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S. Pasqua: per essere dono

Gesù è l'Agnello mansueto che si stende docilmente sul legno della croce. Dio non risparmia la vita del suo unico Figlio, infatti come dirà S. Paolo più tardi: "Egli lo ha dato per tutti noi." (Rm 8,32)

L’esperienza della fatica, della sofferenza fisica e morale, e della morte accompagna l’intera esistenza umana. Nella solennità della Pasqua infatti non incontriamo solo la gloria luminosa della risurrezione ma anche la sofferenza e la solitudine della passione e della morte di Gesù.

Gesù inchiodato alla croce vive il massimo dell'amore e della passione, e allo stesso tempo il massimo della consegna, dell'affidamento. Cristo sperimenta l'abbandono più profondo, la solitudine più atroce, l'angoscia di chi si sente abbandonato da tutti, anche dai suoi amici, anche da suo Padre.

La sofferenza umana in Cristo raggiunge il suo culmine, ma con il Suo sacrificio Gesù apre le porte di una nuova vita, quella della beatitudine eterna, e anche il dolore assume un volto nuovo: quello del Crocifisso, quello dell'amore.
Questa è la croce per i cristiani, con il suo mistero di sofferenza e di speranza, di male e di bene, di peccato e di redenzione. Il senso che dovremmo cogliere in questa solennità di Pasqua si ricollega a questa forza prepotente dell’amore e della vita.

Una forza che scopriamo ogni giorno in quella volontà di ricominciare da parte di chi ha patito malattia, guerra, fame, solitudine, sofferenza, nella solidarietà di persone spesso sconosciute. In Gesù Dio si è dimostrato nemico della morte e amico della vita. Ognuno di noi può dire: la mia vita nella morte non diventa senza significato; piuttosto essa, proprio attraverso la morte, conserva ed acquista un nuovo senso, in tutta la sua pienezza.

Il dono della vita eterna che Cristo ci ha dato attraverso la resurrezione ci fa essere a nostra volta segno di speranza e dono per gli altri. Il dono è la misura della nostra disponibilità e del nostro amore a Dio. Dai nostri doni possiamo essere riconosciuti: ci possono essere doni formali, fatti solo per dovere, che ci impegnano solo superficialmente; oppure doni in cui mettiamo noi stessi: il nostro tempo, la nostra attenzione, la nostra vita.

Il Vangelo racconta che Gesù passa in mezzo agli uomini, donando a ciascuno, soprattutto ai piccoli e ai poveri, uno sguardo che comprende, parole che consolano e ridanno fiducia, gesti che guariscono. Chi lo incontra sperimenta di essere importante per Dio e di essere oggetto del suo per-dono.

Cristo invia l’uomo come testimone di questa resurrezione. L’essere inviati ci rende capaci di servire gli altri senza paura di perdere qualcosa di noi stessi. Amore chiede Amore. E' questa la risposta che Dio attende da noi, Cristo ancora oggi ha sete del nostro amore. Un amore da donare a Lui attraverso i nostri fratelli.

Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi; portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. (2Cor 4,8-10)

Auguro a me e voi, per questa santa Pasqua di essere un dono per i nostri fratelli.

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