Continua l'orrore degli aborti forzati

E' notizia di oggi che, il fratello e la madre di una quattordicenne cui è stato procurato un aborto improvvisato nella stalla di casa, saranno processati. La ragazzina afghana era rimasta incinta dopo essere stata violentata.

Il fratello ha confessato al capo della polizia della provincia di Bamiyan, Ewaz Khan, di aver tagliato la pancia della ragazza con una lama di rasoio e di aver estirpato il feto, di sette mesi. L'operazione, nove giorni fa, è avvenuta senza anestesia.

Gulam Mohammad Nader, uno dei dottori che adesso ha in cura la ragazza, ha detto che la pancia è stata ricucita con un filo di iuta utilizzato per riparare i sacchi di patate.

In Afghanistan le donne vittime di stupro vengono considerate una vergogna per le proprie famiglie e spesso vengono accusate di essere state consenzienti.

Ma queste pratiche di aborto forzato e di infanticidio raggiungono l’apice dell’orrore e diventano pratiche comuni ancora oggi all'interno dei campi di detenzione e degli ospedali della Corea del Nord e della Cina.

La testimonianza di una donna che si trovava in uno di questi campi è terribile: "Ho ascoltato i pianti di madri e figli attraverso le tende di un ospedale. Attraverso una parziale apertura della tendina, un giorno ho visto con i miei occhi un'infermiera coprire la faccia di un neonato con un asciugamano bagnato e soffocarlo. Il bambino ha smesso di piangere dopo circa 10 minuti". La testimonianza è continuata: "Tutti i prigionieri sanno che i bambini vengono uccisi immediatamente dopo il parto. Vengono avvolti in un pezzo di stoffa e bruciati in una collina vicino al campo". La rifugiata ha spiegato che è usuale nei campi iniettare medicinali che inducano il parto prematuro.

Secondo altri testimoni oculari, gli agenti in Cina trasportano le donne dentro ospedali dove viene iniettato loro un farmaco abortivo. E tutto questo per la pianificazione familiare nazionale. Nel 2007 nel giro di 24 ore, sono morti 61 feti.

I medici eseguono l’iniezione nella testa del bambino delle donne incinte di nove mesi. Dopo 20 minuti di sofferenze, il bambino – pronto a nascere – smette di muoversi nell’utero materno e muore.

Tutto questo e tanto altro perché non si possono riportare tutte le atrocità e le violazioni dei diritti umani (ci vorrebbero fiumi di inchiostro) mi fa arrabbiare e inorridire. Come si può permettere oggi ancora questo scempio? Come può la comunità internazionale restare ancora a guardare?

2 commenti:

ale grazioso ha detto...

dico solo che mia cognata e mio fratello da quatro anni e mezzo sognano di dar vita ad un figlio e dopo due aborti spontanei non riescono a ricevere questa grazia...il resto va da se!

terry ha detto...

Davanti a situazioni come quella che hai appena descritto non è facile poter dire qualcosa. Mi auguro che prima o poi questo desiderio possa trovare compimento..
E' l'augurio più grande.
Un abbraccio

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