La cosa, invece, era ed è ancora tutta nelle mani della politica, della chirurgia, delle aziende farmaceutiche e nel mondo secolarizzato come quello attuale, il bene comune e la morale spesse volte sono mascherate dietro ben altre finalità.
Ad esempio: l'informazione non dice che il corpo del donatore (con il consenso carpito ai familiari in pochi minuti) una volta dichiarato morto, in base al criterio della morte cerebrale, sarà mantenuto artificialmente in vita per essere utilizzato come una banca di organi da trapiantare all'occorrenza. Quali enormi vantaggi per la lobby medica, d'altra parte la definizione di morte se l'erano costruita loro proprio a questo scopo, individuando nella morte cerebrale il confine dove termina la vita.(Cliccate per saperne di più)
Ma si è davvero sicuri di conoscere la precisa linea di demarcazione tra la vita e la morte? Di quel cervello di cui se ne conosce il funzionamento per il solo 1%? Possiamo veramente ritenere morto chi ancora respira, pulsa, funziona organicamente? Se fosse così dovremmo ritenere che la vita di un uomo si identifichi tutta con la sua testa e che il suo corpo sia per lui qualcosa di estrinseco. Ma un essere umano non è soltanto ciò che pensa, esso è anche inscindibilmente il suo proprio corpo.
Per questo finché il corpo è in coma e ancora respira deve essere considerato come il residuo permanente di quel soggetto la cui vita sta per andarsene, ma non se n'è ancora andata del tutto: tali momenti dovrebbero essere circondati dalla pietà, non dallo sfruttamento del corpo. Il rispetto per ciò che quella persona era impone ora di non trattarlo strumentalmente riducendo il suo corpo a una cosa. Esso non è un insieme di pezzi di ricambio.
Se non c'è più niente da fare si dovrebbe evitare qualsiasi accanimento, attendere che la natura faccia il suo corso e solo successivamente, con un consenso magari un po' meno frettoloso, procedere all'espianto degli organi. Certo, le condizioni non sarebbero più ottimali, i vantaggi più limitati, ma è la tecnica che dev'essere subordinata all'etica e non viceversa.
Leggendo poi qua e là ho scoperto che per il solo espianto di un organo vengono coinvolte circa duecento persone e che il costo totale dell’intervento si aggira anche intorno a un milione di euro (considerando risorse umane e macchinari). Non vi sorge il dubbio che la lobby dei trapianti spinga un pochino, verso questo costosissimo intervento, e lo fa anche quando si potrebbe evitarlo (tanti sono i casi di trapianti non necessari)? In passato e anche oggi.
Concludo riprendendo la parte iniziale di questo post, affermando il mio essere a favore dei trapianti di organi, necessari per salvare altre vite, mi chiedo solo quanto tutto questo venga fatto in modo etico e senza abusi.









