Cav: pochi mezzi, ma tante vite salvate

In Italia esistono associazioni di volontariato che hanno lo scopo di assistere le maternità in difficoltà sia prima che dopo la nascita. La Legge 194 prevede la possibilità di una collaborazione mediante apposite convenzioni dei Consultori familiari. Questa possibilità però non è stata mai utilizzata. L’unica cosa che si fa è qualche convenzione stipulata con i presidi ospedalieri da parte dei Centri di aiuto alla vita (CAV) i cui risultati in termini di vite umane salvate sono significativi.

Nel 2008 – si legge in un comunicato del Movimento per la vita (Mpv) - i Centri e i Servizi di aiuto alla vita attivi su tutto il territorio erano 315, dodici in più rispetto all’anno precedente (quando erano stati 303). Questi centri, nel solo 2008, hanno sottratto all’aborto almeno 14mila bambini. Sommando questo numero a quelli che sono stati registrati a partire dal 1975, anno di fondazione a Firenze del primo Centro di aiuto alla vita, si ottiene che i bambini complessivamente nati grazie all’azione del volontariato per la vita vadano ben oltre i 110 mila. L’azione dei Cav passa attraverso la vicinanza e la compagnia alla donna in difficoltà per una gravidanza difficile o non desiderata.
(…)

Un’assistenza particolarmente laboriosa visto che ogni donna si presenta almeno dieci volte nel corso di un anno ad un Centro e che quasi il cinque per cento di gestanti assistite ha potuto usufruire di ospitalità o in case di accoglienza, o presso famiglie o in case in affitto. Le prestazioni assistenziali fornite - ed estese non solo alle gestanti - sono state decine di migliaia, soprattutto: aiuti in natura, in danaro, assistenza psicologica e morale e assistenza sociale e medica. Le gestanti assistite grazie all’intervento di Progetto Gemma sono state oltre mille
”.

Il “Progetto Gemma” consiste nel versare una somma minima di 160 euro per 18 mesi tramite il CAV locale (che vi aggiunge, nei limiti delle sue possibilità, tutti gli aiuti necessari al singolo caso). Lo schema è quello delle adozioni a distanza, infatti lo slogan del “Progetto Gemma” è: “Adotta una mamma, salva il suo bambino”. Insieme a questo progetto c’è un importante servizio di carattere nazionale: il “Telefono Verde”. Il numero verde (800813000) è un unico servizio nazionale, attivo 24 ore su 24, destinato a ricevere telefonate di donne nel dubbio di una decisione che le angoscia, ma anche segnalazioni di amici, parenti, quando una prospettiva di aborto è già concreta e magari pianificata. Il telefono, oltre a cercare le soluzioni per risolvere i problemi, consiglia il contatto con il CAV più vicino o comunque più capace di prendere in carico con competenza, umanità e professionalità la situazione presentata.

L’originalità dei CAV - dice Carlo Casini, presidente del Mpv - consiste nel proporre proprio quella alternativa specifica all’aborto che la legge 194 dice di desiderare, ma che non ha affatto strutturato, promosso e, tanto meno, realizzato. Per questo l’esperienza dei CAV,a trent’anni dalla legge 194, può offrire indicazioni preziose per una rivisitazione del testo, specialmente della sua prima parte, che, a parole, dovrebbe disegnare anche una prevenzione post-concezionale dell’aborto. 100.000 bambini aiutati a nascere sono pochi rispetto alla terribile cifra di quasi 5.000.000 di aborti.

Tuttavia, il valore anche di una sola vita umana merita impegno, tanto più se esso, com’è nello stile dei CAV, si svolge accanto alla madre, insieme alla madre, per restituirle la libertà di non abortire e mantenerle quel coraggio e quella fiducia in se stessa, che sono segni caratteristici della giovinezza.Se gruppi costituiti da poche persone, dotate di pochi mezzi hanno potuto ottenere risultati così significativi è provato che assai più imponenti potrebbero essere i risultati se a servizio della vita fosse messa la forza dell’intera organizzazione statale con tutte le sue articolazioni.

4 commenti:

Orsobruno ha detto...

Cara Terry,
è bello vedere che i cristiani, liberamente associati, riescono a salvare vite umane e... a farlo spendendo appena quattro soldi!
In questo senso, sarebbe meglio che lo Stato desse i soldi ai CAV e tanti saluti!
Però poi, a pensarci meglio, lo Stato, anche se un po' sprecone, ha una funzione importante a cui non possiamo rinunciare: rappresenta la legge, la dovrebbe applicare. E la legge (anche se, ahimè, consente l'aborto) è però tutta impregnata di consapevolezza che l'aborto è un male, che è una ferita profondissima nell'animo di una donna, che bisogna fare tutto il possibile per rincuorare le donne esitanti, affinchè procedano nelle loro gravidanze.
E quindi, come dici tu, che lo Stato faccia il suo dovere, con la potenza dei suoi mezzi!
Un abbraccio!

terry ha detto...

Il problema come hai ben capito Aurelio, è che non danno spazio a queste Associazioni di volontariato che tutelano la vita. La legge (per quanto chiaramente siamo contro l'aborto) è disattesa e non applicata, perché i Consultori non fanno il loro dovere. Ricordi la polemica scoppiata qualche giorno fa a proposito di quella donna del Cav che si è finta incinta, per tastare in incognita come avveniva l'iter abortivo? Bè quella donna in pochi minuti ha ricevuto il certificato di aborto senza neanche essere incinta. E così è partita la denuncia.
Questo ci fa comprendere, ma lo sapevamo già da tempo, che quello che dovrebbero fare le persone in causa per applicare la Legge come il poter eliminare ogni problema psicologico o economico, non lo fanno.
Speriamo che lo Stato si svegli su questa problematica.
un abbraccio

hayalel ha detto...

Le iniziative come i CAV sono davvero scomode a chi non interessa nulla della vita del nascituro.
Preferiscono buttarlo nel gabbinetto e non portarselo dentro nove mesi (capisco che possa dare fastidio ma non mi sembra che un fastidio sia superiore al valore della vita) oppure per paura del dolore del parto (ovviamente dimenticano che esiste l'anestesia)

terry ha detto...

Anche una sola vita salvata, vale il mondo intero. Ma non tutti la pensano in questo modo purtroppo.
un abbraccio

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