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Una nuova cultura della vita

Poche righe per ringraziarvi del sostegno ricevuto in queste settimane. Non sappiamo quale risultato porterà la nostra iniziativa, forse è stata solo un goccia nel mare, ma siamo contente, perché quella goccia noi l'abbiamo messa.


Crediamo nella dignità dell'uomo, ed è proprio in nome di questa dignità che tutto deve essere finalizzato a lui, perché nessuna realtà naturale vale quanto una persona umana.


Crediamo che sia importante costruire una nuova cultura della vita. Che mantenga fermi alcuni valori. Io nel mio piccolo continuerò a farlo, e so che lo faranno anche molti di voi.


Insieme sarà meno faticoso arginare questa cultura della morte sempre più dilagante.


"GUARDA LA VITA..NON PERDERLA DI VISTA"

Una lettera al Ministro

Autori:
Viviana
Terry

Carissimi amici,

oggi vi presenteremo l’ultimo strumento, a sostegno della nostra iniziativa.
Lunedì siamo partite col raccontarvi cosa succede in una clinica svizzera, tanti di voi ci hanno dato sostegno e di questo non vi ringrazieremo mai abbastanza.

Vi chiediamo di collaborare ancora, non solo perché crediamo in questa iniziativa, ma soprattutto perché lo consideriamo un dovere. Promuovere la vita, e arginare tutto ciò che può invece negarla. Soprattutto se dietro ci sono interessi economici, che poco hanno a che fare con la dignità dell’uomo e la sua bellezza. Una bellezza trasfigurata forse nella fisicità a causa di una malattia, di un handicap, ma intatta nell’animo.

Abbiamo inviato una lettera al Ministro degli Esteri On. Franco Frattini, che vi proponiamo quì di seguito. Vi chiediamo un ultimo sforzo: quello di prelevarla e inviarla al Ministro con le vostre generalità. Vi chiediamo anche di farla girare in modo che in molti possano usare questo strumento. Più siamo, più possibilità abbiamo che qualcosa si muova.

Nel secondo rigo ci presentiamo come cattoliche, ognuno di voi può presentarsi come vuole perché siamo convinte che la difesa della vita non abbia colori, né bandiere, né religioni.

Vi ringraziamo in anticipo.

Indirizzo a cui la lettera va inviata:
segreteria.frattini@esteri.it

Alla cortese attenzione del
Capo Segreteria e Segretario Particolare
Dott.ssa Nadia SALVATORI

Gentilissima dottoressa Salvatori,
le sarei estremamente grato/a se, dopo avere preso visione della presente, lei potesse, nel momento più opportuno, porgerla all'attenzione del Signor Ministro degli Esteri, Onorevole Franco Frattini.

Ringraziandola anticipatamente, le porgo un caloroso saluto

Nome e Cognome


Onorevole Signor Ministro degli Esteri, dottor Franco Frattini,
sono/a un/a modesto/a blog-writer cattolico/a che, insieme ad alcuni "colleghi" e lettori, è rimasto molto impressionato dalla realtà delle cliniche che praticano l'eutanasia o suicidio assistito.

Come Lei saprà, cliniche di questo tipo si trovano in Belgio, Olanda e Svizzera; però, mentre nei due primi Paesi il "servizio" è riservato ai concittadini, la Svizzera invece apre le porte anche agli stranieri, e dunque anche agli italiani. Sono venuto/a a conoscenza che molti nostri concittadini hanno richiesto la "prestazione" e 15 di loro sono già stati uccisi.

Ci preoccupa molto il fatto che il proprietario della clinica abbia piani di marketing molto ambiziosi: non solo i malati terminali, ma chiunque sia stanco di vivere, potrà rivolgersi a loro.

Le notizie di cui disponiamo sono frammentarie e imprecise, le Vostre saranno di ben altra qualità, ma parrebbe che le Autorità elvetiche stiano valutando se intervenire in senso restrittivo sulle attività del centro.

Ora io mi chiedevo se Voi, come Ministero degli Esteri di uno degli Stati coinvolti nella vicenda, potreste fare una diplomatica pressione perchè lo Stato svizzero proibisca l'utilizzo del "servizio" ai cittadini italiani o comunque stranieri.

Conoscendo la Sua sensibilità ai temi che riguardano la difesa della vita sono certo/a che, se in questa vicenda esiste un margine di azione per il Ministero di cui Lei è titolare, lo attuerà al meglio.

Perciò, qualunque sia la Sua decisione, fosse anche "purtroppo non c'è niente da fare", La ringrazio comunque di cuore!

Con stima

Nome e Cognome
Account di posta elettronica
Link del blog (se ne avete)

L'INIZIATIVA CONTINUA...

Autori
Viviana
Terry


Oggi vi presenteremo due testimonianze. Siamo convinte che più che le le nostre parole, contino molto di più quelle di chi vive sulla propria pelle una malattia invalidante e sceglie la vita.Ne abbiamo scelte due per questioni di spazio: quella di Salvatore Crisafulli (per due anni in stato vegetativo) e Mario Melazzini (medico malato di SLA).

Abbiamo inoltre creato dei banner che rimandano:
  • Uno al post precedente (per continuare a diffonderlo)
  • Un altro al post di Viviana "La vita è mia"
  • Un terzo al post di oggi

Chiaramente anche per questi strumenti potete scegliere di prelevare ciò che volete.

SI' ALLA VITA La Vita è adesso Guarda la vita
I codici da prelevare sono nella colonna centrale (a destra del post)

Sfogo di Salvatore Contro L'eutanasia

Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita cerco anch’io di dare un piccolo contributo al dibattito sull’eutanasia. Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.

Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.


Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico, da avvizzita foglia d’insalata?

Ebbene, Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi "esperti" di qualità della vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e da lui.

Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.

Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.

Intorno a me, sul mio personale monte Calvario, è sempre riunita la mia piccola chiesa domestica.

Mamma Angela, Marcello, Pietro, Santa, Francesca, Rita, Mariarita, Angela, Antonio, Rosalba, Jonathan, Agatino, Domenico, Marcellino, si trasfigurano ai miei occhi sbarrati nella Madonna, nella Maddalena, nella Veronica, in san Giovanni, nel Cireneo. Mi bastano loro per sentirmi sicuro che nessun centurione pagano oserà mai darmi la cicuta e la morte.

Salvatore Crisafulli
http://www.salvatorecrisafulli.it/testimonianze.htm


Quando la malattia incurabile fa scoprire il senso della vita

La storia inizia quando il medico di successo, sportivo, con una forma fisica invidiabile e una famiglia composta dalla moglie e tre figli, scopre di essere affetto dalla SLA, una malattia degenerativa che dopo averlo invalidato permanentemente lo avrebbe dovuto portare alla morte entro tre anni.

Così, l'uomo che scalava le montagne, che sembrava non aveva timore di nulla, il medico che curava i malati si scopre egli stesso profondamente malato. E' spaventato, triste, fragile, con la prospettiva di un immediato futuro fatto di sofferenza, dolore, disperazione.

Melazzini racconta in maniera cruda le tante difficoltà per accettare una malattia che giorno dopo giorno lo disabilita, la resistenza a portare il bastone, e poi ad andare in carrozzella. Descrive la rabbia che gli impedisce di accettare la sua condizione di malato e il desiderio di rimanere solo e morire lontano da tutto e da tutti.

Nel punto più basso della sua disperazione, Melazzini racconta di aver pensato seriamente alla forma moderna di eutanasia, cioè al suicidio assistito.
Nel maggio del 2003 scrive ad una clinica svizzera, "Dignitas", e risponde a tutti requisiti richiesti per iniziare le pratiche che dovrebbero portarlo alla morte.

Telefona alla clinica perché gli sembra assurdo che per suicidarsi basti un'e-mail. La telefonata è surreale. "Mi sembrava di parlare con un impiegato del ministero - racconta Melazzini -
Ho sentito un gelo incredibile".


I funzionari della clinica gli fissano un appuntamento per un incontro preparatorio. Nel libro il giornalista Piazza ha raccontato che Melazzini "provai ad immaginare la scena. Un luogo asettico, una stanza bianca con un medico biondo che lo informa del modo in cui lo ucciderà".

Ma Melazzini non andrà a quell'appuntamento con la morte; da quel momento, anzi, ha iniziato a combattere per la vita.
"Credo che in quel momento, sia pure a livello inconscio, sia venuta fuori la mia fede", spiega.

Come in una conversione, inizia un'altra storia, quella del medico che, proprio perché malato, capisce a aiuta di più i pazienti, quella dell'uomo che sa cos'è la sofferenza e per questo conosce a fondo l'umano e scopre la bellezza dell'anima.
"La malattia - ha scritto Melazzini - non porta via le emozioni, i sentimenti, e fa anzi capire che l'essere conta più del fare. Può sembra paradossale, ma un corpo nudo, spogliato della sua esuberanza, mortificato nella sua esteriorità, fa brillare maggiormente l'anima".

Da quel momento l'oncologo malato di SLA comincia a combattere per cercare una cura contro la malattia. Conosce altre persone colpite dallo stesso male riunite nell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) e insieme a loro conduce una battaglia di dignità e diritto all'assistenza.
Oggi Melazzini è presidente dell'AISLA, e nella riflessione in appendice al libro ha scritto: "Ciò che manca è una reale presa in carico del malato, una corretta informazione sulla malattia e sulle sue problematiche, una comunicazione personalizzata con la famiglia". (...) "Bisogna occuparsi del malato e impegnarsi affinché la malattia e la disabilità non siano criteri di discriminazione sociale e di emarginazione".

In merito al suicidio assistito, l'oncologo ha sottolineato che "
non si può chiedere a nessuno di uccidere. Una civiltà non si può costruire su un simile falso presupposto. Perché l'amore vero non uccide e non chiede di morire".

"Mi batterò perché la dignità delle persone fragili sia riconosciuta e favorita con i fatti", scrive Melazzini in conclusione. "Perché, sono convinto che un corpo malato può portare salute all'anima, rendendola più forte, più tenace, più determinata".


http://www.zenit.org/article-15087?l=italian


Volete aderire a un'iniziativa?

Autori: Terry
Viviana

Carissimi amici,
i più sagaci di voi ci avranno già "sgamato" da un po': stiamo tramando qualcosa, nell'ombra...Ombra? Ma dài, che i contorni si intravvedono già! Basta solo dare un po' di potenza all'alogena! :-)

Insomma, c'è questo business-man in Svizzera, che aveva già avviato una fiorente attività di "suicidio assistito" per malati terminali. La struttura da lui gestita, a differenza di analoghi centri esistenti in Belgio e Olanda, è aperta agli stranieri. Molti italiani sono in attesa, 15 purtroppo sono già stati uccisi.
La cosa terrificante (come se la "base" di partenza non fosse già, di suo, agghiacciante) è che quest'uomo proprio in queste settimane sta parlando apertamente di ampliare enormemente il suo business.

Come? Semplicissimo: ampliando l'offerta del "servizio" a tutti. Non più solo i malati terminali. Non più solo i malati. Chiunque voglia morire. Anziano, giovane, giovanissimo. Purchè paghi.

Ora noi, pur sapendo di avere, umanamente parlando, pochissime 'chances', non vogliamo rimanere zitti e indifferenti.

Vorremmo solo che chiunque pensi al suicidio dia un ultimo sguardo al miracolo della vita, prima di compiere un gesto estremo.

Abbiamo predisposto alcune semplici iniziative, e ve le presenteremo nel corso dei prossimi giorni.

Ecco i primi strumenti da noi predisposti:

a) un video
IL SI' ALLA VITA



b) il post di Terry "Ludwing Minelli..come arricchirsi sulla povera gente"

c) il post di Terry "
Io non ho paura di...vivere!"

Ciascuno di voi, senza doverci rendere conto di nulla, se lo riterrà utile, "preleverà" ciò che vuole.
Per quanto riguarda il codice del video (per pubblicarlo su un blog)invece potete richiederlo contattandomi, nello spazio mail del blog.

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