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Il delirio dei pro-choice. L'aborto come prodotto da vendere


L’altro giorno leggevo (come molti di voi sicuramente) della presa di posizione della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles contraria a una proposta che permetterebbe di pubblicizzare l'aborto e i contraccettivi sui media.
Nella dichiarazione, i vescovi affermano di non credere che “i servizi che offrono o si riferiscono all'aborto dovrebbero avere il permesso di fare pubblicità sui media”.

L'aborto non è una medicina, né un prodotto. Presentarlo come una di queste cose erode il rispetto per la vita ed è altamente fuorviante e dannoso per le donne, che possono sentirsi spinte a prendere una decisione rapida che non potrà mai essere revocata”.
I Vescovi aggiungono che “permettere la pubblicità sui servizi abortivi contribuirebbe a un'ulteriore 'normalizzazione' dell'aborto e alla sua assimilazione a un servizio”.

Alla fine della lettura mi sono detta: il momento è arrivato. L’ABORTO è diventato un prodotto da vendere, da consumare. Non esprimo i sentimenti provati nel leggere questo articolo perché insieme alla tristezza e al vuoto ho provato anche sentimenti non del tutto cristiani.

Poi riflettendo mi sono detta: perché stupirsi? I promotori pro-choice hanno pianificato tutto da tempo. Nulla è lasciato al caso, come il piano inclinato. Mettete un pallina sul piano inclinato prima scende piano piano poi la sua velocità e la sua corsa diventano inarrestabili. Oppure aprite una fessura in una diga, prima o poi si aprirà una voragine.

Non è successo questo con la 194? Doveva essere l’extrema ratio non certo la prima soluzione. Era lecito abortire solo dopo un lungo iter, consultori, ostacoli da rimuovere ecc. Invece mai applicata, basta andare da un semplice medico o Asl e il giochino di uccidere una vita è fatto. L’aborto da ultima soluzione è diventata quella privilegiata. Per non parlare dell’ultima uscita del ministro spagnolo che ha paragonato l’aborto ad un intervento di chirurgia estetica.

Hanno incominciato col chiedere poco per avere molto. Hanno usato i termini giusti. Perché uccisione del feto o di un bambino era troppo scioccante, meglio usare interruzione volontaria della gravidanza. Che artisti non c’è che dire.

Il problema è che questi signori hanno fatto della menzogna il loro pane quotidiano. Avete presente le loro solite filastrocche? L’Italia è all’ultimo posto per la ricerca sugli embrioni, l’Italia è all’ultimo posto nell’accesso delle tecniche di fecondazione, l’Italia è un paese oscurantista, e blà blà blà.

Ma sì vendiamolo bene questo prodotto. Continuate a far credere alle persone che se non vogliono il bambino concepito non resta che abortire.

Io però non ci sto. Non ci sto perché comunque c’è sempre un’alternativa, anche quando si è sicuri di non volerlo quel bambino. Un’alternativa che chiede sicuramente coraggio.

Quella di portare a termine la gravidanza, per poi affidare il bambino ad altri che lo ameranno per sempre. Coppie che non hanno potuto avere figli e non aspettano altro che poterne crescere uno amandolo come se fosse il proprio. Perché partorire e lasciare il bambino in ospedale, in completo anonimato, è previsto dalla legge, sarà poi lo Stato a tutelarlo.

Ripeto è sicuramente una scelta coraggiosa, ma è una scelta che ripaga: la fierezza di aver salvato una vita umana. Perché nel grembo di ogni donna incinta non c’è un prodotto ma un bambino che non vuole morire.


P.S.: mi scuso per l'immagine, ma a volte c'è bisogno di guardare per sapere.

SVEZIA: Libero aborto per chi vuole un figlio di sesso diverso


ilsussidiario.net

Feto abortito perché femmina.
Siamo nella Cina comunista? No, nella democraticissima Svezia.
Le autorità sanitarie del Paese scandinavo hanno stabilito la piena legalità dell’aborto selettivo basato sul genere.

È accaduto, infatti, che una donna del sud della Svezia, già madre di due figlie, si sia sottoposta ad amiocentesi per verificare il sesso del nascituro. Delusa per non poter avere il maschietto che tanto desiderava, la donna ha chiesto ai medici dell’Ospedale Mälaren di poter interrompere la gravidanza.

La direzione sanitaria di quella struttura ospedaliera ha investito della questione la Commissione Nazionale della Salute e del Welfare (Socialstyrelsen) chiedendo precise disposizioni circa la possibilità di praticare l’aborto selettivo basato sul genere, in assenza di reali ed evidenti ragioni di carattere medico.

La Commissione si è pronunciata nel senso che una simile richiesta non potesse essere rifiutata, giacché l’aborto fino alla diciottesima settimana resta nell’ordinamento giuridico svedese un diritto inalienabile della donna, anche se motivato sulla base della scelta personale del sesso del nascituro.

Questo tipo di aborto selettivo sembra un po’ troppo anche per gli abortisti sfegatati di casa nostra. Ma alle anime belle dei pro-choice nostrani verrebbe spontaneo porre una domanda. Posto che l’aborto – come ribadisce il Socialstyrelsen svedese – è un diritto inalienabile della donna, che differenza fa se il motivo per ricorrere all’interruzione della gravidanza è fondato sul sesso del nascituro, sulla sua disabilità, sulle sue caratteristiche genetiche, o semplicemente sul fatto che la madre non desideri rovinarsi una vacanza programmata al Club Méditerranée a causa di una gravidanza non programmata (episodio reale di cui ho avuto conoscenza per ragioni professionali)?

Ciò che è accaduto in Svezia ha il pregio di togliere il velo di ipocrisia da qualunque argomentazione pelosa intorno all’aborto. Si deve avere il coraggio di dire le cose come stanno ed essere coerenti fino in fondo.
Del resto, oggi in Italia, nonostante la petizione di principi della Legge 194, vige una piena applicazione del concetto di autodeterminazione della donna: in realtà nessuno può impedire ad una donna maggiorenne non interdetta di abortire se essa lo vuole, qualunque siano i motivi della sua richiesta.

Anche da noi, in teoria, esiste la possibilità di praticare un aborto selettivo per genere, solo che si preferisce non dirlo. Meglio trovare altre ragioni più presentabili, magari attraverso le maglie sempre più larghe del criterio costituito dal “rischio per la salute psichica della donna”.
A dispetto delle premesse, la Legge 194 ha introdotto, di fatto, nel nostro ordinamento giuridico un antiprincipio assai grave: il diritto di vita e di morte in capo alla donna nei confronti di un altro essere umano innocente. Nella pratica quotidiana questo “ius vitae ac necis” è assegnato alla madre in maniera totale ed esclusiva, attraverso l'espediente della procedura, che trasforma un delitto in un atto medico pagato dai contribuenti.

In Svezia l’aborto è una “conquista” sociale fin dal 1938. Oggi, stando alle statistiche dello Johnston’s Archive, più del 25% delle gravidanze in quel Paese si concludono con un aborto, percentuale che ha registrato un aumento del 17% a seguito dell’introduzione della cosiddetta pillola del giorno dopo, quella che, secondo i promotori, avrebbe dovuto proprio ridurre il fenomeno dell’aborto.

Del resto, tale fenomeno non è stato arginato neanche dal fatto che in Svezia l'educazione sessuale faccia parte integrante dei programmi scolastici fin dal 1956, e che proprio la Svezia sia considerata la patria del condom. Tutti abbiamo riso quando nel 1992 in quel Paese vennero venduti profilattici con il coniglio Bernie, emblema del campionato europeo di calcio, o quando, più recentemente,
l’Organizzazione svedese per l’educazione sessuale (RFSU) ha lanciato un’iniziativa che prevedeva la consegna rapida di preservativi a domicilio per le coppie rimaste senza sul più bello, mediante quattro vetture, recanti l’insegna “Cho-San Express”.

Questo esasperato culto per la contraccezione, (così come la distribuzione gratuita di condom nelle scuole secondarie e superiori ed i programmi avanzati di educazione sessuale), non ha eliminato la piaga dell’AIDS né ridotto il dramma sociale dell’aborto. Ha soltanto dimostrato che il profilattico non è la soluzione.

Vuoi vedere che anche su questo punto aveva davvero ragione quell’oscurantista, retrogrado, antipatico tedesco di Joseph Ratzinger?

(Gianfranco Amato - Presidente dell'Associazione "Scienza e Vita" di Grosseto)

E’ scomodo trattare un tema che vede nel mondo un morto ogni secondo

Quando si parla di aborto ci si imbatte sempre in un argomento difficile, scomodo. Quando si afferma poi di essere pro-life parlarne diventa ancora più complicato. E’ scomodo trattare un tema che vede nel mondo un morto ogni secondo. Soprattutto in una società in cui regna l’ipocrisia del silenzio. Forse è questa la violenza più grande, quella che non lascia lividi.

In nome della laicità si dice sì all’aborto, alla pillola del giorno dopo, alla RU486, all'eutanasia, al suicidio assistito. L’occhio laico non riesce a vedere il bambino, ma solo la donna. Una cultura intrinsecamente arida, sterile, che uccide in nome dell’autodeterminazione ed infierisce sul più debole.

Si afferma: le donne hanno diritto alla loro salute personale. Ma cosa significa? Che la gravidanza è una malattia che inserisce nel corpo della donna, un virus, un corpo estraneo ed ostile? Da quando è entrata in vigore la 194, la medicina ha fatto passi da gigante, ha portato tantissimi progressi nel campo della neonatologia, della fetologia, della rianimazione, eppure tanti medici continuano a chiamare la 194 una legge moderna, giusta.

Gran parte della classe medica inganna la donna con un linguaggio ambiguo e vago (interruzione della gravidanza - IVG - aspirazione del materiale, raschiamento) con sistematica violazione della normativa del consenso informato. La richiesta di consenso informato è diventata una proficua manipolazione semantica che evita di informare su che cos’è l’aborto e come avviene. L’aborto, in qualunque modo lo si voglia chiamare a secondo delle varie tecniche, non è altro che lo smembramento di un corpo umano, che soffre e si difende.

I medici lo sanno bene: lo vedono il “materiale biologico” in sala operatoria, vedono i bidoni (per i rifiuti ospedalieri) con all'interno resti che hanno la forma di un piedino, di una mano, di una gamba; ecco perché un numero sempre crescente di operatori sanitari respinge il ruolo di aborzionista.

Una voce a parte meriterebbe a mio avviso l’aborto in seguito ad uno stupro. E quì l’argomento diventa ancora più scomodo come accennavo sopra. Ma la ragione non può rimanere nascosta, non può tacere di fronte a questi aborti rivestiti di carità perbenista. Perchè vi sono tanti buoni motivi per difendere la vita di bambini concepiti con la violenza.

Il primo è il bene della donna che ha subito lo stupro. Perché l’aborto non può essere il “farmaco” che risolve la violenza: esso non le porta alcun sollievo, anzi la carica di un peso ulteriore, il senso di colpa per aver soppresso il bambino. La violenza sul figlio non cancella la violenza subita.

Il secondo motivo è il figlio stesso. Il bambino concepito dallo stupro non è un tumore da togliere, ma un essere umano. Un giorno, quel figlio concepito con la violenza crescerà, diventerà adulto: chi incontrandolo, potrà rimproverarlo di essere uno “sbaglio”? Egli sarà, semplicemente, un uomo.

Il terzo motivo appartiene alla nostra stessa cultura giuridica. Nello stupro il bambino non è colpevole di nulla. Davanti al delitto commesso da uno dei nostri genitori, andremmo noi in prigione? Tuttavia, si applica lo stesso principio quando si abortisce un bambino concepito in seguito ad una violenza carnale. Il bambino è innocente quanto la madre. La sensibilità e la pietà per le donne colpite da questa terribile sofferenza non può annullare l’identica nostra pietà e sensibilità per i figli innocenti della colpa.

Dalla parte della bambina brasiliana

Bellissimo intervento di Mons. Fisichella - presidente della Pontificia Accademia per la Vita - sull'Ossarvatote Romano.
Da leggere e meditare.

Da Papa Ratzinger blog

Il dibattito su alcune questioni si fa spesso serrato e le differenti prospettive non sempre permettono di considerare quanto la posta in gioco sia veramente grande. È questo il momento in cui si deve guardare all'essenziale e, per un attimo, lasciare in disparte ciò che non tocca direttamente il problema. Il caso nella sua drammaticità è semplice. C'è una bambina di soli nove anni - la chiameremo Carmen - che dobbiamo guardare fisso negli occhi senza distrarre lo sguardo neppure un attimo, per farle capire quanto le si vuole bene. Carmen, a Recife, in Brasile, viene violentata ripetutamente dal giovane patrigno, rimane incinta di due gemellini e non avrà più una vita facile. La ferita è profonda perché la violenza del tutto gratuita l'ha distrutta dentro e difficilmente le permetterà in futuro di guardare agli altri con amore.

Carmen rappresenta una storia di quotidiana violenza e ha guadagnato le pagine dei giornali solo perché l'arcivescovo di Olinda e Recife si è affrettato a dichiarare la scomunica per i medici che l'hanno aiutata a interrompere la gravidanza. Una storia di violenza che, purtroppo, sarebbe passata inosservata, tanto si è abituati a subire ogni giorno fatti di una gravità ineguagliabile, se non fosse stato per lo scalpore e le reazioni suscitate dall'intervento del vescovo. La violenza su una donna, già grave di per sé, assume una valenza ancora più deprecabile quando a subirla è una bambina, con l'aggravante della povertà e del degrado sociale in cui vive. Non c'è linguaggio corrispondente per condannare tali episodi, e i sentimenti che ne derivano sono spesso una miscela di rabbia e di rancore che si assopiscono solo quando viene fatta realmente giustizia e la pena inflitta al delinquente di turno ha certezza di essere scontata.

Carmen doveva essere in primo luogo difesa, abbracciata, accarezzata con dolcezza per farle sentire che eravamo tutti con lei; tutti, senza distinzione alcuna.

Prima di pensare alla scomunica era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri. Così non è stato e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia.



È vero, Carmen portava dentro di sé altre vite innocenti come la sua, anche se frutto della violenza, e sono state soppresse; ciò, tuttavia, non basta per dare un giudizio che pesa come una mannaia.Nel caso di Carmen si sono scontrate la vita e la morte. A causa della giovanissima età e delle condizioni di salute precarie la sua vita era in serio pericolo per la gravidanza in atto. Come agire in questi casi? Decisione ardua per il medico e per la stessa legge morale. Scelte come questa, anche se con una casistica differente, si ripetono quotidianamente nelle sale di rianimazione e la coscienza del medico si ritrova sola con se stessa nell'atto di dovere decidere cosa sia meglio fare. Nessuno, comunque, arriva a una decisione di questo genere con disinvoltura; è ingiusto e offensivo il solo pensarlo.

Il rispetto dovuto alla professionalità del medico è una regola che deve coinvolgere tutti e non può consentire di giungere a un giudizio negativo senza prima aver considerato il conflitto che si è creato nel suo intimo. Il medico porta con sé la sua storia e la sua esperienza; una scelta come quella di dover salvare una vita, sapendo che ne mette a serio rischio una seconda, non viene mai vissuta con facilità. Certo, alcuni si abituano alle situazioni così da non provare più neppure l'emozione; in questi casi, però, la scelta di essere medico viene degradata a solo mestiere vissuto senza entusiasmo e subito passivamente. Fare di tutta un'erba un fascio, tuttavia, oltre che scorretto sarebbe ingiusto.

Carmen ha riproposto un caso morale tra i più delicati; trattarlo sbrigativamente non renderebbe giustizia né alla sua fragile persona né a quanti sono coinvolti a diverso titolo nella vicenda. Come ogni caso singolo e concreto, comunque, merita di essere analizzato nella sua peculiarità, senza generalizzazioni. La morale cattolica ha principi da cui non può prescindere, anche se lo volesse. La difesa della vita umana fin dal suo concepimento appartiene a uno di questi e si giustifica per la sacralità dell'esistenza. Ogni essere umano, infatti, fin dal primo istante porta impressa in sé l'immagine del Creatore, e per questo siamo convinti che debbano essergli riconosciuti la dignità e i diritti di ogni persona, primo fra tutti quello della sua intangibilità e inviolabilità.

L'aborto provocato è sempre stato condannato dalla legge morale come un atto intrinsecamente cattivo e questo insegnamento permane immutato ai nostri giorni fin dai primordi della Chiesa. Il concilio Vaticano ii nella
Gaudium et spes - documento di grande apertura e accortezza in riferimento al mondo contemporaneo - usa in maniera inaspettata parole inequivocabili e durissime contro l'aborto diretto. La stessa collaborazione formale costituisce una colpa grave che, quando è realizzata, porta automaticamente al di fuori della comunità cristiana. Tecnicamente, il Codice di diritto canonico usa l'espressione latae sententiae per indicare che la scomunica si attua appunto nel momento stesso in cui il fatto avviene.

Non c'era bisogno, riteniamo, di tanta urgenza e pubblicità nel dichiarare un fatto che si attua in maniera automatica. Ciò di cui si sente maggiormente il bisogno in questo momento è il segno di una testimonianza di vicinanza con chi soffre, un atto di misericordia che, pur mantenendo fermo il principio, è capace di guardare oltre la sfera giuridica per raggiungere ciò che il diritto stesso prevede come scopo della sua esistenza: il bene e la salvezza di quanti credono nell'amore del Padre e di quanti accolgono il vangelo di Cristo come i bambini, che Gesù chiamava accanto a sé e stringeva tra le sue braccia dicendo che il regno dei cieli appartiene a chi è come loro.

Carmen, stiamo dalla tua parte. Condividiamo con te la sofferenza che hai provato, vorremmo fare di tutto per restituirti la dignità di cui sei stata privata e l'amore di cui avrai ancora più bisogno. Sono altri che meritano la scomunica e il nostro perdono, non quanti ti hanno permesso di vivere e ti aiuteranno a recuperare la speranza e la fiducia. Nonostante la presenza del male e la cattiveria di molti.

(©L'Osservatore Romano - 15 marzo 2009)

La libertà di uccidere i bambini è targata Obama!!

La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha lanciato in questi giorni una campagna per posta elettronica esortando il Congresso Americano a mantenere le politiche a favore della vita. Il messaggio esorta i senatori e i rappresentanti a “mantenere le attuali leggi contro il finanziamento e la promozione dell'aborto”.

Nel 2002 venne firmata una storica legge la “Born Alive Infant Protection Act” che obbliga i medici a salvare la vita dei sopravvissuti a un aborto. La legge venne scritta da Hadley Arkes, docente di di Istituzioni americane, nonché filosofo ebreo, a questa legge Obama votò contro. Questo ci fa capire immediatamente qual è il punto di vista del cristiano protestante Presidente degli Stati Uniti.

Nel 2004 invece il senatore Obama, sponsorizzò una legge per stabilire il diritto di abortire come diritto assoluto (chiamata FOCA, Freedom of Choice Act) ma non incontrò l’approvazione del Congresso. Ora che Barack è presidente e le due Camere sono saldamente controllate dai Democratici, la proposta sarà ripresentata in questi giorni e le possibilità che possa passare sono notevoli.

Se questo dovesse accadere, Obama rischia di perdere subito 624 ospedali cattolici che i vescovi degli Stati Uniti minacciano di chiudere.

Tra le varie rivoluzioni che Obama vuole portare avanti, c'è anche quella di eliminare la “conscience clause”, ovvero la clausola varata sotto l'amministrazione Bush che permette ai medici di appellarsi all'obiezione di coscienza in caso di contrarietà alle pratiche abortive.

Ora, la possibilità che la Casa Bianca decida di eliminare la clausola varata da Bush, accende ancora di più gli animi.

Ad aiutarlo e sostenerlo in tutto questo, sarà Kathleen Sebelius, scelta da Barack Obama, qualche giorno fa, come nuovo ministro della sanità e i servizi umani. Un nome su cui si concentrano le critiche dei gruppi pro-life statunitensi: cattolica ma favorevole all'aborto anche fino al nono mese, sostenitrice anche della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Ricordiamo che Obama appena insediato ha finanziato le organizzazioni che propagandano ed impongono l'aborto come metodo di riduzione delle nascite nei Paesi del Terzo Mondo.

La firma di Obama sul Freedom of Choice Act, permetterà a tutte le donne di abortire in ogni momento della gravidanza, in qualsiasi Stato e ad ogni età, anche al di sotto dei 18 anni.Inoltre verrebbe tolta la legge sull'aborto a nascita parziale, che definisce un reato partorire un bambino vivo e ucciderlo alla nascita e la possibilità come dicevamo, ai medici di appellarsi all'"obiezione di coscienza" per rifiutarsi di eseguire aborti.

Per chi non ne fosse a conoscenza vi spiego per benino cos’è l'aborto a nascita parziale. E’ una tecnica abortiva praticata in età gestazionale avanzata (7/8/9 mesi di gravidanza): viene fatto girare il bambino in modo podalico (rivolge verso la cervice uterina i piedi, sta con la testa verso l'alto e con i piedi verso il basso) si causano contrazioni espulsive e lo si estrae fino a che il corpo è completamente fuori. Rimane nel ventre materno solo la testa. A questo punto si pratica un foro alla base del cranio, si inserisce una sorta di aspiratore, si aspira la materia cerebrale e si fa nascere una bambino morto.

E se le parole non dovessero bastare ripeto il concetto attraverso delle immagini prese da questo sito segnalatomi qualche tempo fa da Anna Vercors.

"Questa è la tecnica dell’aborto a nascita parziale praticato negli USA dal quarto mese fino alla fine della gravidanza.


Guidato dagli ultrasuoni, l’aborzionista afferra una gamba del bambino con il forcipe.



La gamba viene tirata attraverso la vagina, verso l’esterno.





L’aborzionista estrae il corpo del bambino eccetto la testa. Normalmente il bambino si dimena.




Con le forbici l’aborzionista perfora il cranio del bambino all’altezza del foro occipitale. Poi allarga le forbici per ingrandire il foro.






Le forbici vengono estratte e si inserisce un tubo collegato a una pompa aspirante.
Il cervello del bambino viene risucchiato dalla pompa. Il cranio viene infine estratto dall’utero e il bambino rimosso.




Testimonianza
"Stavo in piedi accanto al medico e l’osservavo eseguire un aborto a nascita parziale su una donna incinta di sei mesi. Il battito cardiaco del bambino era chiaramente visibile al monitor a ultrasuoni.

Il medico fece uscire il tronco e le braccia del bambino, mancava soltanto la testa. Il corpo del bambino si muoveva. Le sue piccole mani erano chiuse. Con i piedi scalciava.

Poi il medico prese delle forbici e le infilzò dietro la testa del bambino, le braccia del bambino reagirono con uno spasmo, come quando un bambino pensa di cadere. Poi il medico aprì le forbici, e conficcò nel foro un tubo aspirante di potenza che risucchiò il cervello del bambino. Il corpo del bambino era ormai completamente floscio.

Non sono mai più ritornata alla clinica, ma il volto di quel piccolo bambino mi perseguita. Era il volto più perfetto e angelico che avessi mai visto."

Sono le parole di Brenda Pratt Shafer, che venne assegnata a una clinica per aborti dalla sua agenzia di collocamento per personale sanitario.
La Shafer era favorevole alla libera scelta fino al giorno in cui vide coi suoi propri occhi la brutalità di questa procedura mostruosa. Altre tecniche abortive sono altrettanto raccapriccianti.

Non so quanto per Obama e i suoi (democratici ) questa pratica sia normale prassi, a me invece sembra terrificante e abominevole.

Il bambino a 8 mesi è vivo e vegeto e anche chi nasce prematuro a 6/7 mesi ha oggi la possibilità di sopravvivere normalmente.

Allora: è esagerato chiamare tutto questo OMICIDIO?

I mostri chi sono??? I cattolici (cioè gli ingerenti nella vita pubblica come dicono alcuni) che cercano di proteggere chi non può difendersi???

Se un medico aspira il cervello ad un bimbo vivo ma ancora nell'utero, che cos'é?

Bush il guerrafondaio non era arrivato a tanto. Ci voleva il cristiano protestante Obama per avere negli Stati Uniti la libertà di uccidere i bambini.

In Italia c'è un aborto ogni cinque minuti, nel mondo uno ogni secondo. Un vero genocidio!!

Nel primo articolo della Legge 194 si afferma che “lo Stato garantisce il diritto della procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio” ma se si vanno a guardare i dati e le numerose testimonianze di donne che hanno deciso per l’aborto o che nell’ultimo istante hanno cambiato idea, parlano di medici e operatori sociali , (ai quali, ribadisco, lo Stato affida il compito di tutelare la maternità, riconosciuta come bene sociale), che raramente incoraggiano a proseguire una gravidanza “incerta” . Lo fanno, dicono gli stessi, per non influenzare la donna, però non offrendo tutti gli aiuti necessari per trovare soluzioni ai problemi, scaricano su di lei ogni responsabilità.

A questo punto mi chiedo se queste persone la Legge 194 l'abbiano veramente letta, ma sicuramente hanno lottato per la sua approvazione. E mi chiedo anche cosa davvero possa impedire l'apertura dei consultori a tutti gli enti e associazioni che operano proprio nello spirito dell'art. 2 (lettera d. "contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza.
I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita). Lascio a voi la risposta!!!

Per me è inammissibile e inaccettabile che un consultorio, un reparto di ginecologia e qualsiasi altra struttura pubblica sanitaria che operano in questo settore diventino esclusivamente degli abortifici!! Come si fa ancora oggi a dire che la Legge 194 tutela la vita?! Ricordate lo slogan dell’ex ministro alla salute Livia Turco? “La Legge non si tocca”. Mi chiedo però dove sono oggi a trent'anni da questa Legge i sostegni psicologici richiesti nei consultori, dove sono i veri aiuti economici alla maternità, tutti quei permessi e facilitazioni per le donne che, volendo proseguire la maternità da sole, senza partner, possano veramente farlo!?

Se le donne che sono nel dubbio a causa della solitudine, fossero rassicurate nel ricevere aiuti adeguati, incoraggiate in un clima di solidarietà come fanno tantissime associazioni, allora sì potremmo dire che ella ha veramente scelto liberamente. Quando una donna, lasciata sola a se stessa, proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di sostegno, trova intorno a sé il vuoto è, quasi portata ad abortire.

Riflettiamo un attimo anche sulle indagini prenatali fatte per conoscere lo stato di salute del bambino. Lo scopo – è terribile dirlo - è di decidere se è degno di venire al mondo o se è meglio per lui o per lei essere eliminata. Chiaramente “come gesto d'amore”: intanto passa la mentalità che la vita è degna solo in base alla sua qualità. Infatti il 90% delle coppie alle quali è stata diagnosticata una malattia o malformazione del feto decidono per l'aborto “terapeutico” (ma terapia non significa metodo per curare??): il bambino viene ucciso e la mamma resta comunque nel dramma per non aver saputo o voluto accogliere quel figlio perché malato.

E’ urgente promuovere e rinnovare con tutte le nostre forze una cultura autentica della vita all’interno della nostra società. Rifiutare l’aborto è dovere di ogni uomo, cristiano o non-cristiano o ateo che sia. Ce lo dice la ragione!

OBAMA, VIA LIBERA AI FONDI PRO-ABORTO

Da Quotidiano.net

Il neopresidente ha siglato il decreto che sospende il divieto stabilito da Bush di dare fondi alle organizzazioni che offrono la possibilità di abortire.

New York, 24 gennaio 2009 - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha siglato il decreto esecutivo che sospende la cosiddetta “Mexico City Policy”, il divieto stabilito da George W. Bush che impediva fino ad oggi alle organizzazioni che offrono la possibilità di abortire (o che anche solo forniscono consigli in vista dell’interruzione di gravidanza) di ricevere fondi dal governo federale ( cioè soldi dei cittadini).

La mossa era attesa da tempo dalle associazioni per i diritti civili che avevano duramente contestato l’entrata in vigore della legge, due anni fa. La firma arriva nel giorno successivo al 36simo anniversario della sentenza Roe contro Wade che ha introdotto l’aborto nella legislazione americana nel 1973.

In mattinata forte preoccupazione per il sostegno di Obama al diritto all’interruzione di gravidanza era stata espressa dai prelati americani. “I vescovi e altre persone negli Stati Uniti”, ha detto Thomas Gerard Wenski, vescovo di Orlando, “sono molto preoccupati per il deciso sostegno di Obama al diritto all’aborto, da sempre lui ha votato ed ampliato quando era senatore”.

Continua l'orrore degli aborti forzati

E' notizia di oggi che, il fratello e la madre di una quattordicenne cui è stato procurato un aborto improvvisato nella stalla di casa, saranno processati. La ragazzina afghana era rimasta incinta dopo essere stata violentata.

Il fratello ha confessato al capo della polizia della provincia di Bamiyan, Ewaz Khan, di aver tagliato la pancia della ragazza con una lama di rasoio e di aver estirpato il feto, di sette mesi. L'operazione, nove giorni fa, è avvenuta senza anestesia.

Gulam Mohammad Nader, uno dei dottori che adesso ha in cura la ragazza, ha detto che la pancia è stata ricucita con un filo di iuta utilizzato per riparare i sacchi di patate.

In Afghanistan le donne vittime di stupro vengono considerate una vergogna per le proprie famiglie e spesso vengono accusate di essere state consenzienti.

Ma queste pratiche di aborto forzato e di infanticidio raggiungono l’apice dell’orrore e diventano pratiche comuni ancora oggi all'interno dei campi di detenzione e degli ospedali della Corea del Nord e della Cina.

La testimonianza di una donna che si trovava in uno di questi campi è terribile: "Ho ascoltato i pianti di madri e figli attraverso le tende di un ospedale. Attraverso una parziale apertura della tendina, un giorno ho visto con i miei occhi un'infermiera coprire la faccia di un neonato con un asciugamano bagnato e soffocarlo. Il bambino ha smesso di piangere dopo circa 10 minuti". La testimonianza è continuata: "Tutti i prigionieri sanno che i bambini vengono uccisi immediatamente dopo il parto. Vengono avvolti in un pezzo di stoffa e bruciati in una collina vicino al campo". La rifugiata ha spiegato che è usuale nei campi iniettare medicinali che inducano il parto prematuro.

Secondo altri testimoni oculari, gli agenti in Cina trasportano le donne dentro ospedali dove viene iniettato loro un farmaco abortivo. E tutto questo per la pianificazione familiare nazionale. Nel 2007 nel giro di 24 ore, sono morti 61 feti.

I medici eseguono l’iniezione nella testa del bambino delle donne incinte di nove mesi. Dopo 20 minuti di sofferenze, il bambino – pronto a nascere – smette di muoversi nell’utero materno e muore.

Tutto questo e tanto altro perché non si possono riportare tutte le atrocità e le violazioni dei diritti umani (ci vorrebbero fiumi di inchiostro) mi fa arrabbiare e inorridire. Come si può permettere oggi ancora questo scempio? Come può la comunità internazionale restare ancora a guardare?

CONVENZIONE SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA' E ABORTO

L’Italia con un progetto di legge, il n. 1279 dovrebbe ratificare la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, riconoscendo così l’aborto di persone disabili come un diritto.

La “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, approvata dall’ONU nel dicembre 2006 presenta, alcune proposte importanti quali nell’art. 1 “il godimento di tutti i diritti umani” e il fatto che la disabilità “include coloro che presentano menomazioni fisiche e mentali di lunga durata” ,“nell’interazione con varie barriere”.

Inoltre nell’art. 3, “nel rispetto per la dignità intrinseca” e “la non discriminazione”, viene invocato “il rispetto per la differenza e l’accettazione della disabilità”, impegnando in questo modo i Paesi contraenti – tra cui anche l’Italia - “ad adottare appropriate misure legislative” (art. 4).

Ciò che invece crea problema sono gli articoli 23 e 25, in cui di fronte ad una situazione di imperfezione del feto od altro, si possa consentire od includere metodologie di sterilizzazioni, di aborto, di eutanasia, di selezione e limitazione delle nascite”.

Proposte che non solo offendono la dignità della persona , ma che sono, come affermano molti esperti, in contrasto con l’art. 10 dove viene “garantito il diritto inalienabile alla vita”, con l’art. 15 “dove nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici” e con l’art. 16 “dove si protegge ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”.

Non ci vuole molto a comprendere che se queste ‘enunciazioni’ venissero applicate potrebbe accadere che tutti i disabili, specie gli handicappati psichici, potrebbero essere sterilizzati o subire forme di eutanasia e quindi sarebbe loro negato non solo il diritto alla nascita ma anche alla vita.

Per questi motivi l’associazione “Cristiani per servire” ha inoltrato il 3 gennaio una petizione ai Presidenti di Camera e Senato “onde valutare, nella ratifica che il Parlamento ed il Governo si accingono a varare in merito alla ‘Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità’ ai sensi dell’art. 47 di porre emendamenti al fine di apportare precise riserve così da escludere ogni riferimento all’aborto, sia come diritto che come modalità e metodo della salute riproduttiva”.

Per riconoscere “il termine giuridico di handicappato mentale con emendamento (art. 47) e adottare norme migliorative in favore della malattia mentale (art. 4)”.

Mi auguro che il buon senso del Governo Italiano prevalga e si apportino le giuste modifiche.

Ma di quale diritto parliamo??

Vi propongo una breve notizia apparsa ieri sul Messaggero che mi ha lasciata veramente allibita.

Il prossimo 10 dicembre delle organizzazioni pro-abortiste, presenteranno all'Assemblea generale dell'Onu una petizione per far includere (pensate un po’) l'aborto nei diritti universali dell'uomo.

Mi chiedo veramente a quale deriva giungeremo?!

Moltissime chiaramente le reazioni, tanti i commenti, a favore e contro…voi cosa ne pensate????


PER NON LASCIARLE SOLE

Perchè una donna decide di interrompere la gravidanza? Quali sono le cause che la spingono a prendere questa decisione? L'aborto è un diritto?

Per me l'aborto non può essere un diritto perché nessun uomo ha il diritto di decidere sulla vita e sulla morte di un altro uomo, anche se allo stato fetale o di embrione, però non me la sento di giudicare chi ha preso questa decisione..nè posso averne...il "diritto".

L'aborto, l'eutanasia, nonché il suicidio, non sono altro che disperati tentativi di richiesta di aiuto, o fughe dalle proprie responsabilità. Questa società che fa del denaro, del successo e della bellezza il vero dio da adorare, non ha spazio per il rompiscatole, il debole, il povero, il brutto e il malato. Quelle "qualità" vengono rifiutate da questa società sempre più consumistica ed egocentrica. Quindi, per non avere problemi e non rischiare ci si adegua, cioè si sopprime, si elimina ciò che è scomodo.

Sono convinta però che nessuna donna va ad abortire a cuor leggero, perché in un aborto non muore solo il bambino ma anche la mamma. La donna che si trova davanti ad una gravidanza indesiderata sperimenta paura e solitudine. Spesso le persone che si hanno attorno non ti appoggiano ( un partner che non vuole il figlio e minaccia di lasciarti), spesso vi è la paura del cambiamento, di modificare la propria vita che si voleva condurre in modo diverso. E poi la solitudine di chi ti dice “ fa come ti senti, qualsiasi decisione prenderai sarà quella giusta” quando invece potresti voler sentir dire “fai così”...e possibilmente che sia per la vita.

Da inchieste fatte la maggior parte delle donne che hanno abortito non desiderava altro se non l’appoggio di una persona vicina per trovare la forza di tenere il bambino e invece ha trovato una via di semplificazione delle cose.. Se viene a mancare il sostegno economico e psicologico è inevitabile che ogni donna decida di abortire.

Sono del parere che parlare contro l'aborto serva a poco se non si prendono misure concrete per impedire che questo avvenga. Di fronte ad una gravidanza indesiderata ogni donna deve potersi sentire accolta e sostenuta concretamente e deve essere messa in condizioni di poter portare a termine la gravidanza .
Credo davvero che si debba fare qualcosa per aiutare a superare tutte le motivazioni che possano portare a scegliere per l’aborto!

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