delle tecniche ancora di scarsa diffusione e non del tutte perfezionate. Il motivo a dire degli esperti è semplice: c’è una mentalità troppo edonistica, che non vede nella masturbazione, quando avviene per scopi diagnostici o terapeutici, qualcosa di non lecito. Secondo questa mentalità diventa inutile affannarsi nel perfezionare delle tecniche, delle procedure che apparentemente sembrano inutili.

Comunque sia se tutto questo non vi convince rimane sempre un’altra strada: l’adozione!!!
Un atto di amore generoso e immenso.
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ISTRUZIONE "DIGNITAS PERSONAE. SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA"

“Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande "sì" alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un'importanza sempre maggiore nel mondo di oggi”.

Queste le parole che aprono la “Istruzione Dignitas Personae su alcune questioni di bioetica” presentata oggi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Si tratta di una “Istruzione di natura dottrinale” emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata dal Santo Padre Benedetto XVI. L’Istruzione appartiene ai documenti che “partecipano al Magistero ordinario del Successore di Pietro”.

L’Istruzione nasce dopo anni di studi e di attenzione alle questioni biomediche per apportare un aggiornamento all’Istruzione Donum vitae. Essa “si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità”. Ne propongo quì di seguito una sintesi.

Il Magistero intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario. (3)

L’Istruzione «comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano» (n. 3).

Prima parte: aspetti antropologici, teologici ed etici della vita e della procreazione umana

L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» (n. 4).

Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all'insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un "programma" ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino. (4)

La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato (10)

Seconda Parte: nuovi problemi riguardanti la procreazione

Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione “non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita”. Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità. L’Istruzione Donum vitae si esprime così: "Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto". (12)

È vero che non tutte le perdite di embrioni nell'ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l'abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l'unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli (15)

Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l'embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare (15)

La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un'alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell'accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono "orfani". I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce (18)

Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile. (20)

La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari. Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase diagnostica è ben separata dalla fase dell'eventuale eliminazione e nell'ambito della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l'eliminazione dell'embrione designato come "sospetto" di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria – sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di per sé intrinsecamente illecita – è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l'aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell'infanticidio e dell'eutanasia». (22)

Terza parte: Nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrioneo del patrimonio genetico umano


Quanto agli interventi di terapia genica somatica, essi “sono in linea di principio moralmente leciti… Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante” (26).

Quanto all’ipotesi di applicare l’ingegneria genetica per presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica, si deve osservare che tali manipolazioni favorirebbero “una mentalità eugenetica” e introdurrebbero “un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui… Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore” (27).

La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in quanto, portando all'estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l'atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana.(28)

Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini. (29)

Il prelievo di cellule staminali dall'embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso “la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell'umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità». (32)

Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane – generalmente chiamata clonazione ibrida – , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all'uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell'essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l'identità specifica dell'uomo. L'eventuale uso delle cellule staminali, estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi, ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è moralmente e deontologicamente inaccettabile (33)

Conclusione

L'insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all'uomo, come la vita, la conoscenza, la libertà e l'amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell'uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l'attività tecnologica. (36)

I quotidiani attentati contro la vita umana; l'esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell'ecosistema; l'uso delle ricerche scientifiche nell'ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l'uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell'opera creatrice di Dio (36)
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Gb, eutanasia in diretta tv: è polemica

Su "Sky" un documentario mostra gli
ultimi istanti di vita di un malato di Sla
LONDRA

«Sto morendo» dice Craig Ewert, 59 anni, il protagonista del documentario trasmesso ieri sera sulla rete satellitare inglese Sky Real Lives che mostra la drammatica sequenza di un suicidio assistito. Il documentario si chiama "Right to Die?", diritto di morire?

Il documentario mostra l’addio tra l’uomo e sua moglie: i due si scambiano un bacio, poi a Ewert viene dato un liquido con l’avvertenza che bevendolo morirà. Beve con una cannuccia rosa; poi chiede del succo di mela e un pò di musica. Prima di chiudere gli occhi, l’ultima parola: «grazie». Il regista e il canale Sky insistono che il documentario è un importante contributo al dibattito sull’eutanasia ma, come ci si aspettava, il filmato ha sollevato polemiche e dubbi. Lo stesso premier britannico Gordon Brown, che ha dedicato parte del Question Time alla Camera di ieri all’argomento ribadendo la sua opposizione alle leggi sul suicidio assistito, ha dichiarato: «Credo sia molto importante che tali questioni vengano affrontate con sensibilità e senza sensazionalismi».

Dure critiche dalle associazioni che contestano la "dolce morte" come «Care not killing» (cure non assassinio) il cui direttore Peter Saunders ha protestato, «il film dà l’impressione che ci sia un’enorme richiesta di eutanasie e non è vero, sono pochissime le persone che vanno in Svizzera e ricevono un’enorme attenzione mediatica, è un complotto per riportare la vicenda in Parlamento». Per Dominica Roberts della Pro-Life Alliance, il film «veicola il messaggio che alcune vite non hanno valore. È triste e pericoloso». Il regista da parte sua ha affermato che filmare la morte di Ewert è stata la cosa più difficile che abbia fatto in 26 anni di carriera. «Ma volevo che fosse controverso, e volevo che facesse discutere» ha detto.
Notizia apparsa ieri su Stampa.it. e su tantissime testate nazionali.
Articolo completo e video http://www.lastampa.it/redazione/default.asp sezione Esteri
Non voglio esprimere opinioni su questa notizia, sarebbe quasi scontato il mio giudizio, mi piacerebbe però sapere voi cosa ne pensate.

STAMINALI, IN BASILICATA 500 MAMME IN ATTESA DI VERITA’

10, Dicembre 2008
A partire dal 1993, in Basilicata, cinquecento donne hanno compiuto un gesto di altruismo che qualcuno ha poi vanificato. Cinquecento unità di sangue placentare (materiale estratto dal cordone ombelicale delle donatrici al momento del parto) sarebbero scomparse dall’ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera. “Si è provveduto alla loro dismissione” ha dichiarato l’ospedale ma dell’effettiva distruzione delle sacche, non esiste alcun certificato. Che fine hanno fatto quelle sacche ed i quattro contenitori in cui erano conservate? Per ora non è dato sapere ma sulla vicenda indaga la procura della Repubblica di Catanzaro.

Il caso scoppia nel 2006 quando una delle donatrici che poi farà della ricerca e della donazione la sua missione, scopre in maniera del tutto casuale che quelle cellule, in ospedale, non ci sono più. Rosa Viola, napoletana di origini e insegnante di professione, vive a Picerno (PZ) dal 1984 dove, insieme al marito Antonio, ha costruito la sua vita. Appena giunta in Basilicata nasce il primo figlio, due anni più tardi Rosa dà alla luce il suo secondogenito e nel 1990 arriva la notizia di una terza, inaspettata gravidanza. Una femminuccia.

“Francesca portò nuova gioia nella nostra casa - ricorda dolcemente la signora Viola - i figli sono un dono di Dio ma lei, tra tutti, è stato il dono più grande”. Le giornate, i mesi e gli anni, trascorrono tranquilli in quel paesino di cinque mila anime, dove l’aria è pulita e la carne si compra dal macellaio di fiducia. Ma un pomeriggio di luglio del 1996 cambia per sempre le sorti di quella famiglia. “Francesca era seduta in soggiorno a guardare i cartoni animati, poi venne in cucina camminando carponi. Disse che le faceva male una gamba. Cominciò la nostra odissea”.

Alla piccola di casa, venne subito inferta un’atroce condanna: leucemia cronica. L’unico rimedio è il trapianto di midollo osseo. Subito gli esami di compatibilità con i genitori e i fratellini ma, purtroppo, nessuno di loro potrà aiutare la piccola Francesca. Vana sembrava la ricerca di un donatore extrafamiliare compatibile, nelle banche dati di tutta Europa. Poi un ultimo tentativo: mettere al mondo un altro figlio, nella speranza che potesse salvare la vita della sorella. “Non sarei mai riuscita a perdonarmi di non aver tentato tutto ciò che potevo” è la spiegazione di mamma Rosa, ma come lei stessa ricorda “Chiara non è nata per aiutare Francesca, ma per aiutare ciascuno di noi a vivere senza Francesca”.

Anche l’ultimogenita, infatti, non sarà compatibile con la sorellina. Seguono mesi di angoscia. Poi, quando ormai le speranze si stavano affievolendo, arriva la tanto attesa telefonata: è stato trovato un donatore volontario veronese, perfettamente compatibile con Francesca. “Sono profondamente riconoscente a questa persona - rivela mamma Rosa - che con il suo grande gesto d’amore, ha aperto il nostro cuore a quella speranza che ci ha permesso di regalare a Francesca giorni sereni prima della morte”.

Nonostante il trapianto perfettamente riuscito, infatti, la piccola non sopravviverà che pochi mesi. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, la donna comincia la sua battaglia a favore della donazione, rendendosi promotrice di varie campagne di sensibilizzazione e fondando la Domos Basilicata (Associazione donatori di midollo osseo e di cellule staminali emopoietiche).

In circa sette anni, in tutta le regione, sono stati raccolti cinquecento cordoni ombelicali che ora sembrano spariti nel nulla. E con loro, la speranza di vita di tanti ammalati. “Non voglio fare supposizioni - precisa la signora Viola - ma ho appreso che quel materiale, se immesso sul mercato, avrebbe un valore di circa 1 milione e 200 mila euro”. E continua: “Fino a quando la responsabilità della banca dati era affidata al Centro di Microcitemia, sotto la direzione del dottor Carlo Gaudiano - precisa la signora Rosa - le cellule sono state perfettamente conservate e sono stati effettuati con successo anche due trapianti, uno a Pavia e l’altro a Pescara.” Ma nel 2004 le sacche vengono trasferite nel Centro Trasfusionale dello stesso ospedale, diretto da un altro dottor Gaudiano, che di nome fa Vito.

Questo Gaudiano è uno dei quattro sanitari che hanno firmato l’unico documento sulla questione, diramato dall’Asl dove si legge, dopo alcune premesse: “Considerato che non sussistono le condizioni di qualità e sicurezza necessarie per l’utilizzo clinico, si procede alla distruzione del materiale biologico conservato in azoto liquido nei contenitori numerati da 1 a 4 “. Dopo questa dichiarazione, non se n’è saputo più niente.

La signora, che con i soldi raccolti al funerale della figlia aveva acquistato uno dei quattro contenitori “spariti”, si sente autorizzata a capirci di più. Inizia una serie di interrogazioni e di lettere indirizzate al responsabile del centro trasfusionale, al direttore sanitario dell’ospedale di Matera, fino all’assessore regionale alla sanità. Per i primi tempi nessuna risposta. Poi Rosa, sempre più combattiva e indignata, si rivolge alla stampa locale e così ottiene una seppur incompleta risposta: “Il materiale (cioè le 500 unità di sangue cordonale) è stato dismesso a causa di avarie dei contenitori-congelatori”. Eppure di quella “dismissione”, tranne quel verbale dell’ospedale, tra l’altro mai protocollato, non esiste alcun documento.

Ma allora che fine hanno fatto quelle 500 sacche? Se davvero sono state distrutte, da chi? Quando? Dove? In che modo? Senza sottovalutare il fatto che le cellule erano conservate in azoto liquido: un elemento tossico che, se non smaltito con le dovute precauzioni, può essere altamente inquinante. “Si erano rovinate perché conservate male - riflette a voce alta mamma Rosa - ma io mi chiedo com’è stato possibile considerato il fatto che le sacche erano dotate di un’elettrovalvola che riempiva il contenitore di azoto e che, in caso di guasto, scattava un allarme e si poteva procedere col riempimento manuale. E poi mi domando: se il tuo frigorifero si guasta e la roba che hai dentro si rovina, tu butti tutto il frigo o solo i cibi deteriorati?” Dall’ospedale di Matera, infatti, non sono sparite solo le sacche, ma anche dei quattro contenitori sembra non ci sia più traccia.

Chissà se gli interrogativi di Rosa troveranno delle risposte. E intanto lei non si dà per vinta ma continua con costanza il suo impegno nel mondo del volontariato, trovando anche il tempo e la forza di scrivere un libro. S’intitola “A piedi nudi” e racconta la sua toccante storia ma anche uno straordinario rapporto madre-figlia. Con il ricavato della vendita del libro, è stato acquistato un microscopio da ricerca donato all’ospedale potentino. Tutto questo per non rimanere ferma nell’attesa, sua e di altre mamme altruiste come lei, che si faccia chiarezza sulla vicenda. Perché, come si legge nel suo libro: “Nel dolore si riesce a fare a meno di tutto, tranne che della verità”.

MARIA GRAZIA ZACCAGNINO su http://www.lucanianews24.it/

I LIMITI ETICI NON SONO OSTACOLI, MA RISORSE..

Voglio iniziare questo post con un motto di Shinya Yamanaka “i limiti etici non sono ostacoli, ma risorse”.

Ma chi è Yamanaka? E’ un giovane ricercatore giapponese che lo scorso anno ha dato una notizia sensazionale al mondo. Ma ve ne parlerò fra un attimo, andiamo con ordine.

Fino a poco tempo fa si pensava che una cellula staminale adulta potesse produrre unicamente un tipo particolare di cellula, negli ultimi anni invece si sono avute prove che le cellule staminali adulte possono acquisire molte forme differenti.


Oggi possiamo affermare che le cellule staminali adulte si trovano in tutto l’organismo, le più conosciute sono quelle epiteliali (per esempio epidermiche e dell'epitelio intestinale), emopoietiche (nel midollo osseo), neurali dell'encefalo e quelle del sangue. Esse si trovano anche nel cordone ombelicale, nel muscolo scheletrico, nella polpa dei denti, nella cornea, nella retina, nel fegato, nel tratto gastrointestinale, nel pancreas.

Queste cellule staminali adulte hanno una caratteristica: la plasticità. E’ la capacità di una cellula staminale adulta di un tessuto di generare tipi cellulari specializzati di altri tessuti. Pensiamo a quelle del midollo osseo che sotto particolari condizioni generano cellule neuronali e altri tipi di cellule che si trovano nel cervello. Queste cellule sono state ampiamente studiate ed applicate terapeuticamente per varie patologie.

Le cellule staminali adulte a differenza di quelle embrionali poi sono facili da maneggiare, capaci di ricostruire in maniera sicura il tessuto difettoso che le riceve, evitano completamente il rigetto, (autologhe: impiantate nello stesso corpo del donatore), non sono tumorigeniche e non presentano problemi etici.

I problemi etici sono legati al fatto che “l’embrione umano vivente è - a partire dalla fusione dei gameti - un soggetto umano con una ben definita identità, il quale incomincia da quel punto il suo proprio coordinato, continuo e graduale sviluppo, tale che in nessuno stadio ulteriore può essere considerato come un semplice accumulo di cellule”.( Dichiarazione sulla produzione e sull’uso scientifico delle cellule staminali embrionali umane). Lavorare dunque sulle cellule staminali embrionali significa distruggere l’embrione.

In secondo luogo le cellule staminali embrionali possono moltiplicarsi in modo spontaneo e incontrollato, determinando il rischio di una insorgenza di tumori, circostanza puntualmente verifìcatasi nella sperimentazione sugli animali. Attualmente le terapie in uso vengono fatte solo con le cellule staminali adulte.

Gli scienziati americani dell'Harvard Stem Cell Institute sono riusciti a trasformare cellule staminali adulte della pelle in cellule del sistema nervoso. Questo risultato è di grande importanza per la cura di molte malattie come quelle degenerative del sistema nervoso centrale (sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, leucodistrofie ecc.) ma anche altre patologie in organi che non hanno la possibilità di ripararsi da soli, cioè di organi dove le loro cellule non hanno più la capacità di duplicarsi come quelle miocardiche nell'infarto o che vengono aggredite dal proprio sistema immunitario come nel diabete e in alcune malattie demielinizzanti del sistema nervoso.

Recenti studi hanno poi dimostrato che cellule staminali pluripotenti del tutto simili a quelle embrionali possono essere generate a partire da cellule della pelle. In questa scoperta entra la figura di Yamanaka: cellule umane adulte della pelle fatte tornare 'indietro' nel tempo e trasformate in staminali pluripotenti, cioè capaci di differenziarsi in ogni tipo di tessuto, senza che nel procedimento siano stati distrutti embrioni.

È bastato uno sguardo, rac­conta il New York Times, per cambia­re una carriera. Lo scienziato è stato invitato da un amico a visitare una cli­nica per la procreazione assistita; os­servando al microscopio un embrio­ne, Yamanaka ha realizzato che “c’era solo una piccola differenza” tra l’em­brione e sua figlia. Da quel momento, ha pensato che non si potevano usa­re con tanta disinvoltura gli embrioni in laboratorio: “Dev’esserci un altro modo”, si è detto. L’ha cercato, e l’ha trovato.

Siamo però ancora in fase di ricerca infatti per veicolare nelle cellule adulte i quattro geni riprogrammatori si utlizzano dei retrovirus, che restano presenti in copie multiple nelle cellule riprogrammate. Il prossimo grande annuncio, dunque, arriverà quando i ricercatori ( e si presuma possa accadere fra un anno) saranno riusciti ad attivare i geni induttori di pluripotenza senza doverne inserire delle copie extra, evitando il rischio di causare mutazioni cancerogene.
E in questa via si muove non solo Yamanaka ma anche James Thomson pionere delle cellule staminali.

Le nuove ricerche confermano che la medicina rigenerativa può fare a meno sia delle staminali embrionali che degli embrioni clonati, senza per questo rinunciare a salvare altre vite. E gran parte delle ricerche ormai si muovono in questa direzione, anche quei ricercatori fautori delle cellule embrionali come Ian Wilmut, uno dei padri della pecora Dolly si è unito a questo filone e lo stesso avviene in Italia.

Questi temi forse possono sembrare lontani dalla nostra quotidianità, relegati in laboratori di ricerca, ma sono temi che riguardano il nostro futuro. Non possiamo non chiederci se è lecito oppure no creare degli embrioni in provetta per poi distruggerli ai fini della ricerca, come non possiamo non interrogarci se la ricerca scientifica deve o no avere limiti etici.

Chiudo con una breve riflessione del 4/2008 di Eugenia Roccella giornalista e politica oltre che femminista!

"Con la recente scoperta di Shinya Yamanaka, tutto è cambiato: la giustificazione delle terapie miracolose, non regge più. Il ricercatore giapponese ha trovato il modo per far regredire cellule della pelle a uno stato simile a quello embrionale, senza mai passare per la distruzione di embrioni. Persino Ian Wilmut, il famoso clonatore della pecora Dolly, ha dirottato le sue energie verso il metodo inventato dal giapponese; ma soprattutto Wilmut ha spiegato a tutti che la clonazione terapeutica è un’araba fenice, e che le staminali embrionali potranno servire al più a fare i test tossicologici. Se si tornassero a pubblicare le dichiarazioni rilasciate alla stampa durante il referendum sulla legge 40, molti nomi famosi della scienza sarebbero in grave imbarazzo. Ma noi non vogliano fare polemiche sul passato, bensì rimediare per il futuro. Vogliamo rimediare al gesto del Ministro Mussi, che ha consentito, all’inizio di questa legislatura, a finanziare anche con i fondi italiani una ricerca non etica, che già si poteva considerare fallimentare. Vogliamo fermare la distruzione di embrioni che continua senza nemmeno lo schermo di una (falsa) giustificazione umanitaria...".

LE CELLULE STAMINALI

Oggi vi parlerò delle cellule staminali cercando di affrontare l’argomento in modo abbastanza sintetico ma esaustivo.

L’aggettivo “staminale” viene da “stame” che significa “ceppo”, “origine”. Da questo comprendiamo che una cellula staminale è una cellula capace, nel suo processo continuo di replicazione, di dar luogo ad una progenie di cellule via via sempre più differenziate e specializzate.

La cellula staminale per eccellenza è l’uovo fecondato o zigote, risultato del processo di fecondazione. Appena formatosi, l’uovo fecondato inizia a dividersi, dapprima in due cellule e poi in quattro, in otto e così via. Ogni scissione è preceduta da una duplicazione dei cromosomi, cosicché tutte le cellule figlie contengono lo stesso corredo genetico della cellula originaria.





Allo stadio di otto cellule l’uovo fecondato possiede una straordinaria proprietà, la totipotenza. Questa proprietà consente a queste cellule, anche isolate, quindi ad una sola, di produrre tutto ciò che serve al successivo sviluppo dell’organismo.

Quindi se prendiamo una di queste cellule da un uovo fecondato, questa cellula può dare inizio ad una nuova divisione comportandosi come un nuovo zigote. E’ il processo che in natura, dà luogo alla formazione dei gemelli, e, in vitro, alla clonazione.

La perdita della totipotenza inizia con la formazione della morula, composta da circa sedici cellule. Queste cellule hanno già destini differenti, determinati dalla loro posizione, nella formazione del successivo stadio di sviluppo. Questo nuovo stadio si chiama “blastocisti” che arriverà ad avere poco più di un centinaio di cellule, in genere tra 100 e 140.

Queste cellule non più totipotenti ma pluripotenti, sono capaci di dare origine a tutti i tessuti che comporranno l’organismo adulto, ma da sole non sarebbero in grado di produrre questo organismo.

La differenza tra totipotenza (capacità di produrre l’organismo) e pluripotenza (capacità di produrre tutti i tessuti dell’organismo, ma non l’organismo stesso) è importante per comprendere alcuni aspetti del dibattito etico in corso.

Dopo 10-14 giorni dalla fecondazione, con la formazione della gastrula e la comparsa della linea o stria neurale primitiva, le cellule staminali dell'embrione sono praticamente tutte pluripotenti.

Ognuna delle cellule staminali è indirizzata verso una via differenziativa specifica, passando per uno dei tre strati germinativi (ectoderma, mesoderma, endoderma) che costituiscono l'embrione in questa fase dello sviluppo, o avviandosi verso la gametogenesi per dare origine a spermatozoi e ad ovociti.

Le cellule di ciascuno strato germinativo avranno destini differenziativi diversi e daranno origine alle cellule staminali multipotenti specifiche dei vari tessuti del corpo umano.

Da questo momento in poi è un progressivo accrescimento per proliferazione dei vari tipi cellulari, accompagnato da una sempre più marcata differenziazione delle cellule che si specializzano in maniera irreversibile per formare i tessuti dei vari sistemi e organi che compongono l’organismo.

Poiché ogni cellula staminale multipotente ha una capacita differenziativa limitata alle cellule di uno o di pochi tessuti differenti deve garantire per tutta la vita la rigenerazione continua delle cellule mature del tessuto (o dei tessuti) di sua pertinenza e la sua auto-riproduzione.

Queste cellule compaiono dunque durante la vita embrionale ma poiché persistono nei tessuti per tutta la vita, vengono anche denominate cellule staminali adulte.

Pensiamo alla pelle, oppure alle unghie o ai capelli. Ma anche ad alcuni organi come l’intestino, i tessuti che rivestono le pareti vanno soggetti giornalmente ad un elevatissimo ricambio di cellule.

Il più efficiente e importante meccanismo di rigenerazione cellulare è il midollo osseo, che produce continuamente le varie cellule che compongono un tipo particolare di tessuto, il sangue.

Questo meccanismo rende possibile la donazione di sangue, che può essere effettuata senza alcun danno all’incirca ogni quattro mesi, che è il periodo in cui il sangue viene interamente rinnovato: anzi ne riceviamo un beneficio, perché il midollo osseo viene stimolato a produrre cellule fresche.

Nel prossimo post vi parlerò dei problemi etici tra cellule staminali embrionali e cellule staminali adulte.

La Ru486

Quando si parla della Ru486 (pillola abortiva) e si vuole incoraggiare a promuoverla basta dire che essa è per la libertà della donna e che la donna ha il diritto di poter scegliere. Qui ritorniamo ad un discorso già affrontato e cioè che non esiste il diritto ad abortire né nella legge naturale né l’ordinamento italiano ammette un diritto incondizionato all’aborto, quindi sfatiamo una volta per tutte i soliti luoghi comuni. Può sembrare spietato dirlo soprattutto considerando la sofferenza di tante donne che arrivano a questa decisione, ma se di giurisprudenza vogliamo parlare esso è solo una licenza ad uccidere..in quanto appunto “ legale". A mio avviso sono due cose ben diverse.


Ma parliamo della Ru486 ormai è pacifico affermare che questa pillola provoca dei rischi mortali, problemi fisici e psicologici notevoli. “Dal momento in cui assume la Ru 486, la donna non sa quando, dove, come e se abortirà: il 5% circa espelle l’embrione fra il primo e il secondo farmaco. L’80% lo espellerà entro 24 ore dal secondo farmaco, cioè entro i primi tre giorni dall’inizio della procedura, e un 12-15% nei quindici giorni successivi. Le altre avranno bisogno di un intervento chirurgico per aborto incompleto o perché la gravidanza è continuata.” (Scienza&vita)

I problemi fisici poi sono legati a dolori addominali, crampi nausee, emorragie (possono durare in media 9 giorni) cefalea e vomito. Oltre a problemi psicologici nel vedere il feto. Secondo uno studio il 56% delle donne in seguito alla vista del feto avrebbe continui e forti incubi e flashback.

Ad oggi sono 16 i decessi riconosciuti, ma non si hanno dati certi. Tutto è partito dalla denuncia di un padre di una diciottenne americana, che ha permesso la scoperta di altre morti. Oggi negli Stati Uniti la Ru486 viene chiamata “kill pill”, mentre in Inghilterra la “horror pill”. Non è superfluo affermare che questa pillola abortiva ha un tasso di mortalità per la donna che è di 10 volte superiore rispetto all’aborto chirurgico.

Quindi “considerare la Ru486 come la novità clinico-scientifica che rende l’aborto meno traumatico non corrisponde al vero – afferma Luigi Frigerio, direttore del repartodi ostetricia degli Ospedali riuniti di Bergamo, presidente della sezione lombarda della Società italiana di ginecologia - : dagli studi che abbiamo analizzato si tratta piuttosto di un farmaco poco maneggevole, molto oneroso da gestire, che invece di alleviare le sofferenze della donna, come si vuol far credere, le amplifica”.

La sua liberalizzazione non solo lascia la donna più sola che mai, ma a quel punto non c’è più nessuna prevenzione e soprattutto nessun controllo ospedaliero, perchè l’aborto si risolverebbe tra le mura domestiche (anche se in Italia dovrebbe avvenire in una struttura ospedaliera, ma si sa fatta la legge trovato l’inganno).

Chi spinge per la Ru486 o davvero non sa di cosa parla, oppure lo sa fin troppo bene. Infatti chi spinge da una parte è la casa farmaceutica e dall’altra la stessa classe medica, perché in questo modo ci si libera dall’ingombrante peso di quei piccoli corpi dilaniati.

Chiudo affermando che l’opera paziente di quanti hanno combattuto per stanare le mille bugie diffuse intorno a questo veleno chimico, hanno sicuramente contribuito a placare le urla dei sostenitori dell’aborto veloce, indolore e a misura di donna.

Ma di quale diritto parliamo??

Vi propongo una breve notizia apparsa ieri sul Messaggero che mi ha lasciata veramente allibita.

Il prossimo 10 dicembre delle organizzazioni pro-abortiste, presenteranno all'Assemblea generale dell'Onu una petizione per far includere (pensate un po’) l'aborto nei diritti universali dell'uomo.

Mi chiedo veramente a quale deriva giungeremo?!

Moltissime chiaramente le reazioni, tanti i commenti, a favore e contro…voi cosa ne pensate????


Quale cultura e società ci aspetta?

Oggi si parla molto, a proposito e a sproposito, del valore della vita: dai giornalisti ai presentatori televisivi, dai politici agli opinionisti tutti hanno qualcosa da dire sulla vita e amano presentarsi come sostenitori e difensori della stessa: la si usa come un simbolo, la si sventola come una bandiera, ma ci si preoccupa poco di rendere sostanziosi e indiscutibili i contenuti a cui si allude, ciascuno li intenda pure come vuole - "basta la parola!".

Invece l’impressione che ho è che siamo inseriti in una “cultura di morte” diffusa dai media, finanziata dai potenti, recepita dalle masse, tradotta poi in atteggiamenti concreti da quanti si lasciano suggestionare dalla sedicente cultura “della qualità della vita”.

E tutto si gioca sull'emozione..emozione del caso limite. Potrebbe essere superfluo ma ci tengo a sottolineare che è la ragione che è deputata a determinare quali atti sono leciti o illeciti sotto il profilo morale. Non il sentimento. Far leva sulle emozioni è invece una strategia furba e disonesta. Argomentare che l'aborto volontario è sempre iniquo comporta passaggi logici complessi e spesso lunghi. Raccontare invece la storia di una donna violentata che ha scelto di abortire porta molti più consensi e più velocemente. Che poi l’interruzione di gravidanza una volta ammessa, è diventata una pratica consueta, un'abitudine, il surrogato del preservativo..che importanza ha no?!

Spiegare le differenze tra atti eutanasici e accanimento terapeutico è laborioso, sbattere in prima pagina il viso gonfio e privo di espressione di Welby invece cattura più facilmente l'attenzione del telespettatore e lo recluta all'istante tra le file dei filo-eutanasici. E così anche il caso Englaro, senza nulla togliere al dolore della famiglia e al rispetto che ne consegue.

Come faccio a non domandarmi perché solo alcuni casi pietosi hanno i meriti sufficienti per avere gli onori della ribalta. Che dire infatti di quel gruppetto di pazienti affetti dalla stessa malattia di Welby che nel settembre del 2006, mentre quest'ultimo scriveva a Napolitano, furono portati in barella davanti alla sede del Ministero della Sanità chiedendo non di morire ma più soldi per la ricerca?

Che dire del professor Melazzini, primario oncologo, anch'egli colpito da sclerosi laterale amiotrofica, che muove solo tre dita e vuole continuare a vivere? E ce ne sono migliaia!! E cosa dire dei tanti Hospice o associazioni di volontariato che si prendono cura di queste persone?Perché non se ne parla mai? Forse perché da che mondo e mondo le notizie hanno sempre “due pesi e due misure”?

A parte un po’ di ironia mi spaventa e mi sconcerta questa cultura triste della morte, come se fosse la sola ed unica soluzione. L’eutanasia, l’aborto, a volte vengono camuffati quali risorse di umanità ed invece rappresentano solo delle sconfitte.

Non ce ne rendiamo conto o forse non importa a chi la pensa diversamente da me, non lo so, ma questo sostanziale disconoscimento del valore della vita, porta la società ad un individualismo perverso. Tutto diventa un diritto, che deve essere riconosciuto ad ogni costo dalle istituzioni.

A tal proposito vi invito a leggere qui di seguito uno stralcio dell’intervista a Elisabetta Pittino, Responsabile Giovani Movimento per la Vita Lombardia.

“Qualche anno fa mi turbò un paragone inquietante: come gli stermini sono avvenuti nel rispetto della legge vigente, così l’aborto, l’eutanasia, la manipolazione degli embrioni, l’infanticidio avvengono in un’ apparente legalità. Evoluzione o violazione dei diritti umani?

Furono dei parlamenti, dei governi, delle dittature ad affermare in testi di legge che alcuni esseri umani erano “non uomini”. Ad essi sono state negate le libertà fondamentali, i diritti civili e politici, sono stati imposti obblighi e vi sono state le deportazioni, le violenze, le esecuzioni.

Come mai il diritto, nato per difendere il debole e per sostituirsi alla barbara legge del più forte, ha potuto macchiarsi di tali delitti? Il diritto è morto in quei giorni oscuri. E’ rinato con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e con le Dichiarazioni successive, che hanno sancito l’uguaglianza di ogni essere umano, all’indomani degli orrori nazisti, proprio per evitare che potesse succedere di nuovo.

Non ci può essere un diritto della cultura della vita e un diritto della cultura della morte. Esiste solo un diritto che è per l’uomo, che è per la vita, che rispetta la dignità umana. Tutto ciò che non rispetta la dignità dell’uomo nel suo complesso non è diritto, è negazione del diritto.

Se uno stato permette che si faccia una distinzione tra persone sulla base della razza, della religione, dell’età (aborto), dello stato di salute (eutanasia, selezione embrionale) e ne permette l’uccisione, siamo ritornati alla barbarie.( Elisabetta Pittino, Responsabile Giovani Movimento per la Vita Lombardia.

Ciao a tutti a volte mi viene chiesto quale differenza ci sia tra eutanasia e accanimento terapeutico. A questo proposito vi propongo il link di scienza&vita che a mio avviso spiega bene non solo la differenza ma anche i motivi per i quali sono da condannare entrambi.

Buona lettura

http://archivio.medicinaepersona.org/__C1256C23002924DE.nsf/wAll/IDCW-6VYUC7/%24file/S&V%20su%20eutanasia.pdf

Una piccola riflessione

E’ tutto il giorno che rifletto su una frase: qual è il senso della vita? Qual è il senso della mia vita?

Mi si sono aperti una serie di pensieri e di ricordi belli ma anche meno belli e poi mi si è accesa una luce. Non che non lo sapessi prima…ma si è imposta con maggiore forza.

Il senso della vita non è un elenco di cose o una risposta..ma è la capacità di star bene con se stessi…di volersi bene..nonostante i propri e altrui limiti. Anche se a volte tutto intorno a noi ci sembra poco edificante e imperfetto..il tutto resta comunque meraviglioso. Siamo noi che diamo un valore un senso a ciò che viviamo.

Pensavo alla sofferenza che a volte possiamo vivere, essa nasce da una realtà che non coincide con le nostre aspettative. Vorremmo che la felicità, la gioia, l’amore fossero stabili, immutabili. Ma questa stabilità così desiderata è solo un fattore interiore, è dentro di noi. E come potrebbe essere altrimenti in un mondo instabile e in continuo movimento.

Eppure quanta fatica facciamo a fermarci e ad osservarci!? Quanto tempo sprechiamo dietro cose inutili!? Mentre le cose più belle le troviamo proprio dentro di noi!!

E’ dentro di noi che troviamo la bellezza di essere unici..non perfetti..ma unici. E’ dentro di noi che scopriamo quei valori che ci rendono uno ma vicini a tutti. Questo senso della vita, questo star bene con se stessi per amare gli altri però è una conquista quotidiana…è una ricerca continua.

Io credo che ogni giorno dovremmo guardare la vita con sguardo nuovo, con una esuberante dose di ottimismo e di fiducia..in noi stessi negli altri e in Dio!

E’ solo una piccola riflessione molto personale, ma mi piace l’idea di poterla condividere con ognuno/a di voi!:-)

EUGENETICA: IERI E OGGI

Eugenetica, dal greco eugenetes, composto da eu- (“bene, buono”) e genos (“razza”), ovvero “buona razza”. L'eugenetica è quella disciplina che si occuperebbe del miglioramento della razza umana attraverso la manipolazione dei suoi geni o attraverso l'incrocio selettivo delle razze migliori. " (da http://www.riflessioni.it/dizionario_filosofico/eugenetica.htm)

Parlare di eugenetica oggi è quanto mai attuale forse però non tutti sanno che l'eugenetica, nata nel XIX secolo in Inghilterra, ebbe il suo periodo d'oro negli Stati Uniti nei primi trent'anni del secolo scorso allorché s'organizzò in un potente movimento che tentò d'imporre una politica di miglioramento del patrimonio ereditario della popolazione attraverso il controllo sociale della riproduzione.
A coniare il termine eugenetica già alla fine dell’Ottocento, fu il britannico Francis Galton, cugino e discepolo di Charles Darwin, del quale sviluppò le teorie sulla selezione naturale applicata alla società umana: gli uomini tendono a riprodursi oltre i limiti fino a generare una lotta per la sopravvivenza, che vede vincitori i più forti e intelligenti. Galton, poggiandosi anche sulla recente scoperta dell’ereditarietà dei geni, fa un passo ulteriore chiedendosi se non sia possibile "guidare" la selezione in modo da migliorare la razza umana. Strutturale nel pensiero eugenetico è il razzismo: lo stesso Galton teorizza l’inferiorità genetica di alcune razze, tra cui i neri e gli indiani d’America. Evidente anche la tendenza a separare nella società i "sani" dagli "insani", per evitare il moltiplicarsi di geni "deboli".

Nascono così le prime Società Eugenetiche. Negli Usa la teoria trovò consensi perché intercettava le ansie di molti bianchi che vedevano minacciata la nazione americana dai cambiamenti economici e demografici (nei primi anni del ’900 c’è una forte immigrazione dall’Europa meridionale e orientale). Nel 1930 erano almeno una trentina gli Stati americani dove vigevano leggi eugenetiche che autorizzavano la sterilizzazione degli "insani", ovvero criminali, epilettici, deficienti mentali, pervertiti sessuali e anche "non bianchi".
Gli eugenisti non erano un gruppo di personaggi stravaganti, ma un movimento ben rappresentato in istituzioni legate a famiglie benestanti, istituzioni pubbliche, università prestigiose (comprese Harvard, Yale e Princeton). Da questa rete il movimento ricavò la forza per attuare una vera e propria politica eugenetica articolata in tre programmi:

• innanzitutto lo studio degli alberi genealogici per identificare le famiglie "difettose" che generavano persone "inadatte"; poi
• l'eugenetica negativa", che prevedeva la segregazione e la sterilizzazione coatta;
• l'eugenetica "costruttiva" che doveva favorire la creazione di una master race, una razza dominante, modellata sulle caratteristiche dell'élite americana.

Nel corso di alcuni decenni centinaia di migliaia di "deboli di mente" ed "inadatti" subirono procedure di segregazione, sterilizzazione o ingiustizie di vario tipo.
Tratti sociali come l’alcolismo, la prostituzione o la povertà, conseguente alla disoccupazione e alla malattia cronica, erano in sostanza imputabili ad una degenerazione ereditaria, a sua volta accertata attraverso la misurazione del QI, e perciò del presunto potenziale intellettivo. Era dunque scientificamente provata la connessione tra scarsa intelligenza e comportamento degenerato, e da ciò discendeva una biologizzazione delle differenze tra le classi sociali, per cui la diversa distribuzione di potere, funzioni e ricchezza tra le stesse era proporzionale al diverso livello di dotazione intellettiva ereditaria. La degenerazione tuttavia era attribuita anche a particolari razze e gruppi etnici, di cui si sosteneva l’inferiorità e perfino la tendenza criminale. I popoli dell'Europa meridionale e orientale, ebrei in particolare, erano considerati geneticamente inferiori e si osteggiavano i matrimoni misti, paventando il rischio di una contaminazione del sangue dei pionieri americani. I negri, poi, erano considerati in assoluto possessori del più basso potenziale intellettivo.

In quegli anni in Europa la sterilizzazione a scopo eugenetico alimentò molti dibattiti, ma la pratica non ebbe larga diffusione. I provvedimenti più significativi di sterilizzazione coatta furono quelli nazionalsocialisti degli anni Trenta, ispirati da una concezione biologica delle razze e dall’esigenza di preservare l’integrità e la purezza del sangue della razza ariana dal rischio di inquinamenti e contaminazioni. Questo programma di igiene razziale fu attuato dapprima attraverso la sterilizzazione su larga scala di intere categorie sociali di indesiderabili e più tardi con la loro sistematica soppressione fisica mediante eutanasia. L’uccisione pietosa di vite indegne di essere vissute, handicappati fisici e mentali, malati incurabili, anziani, sfociò quindi nello sterminio di massa di interi gruppi etnici e razziali ritenuti biologicamente inferiori e pericolosi per la purezza della razza nordica ariana, come gli zingari e gli ebrei.

In questo quadro si può meglio comprendere il sostegno culturale di cui ha goduto il nazismo, il quale poté in breve assurgere al potere proprio in ragione di un certo clima e di determinate alleanze culturali e scientifiche. Sbaglierebbe però chi pensasse che la sconfitta del nazismo abbia significato anche la fine dell’eugenetica. Il movimento aveva radici ben più profonde di quelle del nazismo ed era ampiamente diffuso al di fuori della Germania. Il dopoguerra è perciò un periodo di ripensamento sulla strategia da seguire.

Le Società di Eugenetica cambiano nome nei più presentabili e moderni Istituti di Biologia Sociale, è proprio a partire dagli anni ’50 che fioriscono due correnti che tutt’oggi sono la più matura espressione del pensiero eugenetico: il movimento per il controllo delle nascite, che ha nel Population Council (fondato da John D. Rockefeller III) e nell’International Planned Parenthood Federation (IPPF, fondata da Margaret Sanger, presente oggi in più di 180 Paesi è la più grande multinazionale per la contraccezione e l’aborto) i protagonisti principali.
Margaret Higgins Sanger (1883-1966) arrivavò deprecare l'aiuto dei governi o delle istituzioni filantropiche per i poveri e gli inadatti, che dovevano piuttosto "sparire" e "morire di fame" per non togliere risorse agli adatti.

Questi movimenti hanno un minimo comun denominatore: una visione totalmente negativa dell’uomo e di sfiducia verso il futuro, che richiede il formarsi di una "oligarchia illuminata" in grado di guidare un’umanità altrimenti dannosa per sé e per il pianeta, fino a programmare e selezionare gli individui. Che poi sono i presupposti della Carta della Terra, i quali compaiono nell’attività dell’Onu. Come stupirsi che nell’Assemblea generale (ottobre-novembre 2004) si sia evitato di far approvare una risoluzione di condanna per la clonazione umana?

E come stupirsi allora che la pratica eugenista si sia protratta fino ad anni recenti, com'è il caso dei paesi scandinavi? In questi casi la decisione di sottoporre a sterilizzazione varie categorie sociali non era tanto ispirata da motivi razziali quanto piuttosto dall’intento di impedire la diffusione tra la popolazione di malattie genetiche ed ereditarie che avrebbero gravato sullo stato assistenziale, con un eccesso di spesa sanitaria.
Qualche dato: in Svezia tra il 1935 e il 1996 quando una coraggiosa campagna di stampa ha denunciato l’intensità del fenomeno, sono stati sterilizzati circa 230.000 tra handicappati, malati mentali e asociali, ossia persone socialmente marginali. Anche delinquenti, minoranze etniche, indigeni di razza mista e prostitute furono sottoposti al trattamento, imputati di pesare sull'assistenza pubblica e di essere portatori di malattie e di stili di vita dagli alti costi sociali. La sterilizzazione coattiva è rimasta in vigore fino al 1976, anno in cui una nuova legge rendeva obbligatorio il consenso degli interessati. Oggi le autorità pubbliche tentano un risarcimento economico per chi ha subito tale menomazione.

Lo stesso paradigma economicistico utilitaristico ed eugenetico connotava la legislazione di stati come la Danimarca, la Norvegia, la Finlandia la Svizzera. In Francia, benché storicamente illustri eugenisti abbiano teorizzato misure di igiene razziale (Carrel, Richet), la sterilizzazione a scopo dichiaratamente eugenico non è mai stata praticata, come peraltro in Italia. Più recentemente, piuttosto, ha preso consistenza il fenomeno della sterilizzazione di donne affette da disturbi psichici, con motivazioni peraltro diverse da quelle propriamente eugenetiche, ascrivibili piuttosto a ragioni di ordine terapeutico o cautelativo.

Oggi una forma di eugenetica viene dalle tecniche diagnostiche prenatalili. Una speciale attenzione deve essere riservata alla valutazione morale di queste tecniche, che permettono di individuare precocemente eventuali anomalie del nascituro. “Quando sono esenti da rischi sproporzionati per il bambino e per la madre e sono ordinate a rendere possibile una terapia precoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione del nascituro, queste tecniche sono moralmente lecite. Dal momento però che le possibilità di cura prima della nascita sono oggi ancora ridotte, accade non poche volte che queste tecniche siano messe al servizio di una mentalità eugenetica, che accetta l'aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è ignominiosa e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di «normalità» e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell'infanticidio e dell'eutanasia”.

Oggi donne in gravidanza vengono consigliate di sottoporsi ad esami invasivi, per fare diagnosi prenatale per sindrome di Down. Sembrerebbe che ogni 10 diagnosi prenatali positive per sindrome di Down, statisticamente, 8 donne decidono di abortire.

Ecco i risultati di tale pratica eugenetista:
- ogni 100/300 amniocentesi, si perde un bambino, a causa del fatto che tale pratica e' invasiva
- ogni 40/100 biopsie dei villi coriali, si perde un bambino a causa del fatto tale pratica e' ancora piu' invasiva dell'amniocentesi

Per non far nascere un bambino affetto da sindrome di Down, ne sacrifichiamo in nome dell'eugenetismo da un minimo di 3 sani, ad un massimo di 10-12 sani.

“L’inviolabilità della vita umana è il fondamento su cui sono costruiti i principi di giustizia. Dai sacrifici umani alla schiavitù, abbiamo proibito pratiche che assoggettano gli individui allo sfruttamento di altri. I geni non sono come i lego e i bambini non devono essere programmati dai genitori” William Hurlbut (genetista della Stanford University, 12/01/2005)

Medititiamo!

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