Crisi di identità del "laico-laicista" contemporaneo

Nei tre giorni di Congresso che hanno portato alla nascita del Pdl, i relatori hanno più volte ribadito che il nuovo soggetto politico fonderà le sue radici sui cosiddetti principi non negoziabili. Peccato che Fini abbia manifestato in più occasioni, idee di tutt’altra tendenza. Sulle staminali embrionali, sull’eutanasia, sul caso Englaro, sul testamento biologico, sulla fecondazione assistita, sull’aborto e sulla Chiesa. Fini ha espresso opinioni del tutto simili alla sinistra. A conferma della sua deriva laicista ed anticlericale, basti ricordare il “meno male che Fini c’è”, proferito dall’icona dell’ateismo italiano Eugenio Scalfari.

Ormai da tempo, in Italia, è in atto una vera e propria offensiva relativista contro i valori, le tradizioni, la cultura su cui la nostra società è fondata. Il relativismo etico e religioso si afferma perchè qualcuno decide che tutto è negoziabile, tutto è modificabile, tutto è mescolabile.È proprio in questo filone relativista, che bisogna rintracciare e reperire la matrice ed i mandanti dell’attacco frontale di questi ultimi tempi, alla vita (dal suo nascere al suo morire), alla Chiesa e ai suoi esponenti più rappresentativi, considerati pericolosi ostacoli sulla strada dell’affermazione di una insana cultura alternativa.

La sinistra, agitando ad arte lo spauracchio della laicità dello Stato italiano rispetto a congetturali “ingerenze”, tenta in tutti i modi ed a più riprese di delegittimare e soffocare qualunque affermazione proveniente dalla gerarchia ecclesiastica. Evidentemente l’autorevolezza del suo messaggio induce chi più lo teme a tentare di mettere il bavaglio a quanto essa ha da dire.

La religione che domina le coscienze e il “ratzingerismo” è l'ultima trovata di queste zucche gonfie di ideologie; il clericalismo è la stampella della schiera dei radicali che seguono servilmente, da buoni soldatini senza idee, le direttive di Pannella, del reazionario Di Pietro, e del cattocomunista Franceschini.

C’è una cosa però di cui non si sono accorti questi pseudo laicisti, e cioè di essere profondamente anti-moderni. Sì perché in quanto laicisti, sono indietro di almeno venti anni per ciò che riguarda studi e aggiornamenti in campo scientifico e culturale. Il laicista accusa, blatera di cose che non conosce, celebra conoscenze che alla prova dei fatti, non possiede, - pensiamo alle ultime affermazioni sulla Legge 40 - soprattutto dà del “clericale”, a tutti coloro che non la pensano come lui.

Che la laicità non sia l'opposto della religiosità è cosa che anche un distratto studente di liceo conosce. La figura del “laico” nasce sulla scia della differenziazione funzionale fra chi celebrava il rito sacro per eccellenza, la Messa, e chi non poteva fare ciò.

Negli ultimi anni il termine laico viene invece utilizzato in maniera talvolta impropria per indicare un generico agnostico o ateo. Tale uso è semanticamente scorretto, in quanto laico ha significato di svincolo dall'autorità ecclesiastica, ma non inficia la professione di una particolare confessione religiosa: per cui si possono distinguere laici credenti da laici non credenti.
L'abuso del termine in sede politica, in funzione di sinonimo perfettamente sovrapponibile ad anticlericale o ateo, ha generato l'utilizzo del termine spregiativo laicista con un significato simile e opposto all'uso del termine spregiativo clericale per indicare persone che si autodefiniscono "laiche" e si comportano come anticlericali”. Wikipedia

Dalla Rivoluzione francese è stato ricavato, in modo del tutto scorretto, un modello culturale e politico che ha occupato le menti degli adulti e dei giovani. Ciò è potuto accadere perché la scuola si è prestata a questo servizio di contro-cultura, essendo asservita alle squadre di ideologi laicisti e nichilisti. Ma - ripeto - stiamo parlando di un'autentica violenza culturale: un avvenimento unico della storia è stato elevato a modello dominante. Con il conseguente ostracismo culturale di tutto ciò che, per quasi due millenni, aveva definito il profilo culturale e antropologico europeo.

Il paradosso che viene fuori è che per affermare la laicità si “confessionalizzò” lo Stato; per emancipare lo Stato dai confessionalismi d’ancien régime si passò ad una sua riconfessionalizzazione attraverso le forme dell’ideologia, cioè di una interpretazione della realtà, totalizzante e vincolante, che la realtà mira a modificare piuttosto che a comprendere. Pensiamo ai totalitarismi.

Dunque questi personaggi parlano di “laicità dello Stato”, ma ignorano che nessuno Stato nella modernità è mai stato “agnostico”, ha sempre “creduto” in qualcosa, magari in se stesso.

Oltre a questa menzogna storico-culturale il laicista fa un ulteriore passo falso e arriva ad ignorare praticamente tutto il progresso culturale e scientifico da mezzo secolo a questa parte continuando a chiamare l’embrione, “materiale biologico”, quando è la stessa scienza a dire che al momento del concepimento nasce una nuova vita.

Il "laicista" odierno si rivela così, per ignoranza e pre-giudizi, un perfetto oscurantista, poco preparato e insolente. Poiché poi per formazione è anche reazionario, re-agisce ogni volta che sente parlare il Papa e i vescovi su qualcosa che lui definisce, da buon ignorante in fatto di competenza “politica”, affare di cui deve occuparsi lo Stato. Come se non esistesse il Concordato e non esistesse libertà di espressione anche per il Papa e i vescovi. Mi sembra che questa libertà si chiami democrazia!!

Se un vescovo pone una questione importante e produce un ragionamento interessante, io, se non sono in “mala fede”, prima di dire “no” perché chi parla ha lo zucchetto, dovrei valutare attentamente i contenuti del discorso, coglierne le sfumature, proiettandone sulla realtà gli eventuali aspetti pratici.

Ma si sa certe correnti politiche non hanno migliore cemento della loro unità che la lotta contro la Chiesa.

Il vero laico invece usa la ragione (illuminata dalla fede) in modo adeguato, in base al problema che gli si pone davanti, a prescindere dai pregiudizi in merito a questa o a quella posizione. Ciò di cui oggi abbiamo bisogno, e su cui ci dovremmo soffermare tutti, è la ripresa di un serio e rigoroso lavoro di formazione delle coscienze, i giovani, gli adulti vanno aiutati a comprendere che laico è solo colui che sa confrontarsi apertamente con ogni tema senza pre-giudizi, colui che ama tutto della vita, soprattutto il suo essere non negoziabile. Glielo dice la ragione.

2 commenti:

Orsobruno ha detto...

Cara Terry,
mi piace molto questa sottolineatura del laico che mostra la ragionevolezza dei princìpi non negoziabili.
Tutto quello che noi stiamo difendendo da 40 anni a questa parte sono verità di ragione, non di fede.
Perchè allora c'è sempre un Vescovo, un Cardinale, un Presidente della CEI, a difendere pubblicamente queste cose? Non che non possano farlo, ma...
non sarà forse perchè scarseggiano (dire: mancano, sarebbe ingiusto; più giusto dire: ce ne sono pochi) politici cattolici di alto livello che non tremino come foglie all'idea di dare un dispiacere a... Pannella...Eugenio Scalfari...la famiglia Caracciolo...e ai loro potentissimi referenti internazionali?
Normalmente un Vescovo sa benissimo quando può e deve parlare, e non glielo deve insegnare Repubblica.
Però se la gente, guardando la tv, vedesse decine di laici (cioè di cristiani) difendere la vita, forse le risulterebbe più facile capire che non è una questione di fede, ma di ragione, e che quindi riguarda tutti.

PS Ho visto che hai conosciuto mia moglie Pokankuni. Due prof di scienze preparate e battagliere: non vorrei essere il laicista che vi incontra! :-)
Ciao!

terry ha detto...

Caro Aurelio, ad essere sincera mi era sfuggito che pokankuni era tua moglie.
Il nome non mi era nuovo, ho cercato di ricordarmi dove lo avessi letto, allora sono andata a scorrere i nomi dei soci, perché chiaramente non me li ricordo tutti, e non c'era. Poi però nel blog ho visto che c'era il logo di Sol, quindi l'associazione che avevo fatto non era poi così sbagiata. Ora tu mi sveli l'arcano:-)
Comunque a parte questo , hai ragione se a dire certe cose fossero anche i politici cattolici e non solo il Papa e i suoi rappresentantanti forse avremmo una società un tantinello diversa.
Il guaio è che molti continuano a pensare che la fede sia solo un fatto privato.
un abbraccio

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