Visualizzazione post con etichetta eutanasia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eutanasia. Mostra tutti i post

Gli inglesi hanno incominciato a sfatare tutti i luoghi comuni sull'eutanasia

l'Occidentale
Carlo Bellieni
14 Aprile 2009

Un clamoroso studio inglese uscito nei giorni scorsi smentisce tanti luoghi comuni: i medici non vogliono la legalizzazione dell’eutanasia, e anche la popolazione, secondo la ricerca, è molto cauta al riguardo. Secondo lo studio di Clive Seal, pubblicato su “Palliative Medicine”, solo l'8% dei medici inglesi è favorevole all'eutanasia e solo il 3.5% al suicidio assistito. Questo dice la ricerca, ma anche tra la gente la percentuale non è alta, pur trattandosi di persone che sanno solo in modo approssimativo cosa sia una malattia grave, non avendola – a differenza dei medici - neanche mai vista: il 30% della popolazione è favorevole all'eutanasia attiva e il 16% al suicidio assistito. E questo dopo anni di martellamento pubblicitario in favore di entrambi.

Ora, l'Inghilterra è certo uno stato laico, e i dottori inglesi non sono certo degli sprovveduti. E a maggioranza si oppongono. Mentre in Italia si vuole far passare la legalizzazione dell’eutanasia come una richiesta di popolo, evidentemente da parte di chi il popolo non lo ha proprio sentito. E la strategia è quella di creare ansia (con la paura diffusa di un supposto accanimento terapeutico), generare confusione tra cosa è terapia e cosa non lo è, e infondere la certezza rigida che le circostanze non fanno cambiare opinione (cioè che se io - ad esempio- penso che vorrei morire se perdessi le gambe, non cambierei idea qualora questo avvenisse). Su questi due ultimi punti bisogna essere chiari.

1 - Acqua, zucchero e proteine non sono una terapia, perché terapia è quello che cura una malattia, e alimentazione e idratazione non curano proprio niente. Dunque, mentre è corretto pensare di non usare farmaci inutili, e di non usare farmaci rifiutati dal paziente, non è corretto soprattutto in assenza di un diniego “in diretta” negare il sostegno vitale. E’ importante tenere a mente questo, perché altrimenti si può pensare che tutto quello che il medico prescrive (dieta sana, passeggiata, aria di montagna) sia una terapia, e reputarla addirittura salva-vita.

2 - L’altro punto è altrettanto importante: vari studi mostrano che si cambia idea, dopo aver espresso l’idea di morire, se cambiano le condizioni ambientali, cioè se si viene curati meglio, in particolare la possibile depressione che cova in ogni malato grave, e se ci si trova in un ambiente stimolante. Uno studio di JL Abraham sulla rivista Hematology mostra che "la richiesta dei parenti o del paziente di affrettare la morte è un modo di esprimere la richiesta di maggiore comunicazione, miglior controllo dei sintomi, migliore comunicazione. E' raro che rappresenti la necessità per il paziente di controllare ora, luogo e modalità della morte". E uno studio della professoressa Linda Grandini di Portland, USA, pubblicato dal British Medical Journal spiega che "la legge sulla morte con dignità può mancare nel proteggere i pazienti le cui scelte sono influenzate dalla depressione" dal ricevere il farmaco letale richiesto.

Insomma, la richiesta che viene dai medici è di parlare conoscendo le cose e conoscendo i pazienti. E’ una richiesta a spalancare le porte dell’assistenza e della cura, che, come mostrano recenti reportages del Ministero della Salute inglese, devono fare tanti progressi, soprattutto per le persone disabili. Certamente non si deve usare una terapia inutile, ma viene da pensare che tutta questo terrore alzato verso una supposta sopraffazione sui malati terminali generi solo ansia verosimilmente ingiustificata, e rischi di far introdurre decisioni basate più sulla paura che sull’oggettività scientifica.

Lo slogan “meglio morire” è una trappola da cui la società non ne esce indenne.

Non mi sento degna di parlare della sofferenza che angoscia quanti sono affetti da malattie che non perdonano e sono consapevoli di essere vicino alla morte. Vivo il più profondo rispetto per questi uomini, donne e bambini, che sperimentano le più atroci sofferenze e provo dolore e imbarazzo però per quella parte di società, che altera, deforma, il momento più solenne del percorso umano: la morte.

Viviamo ormai in una collettività che sta smarrendo la via, e si sta ostinando a camminare nella direzione sbagliata. Un società relativista e materialista che distorce ogni valore e distorce la visuale del mondo, della vita, della morte.

Progredire nella mente dell’uomo di oggi avrebbe dovuto significare migliorare le condizioni di vita materiale, forse in parte ci si è riusciti, ma si è peggiorati in quelle spirituali. In questo tipo di vita non c’è spazio per la sofferenza, perché la sofferenza è perdita della dignità dell’essere umano. E’ questa l’idea che ormai si è insinuata nella mente di molti uomini del terzo millennio.

E come stupirsi allora se le giovani generazioni, davanti a questa errata concezione della vita, che mette al primo posto dei principi educativi stereotipi dell’efficienza, della prestanza fisica, del successo, dell’affermazione del sé, arrivino ad essere consenzienti ad una cultura di morte.

Un tempo si parlava di “eutanasia”, poi si è cominciato a parlare di “suicidio assistito”, oggi si parla di “diritto a morire”, domani di “dovere a morire” per non essere di peso alla società e alla famiglia.

Il termine eutanasia, viene usato da Francis Bacon – filosofo e saggista inglese – nel saggio Of the Proficience and Advanncement of Learning del 1605, in questo saggio a differenza di quanto credono molti, Bacon spronava i medici ad avere una cura speciale per i malati inguaribili, li invitava a farsi carico della loro sofferenza, riducendola il più possibile, li invitava a non abbandonarli a se stessi, dunque a non farli sentire soli e disperati al punto da desiderare la morte. In poche parole incitava i medici ad aiutare i malati nell’andare incontro alla morte serenamente, seguendo il corso naturale della malattia. La “buona morte” - secondo l’etimologia greca -, oggi diventa il perfetto contrario: omicidio, suicidio assistito. Atteggiamenti che sicuramente “fanno rivoltare” nella tomba Bacon, Ippocrate e tutti i pensatori antichi che mai hanno concepito l’eutanasia in questi termini.

Invece di propugnare idee di morte mascherate di carità e compassione, perché invece non si parla di quanto poco si fa per regalare agli ammalati affetto, spiritualità, coraggio, aiuto a riconciliarsi con la vita (negli ultimi istanti).

A che serve ad un malato che si sente schiacciato dal dolore, che ha paura, che è disorientato, un medico che lo imbottisce solo di trattamenti e una società che lo fa sentire indegno di vivere e inefficiente? In cosa lo aiuta un medico che non sappia ascoltarlo, tranquillizzarlo, alleggerirne la sofferenza? La parola cura etimologicamente viene da cuore, curare quindi vuol dire prendersi cura, prendersi a cuore.Questo modo autentico di vivere la professione medica farebbe bene a lui, migliorando la sua professionalità e arricchendo la sua umanità, e al paziente, aiutandolo, sostenendo e spesso salvandogli la vita.

Concludo con un po’ di amarezza rivolgendomi proprio a coloro che sono seminatori di quelle idee di morte spicciola intrinseca di pietà, perché facciano attenzione, stanno ragionando e giocando con cose più grandi di loro. La vita la morte sono concetti da “maneggiare con cura”. Lo slogan “meglio morire” è una trappola da cui la società tutta intera non ne esce indenne.

"La pietà conosce una sola azione: lasciar morire i malati". Parola di Hitler

Forse vi può sembrare esagerato ma la riflessione che facevo in questi giorni è quella di come tanti atteggiamenti e parole usate in queste ultime settimane di forte tensione sul caso Eluana, ricalchino in qualche modo quelle usate dalla propaganda di Hitler.

Oggi se si prova a sostenere che l’eutanasia è un crimine contro l’umanità e che a legalizzarla si rischia una deriva morale, come sotto il regime di Hitler si rischia di ricevere critiche e accuse.

Eppure basta leggere un qualsiasi libro che parla delle idee di Hitler sullo sterminio, per rendersi conto, che la storia se continuiamo così non ci ha insegnato davvero nulla.

Vi ho già parlato in un mio post sull’eugenetica come le idee diffuse di Galton ebbero grande sviluppo negli Stati Uniti e come arrivando in Europa vennero adottate dal nazismo. Hitler nella sua propaganda considerava l’eutanasia una pratica pietosa per eliminare le cosiddette “vite indegne di vita”.

Nel 1924-25 Hitler scrisse nel Mein Kampf: “Se non c’è più forza per combattere per la propria salute, il diritto a vivere viene meno”. E nelle conversazioni condotte fino al 1931 con Hermann Rauschning, allora presidente del Senato di Danzica, Hitler disse che la “pietà conosce una sola azione: lasciar morire i malati”.

Non vi sembra di averle già sentite ultimamente queste parole??

Con una lettera firmata di suo pugno il primo settembre del 1939 Hitler scrisse: “Il Reichsleiter Philip Bouhler - Capo della Cancelleria di Stato - ed il Dottor Karl Brandt - medico personale di Hitler -, sono incaricati a conferire a singoli medici i poteri necessari affinché a pazienti giudicati incurabili secondo il miglior giudizio umano disponibile sia concessa una morte pietosa”. Da quel momento la macchina della “dolce morte” entrò a pieno regime. Prove fornite al processo di Norimberga (1945-1946) stimano che con l’eutanasia furono assassinati 275.000 individui, tra cui 6000 bambini.

Per far accettare il programma di eutanasia, la macchina della propaganda nazista cominciò a produrre film e cortometraggi che riprendevano individui repellenti, malati terminali e sofferenti, individui deformati dalle malattie, con l’idea di mostrare condizioni indegne di vita.

Nel 1941 venne diffuso il film Ich klage an (Lo accuso). In questo film si racconta di un professore di patologia, Heyt, sposato con la giovane Hanna, la quale è malata di sclerosi multipla. Heyt si sforza di curare Hanna, ma ad un certo punto decide di aiutare la moglie a morire. Il fratello di Hanna denuncia Heyt per omicidio. Ma nel corso del dibattito in tribunale i sei giudici concludono che la legge deve essere cambiata per permettere l’eutanasia. Nel film l’ex sindaco della città dove si svolge il dramma prende la parola e dice: “...Per quanto riguarda coloro che desiderano morire perché un tempo sono stati sani e ora non ce la fanno più, ebbene io credo che lo Stato, che ci impone il dovere di morire, debba anche darci il diritto di morire”.

Sarò ripetitiva ma anche queste parole non mi suonano nuove!! E difatti non lo sono, le abbiamo spesso sentite usare dai nostrani fautori dell’eutanasia.

I servizi di sicurezza rilevavano che l’unica vera opposizione contro il film, che era stato visto da 18 milioni di persone, e contro l’eutanasia veniva dalla Chiesa Cattolica. Il vescovo di allora di Munster, Clemens August Von Galen (beatificato il 9 ottobre 2005), denunciò aspramente il programma di eutanasia. Nella predica del 3 agosto 1941, Von Galen tuonò: “Se anche per un’unica volta accettiamo il principio del diritto a uccidere i nostri fratelli improduttivi - benché limitato in partenza solo ai poveri e indifesi malati di mente - allora in linea di principio l’omicidio diventa ammissibile per tutti gli esseri umani. (...) È impossibile immaginare quali abissi di depravazione morale e di generale diffidenza perfino nell’ambito familiare toccheremmo, se tale orribile dottrina fosse tollerata, accettata, messa in pratica”. La predica di Von Galen venne riprodotta su volantini e diffusa dagli aerei della Royal Air Force britannica. Solo la grande popolarità di cui il prelato godeva impedi ai nazisti di impiccarlo.

Il Britisn Medical Journal in un numero speciale del 1996 dedicato al 50esimo anniversario del processo di Norimberga ai medici nazisti, riportava un commento di Hartmut Hanauske-Abel della Cornell University di New York, che diceva così: “Ciò che è avvenuto nel 1933 in Germania può accadere ancora, in Europa e in Nord America. L’ethos della medicina non è saldo e immutabile, ma soggetto a distorsioni da parte delle forze politiche e sociali, e dalle applicazioni devianti della scienza e della tecnologia”. Ancora più chiara Alice Ricciardi von Platen, autrice del libro Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente, in cui spiega: “La propaganda nazionalsocialista ha impresso fortemente nelle coscienze questo modo di pensare e la vita pubblica attuale non offre alcun modello concreto contro i sostenitori del diritto dei più forti. Modificare questa concezione dei malati di mente e più in generale dei malati sarà un lavoro di generazioni, un compito che solo la diversa considerazione dell’uomo potrà realizzare”.

Oggi l’eutanasia in Olanda come ben sapete avviene anche sui bambini, una vera e propria selezione eugenetica. Si parte dal feto eliminando i bambini down, quelli talassemici per arrivare a quelli, già venuti al mondo, che non hanno la dignità di vivere perché non sono perfetti. Se poi l’applichiamo anche agli anziani, ditemi voi se questo non è nazismo.

Allora, è esagerato affermare che le parole e i concetti usati dalla lobby favorevole all’eutanasia sono molti simili a quelle utilizzate da Hitler e dai suoi medici?

E’ esagerato affermare che se si continua a calpestare la vita, quella considerata indegna – da alcuni chiaramente – si arriverà ad una vera e propria deriva morale?

MA E' COSI' DIFFICILE COMPRENDERE CHE IN ITALIA L'EUTANASIA NON C'E'?!

Dopo la Toscana e l’Emilia Romagna, ora il Piemonte. La regione si candida a staccare la spina di Eluana. Peccato che il Presidente Mercede Bresso abbia parlato a titolo del tutto personale. Queste le sue parole: “Se ci viene richiesto, per noi non ci sono problemi..E' giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più (quanta delicatezza in queste sue parole), ma in questo caso c'è stato un lungo iter con una decisione del Tribunale che ha valutato le ragioni di questa situazione".

Cioè la signora Bresso ci sta dicendo che poiché l’iter è stato lungo, questo diventa un motivo per uccidere una persona. Perché altro non è che uccisione, sue testuali parole.

Intanto il professor Marco Ranieri primario di Anestesia e Rianimazione alle Molinette di Torino ha espressamente dichiarato: “Non sono un credente e sono convinto che la vita sia di proprietà dell’individuo. Ma se mi costringessero a far morire Eluana nel mio reparto a Torino non dormirei più la notte. Non le toglierei mai l’alimentazione, né i liquidi”.

Pur comprendendo la tragedia umana, bisogna ricordare che in Italia nessuna legge permette a una struttura o a un operatore sanitario di praticare l’eutanasia, se avviene è un reato!!! Ma questo si dimentica troppo spesso, trincerandosi dietro la sentenza di un Tribunale.

Dal punto di vista umano ed etico poi, si possono fare varie valutazioni, ma a mio avviso la politica oggi, sulla tragedia di Eluana sta giocando carte che hanno a che fare più che con l’etica, con il consenso.

Eluana non è un paniere di consensi, come direbbe qualcuno, né siamo di fronti ad una vittoria o ad una sconfitta elettorale.

Che strano Paese!!

PER VERONESI L'EUTANASIA E' LA DIFESA DEL DIRITTO DEL MALATO!!!..CASPITA..LUI SI CHE NE CAPISCE!!!

LEGGETE UN PO' COSA HA SCRITTO IL “GRANDE” PROF. VERONESI!!!!

“Il Lussemburgo, senza troppo clamore, ha dato un grande esempio di come la società civile possa influenzare non solo le leggi, ma la stessa Costituzione. Lo ha fatto con la legge sull’eutanasia. Dato che il Granduca Enrico di Lussemburgo aveva annunciato di non voler firmare la legge approvata dal Parlamento per legalizzare l’eutanasia, Governo e Parlamento hanno deciso di modificare la Costituzione per ridurre i suoi poteri, in modo che non possa più rinviare le leggi alle camere (potrà solo controfirmarle). Oltre a essere un atto di rispetto per i valori della democrazia, trovo che la vicenda sia anche un raro esempio di volontà popolare a difesa del diritto del malato, al di là di ogni altro diritto, ideologia o fede. Così il Lussemburgo è il terzo Paese dell’Unione europea a depenalizzare l’eutanasia dopo Belgio e Olanda. Altri, probabilmente, li seguiranno in breve tempo. In Italia, invece, chi chiede di affrontare il tema del diritto all’eutanasia non viene visto come un nemico del dolore e della sofferenza”.

Rispetto le idee altrui, ci mancherebbe, ma chiaramente sono proprio agli antipodi rispetto al suo modo di pensare, e non solo sull’eutanasia. La lista sarebbe lunga. Io ci tengo invece a precisare che la vita non è un contenuto negoziabile. Ci potranno anche essere delle leggi, ma nessuna di esse, potrà mai eliminare questo principio di indisponibilità! Il pensiero relativista, vuole convincere a far passare come lecite tutte le posizioni in nome della libertà individuale. Di compassione di cui parlano ce n’è davvero poca.

Il Granduca ci ricorda invece, come esistano ancora ideali, e non soltanto ideologie. E ci chiede anche di credere a una politica diversa, realmente fondata sui valori.

“Dalle nostre parti, purtroppo, politici cattolici di tanta, luminosa coerenza il Parlamento non li ospita da tempo. Al di là del divorziato Casini che difende la famiglia, vale la pena rammentare le ben più gravi gesta di Romano Prodi, il "cattolico adulto"per antonomasia, capace, da Presidente della Commissione Europea, disottoscrivere uno stanziamento di 32 milioni di euro in favore di politiche abortiste. E che dire di Ignazio Marino, il chirurgo prestato alla bioetica che ama conversare col Cardinal Martini, ma ignora l'esistenza dell'eutanasia passiva? Siamo distanti anni luce dal monarca Lussemburghese, ma questo non ci autorizza a disperare; anzi, deve servirci da stimolo, da fiato per una rinnovata rincorsa verso vette valoriali altissime, com'è quella per la tutela incondizionata della vita. Ezra Pound ha scritto:“Se un uomo non è disposto a rischiare per le proprie idee, o queste non valgono nulla, o non vale nulla lui”.

Siamo pronti a rischiare per le nostre idee?

RISOLTI I PROBLEMI DELLA DONNA CHE HA CHIESTO L'EUTANASIA

Sicuramente avete sentito parlare della donna abruzzese, Angela Scalzitti di 58 anni che qualche giorno fa aveva chiesto l’eutanasia, per mettere fine alle sue sofferenze scaturite dall'abbandono delle istituzioni. Attraverso l’impegno di tanti, gente comune e politici, il grido di aiuto di questa donna non è rimasto inascoltato e sono state trovate soluzioni sacrosante ai suoi bisogni.

Questa donna ha un tumore ai polmoni, l'ha scoperto pochi mesi fa e da lì le sue fatiche quotidiane si sono trasformate in calvario, avendo una pensione di soli 250 euro. “Sono malata – afferma Angela - e non so come tirare avanti. Sono cittadina italiana: le istituzioni mi restituiscano dignità e diritti e mi diano la possibilità di curarmi e di essere assistita. Altrimenti mi aiutino a trovare una "morte dolce" con l'eutanasia, anche all'estero, perché non si può morire ogni giorno, di stenti e nell'animo..Ho sempre pensato che sarei stata bene, invece… Mi sono operata e ho dovuto affrontare la chemioterapia. Ogni volta debbo affrontare più di 120 chilometri per andare ed altrettanti per tornare...”.

A metà ottobre l'Asl di Avezzano-Sulmona ha rigettato l'istanza di accompagnamento presentata per la grave patologia, che la costringe appunto a percorrere 240 chilometri per sottoporsi alle terapie che deve sostenere nel reparto di oncologia dell'ospedale di Pescara. Da qui, il 23 dicembre scorso, la decisione di Angela di chiedere l'eutanasia: “Se devo continuare in questa maniera mi si dia la possibilità di una fine decorosa...Dopo l'aggravamento ho sollecitato l'indennità di accompagnamento perché debbo pagare una persona che mi aiuta, ma la domanda è stata rigettata senza troppi approfondimenti. Non so come continuare. Tutto è meglio dell'abbandono. Sono cattolica, convinta. Come si può volere l'eutanasia? Si può. È facile se sei costretta a chiedere l'elemosina, se sei costretta a morire di freddo e di fame, a dire a tua figlia di non tornare a casa perché non hai da darle da mangiare”.

Il Comitato civico interregionale Abruzzo e Molise e i cittadini, dopo il disperato appello, si sono mobilitati in una gara di solidarietà. “Non conosco quale sia la legge - sottolinea Angela - ma se vi fosse una normativa che nega un aiuto per curarsi, allora dico che si tratta di una legge razziale e non cristiana, perché porta gli indifesi, i più deboli e fragili a spegnersi soli e in modo indecente”.

Il Comune di Castel di Sangro, attraverso un contratto di solidarietà con la locale Comunità Montana ha provveduto in questi giorni a garantire alla donna un autista privato per accompagnarla in ospedale. Inoltre il Comune si è impegnato ad accollarsi le spese di giudizio,contro il provvedimento che rifiuta l'assegnazione dell'indennità di accompagnamento alla malata. E tramite l’intervento dell’on. Maurizio Scelli ex commissario straordinario della Croce Rossa, che lunedi è andata a trovare Angela personalmente “le saranno assicurati i viaggi a Pescara per sottoporsi ai cicli di radio e chemioterapia. In più, grazie all'amministrazione comunale di Castel di Sangro, potra' presentare una nota spese interamente rimborsabile attraverso la quale fare fronte alle incombenze quotidiane, quali bollette di gas e luce, oltre che ai costi per sostenere una dieta idonea ai trattamenti medici che sta affrontando, cosi' come indicato dai protocolli sanitari.

“Abbiamo risolto – continua l’on. Scelli - il problema di una donna che ha dimostrato coraggio, dignità e voglia di vivere. Questo meritava dalle istituzioni. Oggi abbiamo ottenuto questo, grazie al sindaco di Castel di Sangro, Umberto Murolo e a tutta la cittadinanza che ha fatto quadrato intorno al problema di Angela”.

“Ho trovato una donna forte, che è riuscita a infondermi una voglia di vivere inaspettata. In relazione al suo caso e a tutti quei casi come il suo - affrema Scelli - è il momento di strutturare una cabina di regia tra regione, province e comuni, affinché tutte le situazioni come quelle di Angela possano venire alla luce ed essere trattate come prevede la Costituzione'.

Secondo l’on. Scelli la strategia vincente passa per il sostegno alle associazioni di volontariato. “Sono queste realtà che operano sul territorio ad avere il termometro della situazione ed è solo grazie al loro impegno se lo Stato puo' organizzare meglio le risorse da destinare al settore sociale. Anzi, sarebbe ora di ricominciare a formare i volontari, coinvolgendo i giovani e dare loro un nuovo significato della vita, che non sia solo frutto del consumismo sfrenato e dell'abuso di droghe o alcol. Riscoprire il desiderio di vivere l'uno per l'altro, nel segno della cooperazione, questo può essere il punto di partenza per il nuovo Consiglio regionale abruzzese, frutto di un ritrovato senso etico e limpidezza amministrativa. Non ho dubbi - continua Scelli - di poter contare sul supporto del presidente Gianni Chiodi, particolarmente attento a questo tipo di interventi”.

Su scala nazionale l'on. Scelli solleciterà Maria Teresa Letta e Francesco Rocca affinché i casi interni di bisogno sociale siano trattati alla stregua dei casi internazionali. “Siamo bravissimi con gli interventi umanitari in tutti i paesi del mondo, senza contare l'efficienza della Protezione civile. E' ora che questi strumenti siano ulteriormente messi a disposizione degli italiani. Per fare questo c'è bisogno di un coordinamento che deve partire dal basso”.

Anche la troupe di Striscia la Notizia, il tg satirico in onda in prima serata su Canale 5, si è interessato di Angela Scalzitti, e oggi si è recato da lei. Le riprese saranno effettuate presso la biblioteca comunale di Castel di Sangro, in piazza Plebiscito, e insieme a Angela ci sara' Andrea Liberatore, l'assessore comunale alle Politiche sociali e per Striscia la notizia Jimmy Ghione.

Concludo affermando che sono migliaia i pensionati, anche non invalidi, che in Italia come Angela, sono ridotti alla fame, dopo una vita di sacrifici e attività lavorative non accompagnate dal versamento dei contributi. Lo Stato non può e non deve rimanere indifferente a tutto questo!!!

IPPOCRATE TESTIMONIANZA AUTEROVOLE DELL'ETICA MEDICA

Il Parlamento del Lussemburgo sta discutendo l’approvazione di una legge per legalizzare l'eutanasia.

Il Granduca Enrico però si è rifiutato di firmare una legge che autorizzasse appunto l’eutanasia ed il suicidio assistito. Tante le manifestazioni di sostegno e di affetto al Granduca, anche da parte del Papa, il quale oggi si è espresso affermando che "la domanda che sale dal cuore dell'uomo nel suo supremo confronto con la sofferenza e la morte" in particolar modo quando la disperazione lo porta a "desiderare di scomparire, è soprattutto una domanda di accompagnamento e un appello a una maggiore solidarietà e di sostegno nella prova".

Con l’eutanasia invece, davanti alla richiesta di morire da parte del malato che è un chiaro appello ad essere liberato dal dolore e dalla paralisi relazionale, e dallo stato depressivo, frequente nel caso di un morente o di una persona anziana abbandonata, la soluzione diventa eliminare la vita e non il dolore!!

La società, ma gli stessi medici, oggi in riferimento ad un malato ragionano troppo in termini di benefici, di costi, di valore sociale dell’individuo.
Allora io mi chiedo: perché non si intensificano le cure palliative? Le varie terapie del dolore? Perché nell’ultima fase della sua vita il malato non viene accompagnato, sostenuto nel percorso che lo conduce alla morte?
In questa direzione c'è ancora molto da fare.

Se alcuni continueranno a rapportare tutto sulla qualità della vita, per cui solo alcune esistenze con certe caratteristiche e standard di benessere vanno vissute, e non ci si soffermerà sulla sacralità della vita che ritiene degna ogn’una si essa…tirate voi le conseguenze..sulla società che vivremo e i suoi valori!

Voglio ricordare il giuramento di Ippocrate, testimonianza autorevole dell’etica medica, che a proposito dell’eutanasia dà un rifiuto esplicito e fermo: Mai, anche se richiesto, somministrerò farmaci letali né commetterò mai cose di questo tipo”.

Gb, eutanasia in diretta tv: è polemica

Su "Sky" un documentario mostra gli
ultimi istanti di vita di un malato di Sla
LONDRA

«Sto morendo» dice Craig Ewert, 59 anni, il protagonista del documentario trasmesso ieri sera sulla rete satellitare inglese Sky Real Lives che mostra la drammatica sequenza di un suicidio assistito. Il documentario si chiama "Right to Die?", diritto di morire?

Il documentario mostra l’addio tra l’uomo e sua moglie: i due si scambiano un bacio, poi a Ewert viene dato un liquido con l’avvertenza che bevendolo morirà. Beve con una cannuccia rosa; poi chiede del succo di mela e un pò di musica. Prima di chiudere gli occhi, l’ultima parola: «grazie». Il regista e il canale Sky insistono che il documentario è un importante contributo al dibattito sull’eutanasia ma, come ci si aspettava, il filmato ha sollevato polemiche e dubbi. Lo stesso premier britannico Gordon Brown, che ha dedicato parte del Question Time alla Camera di ieri all’argomento ribadendo la sua opposizione alle leggi sul suicidio assistito, ha dichiarato: «Credo sia molto importante che tali questioni vengano affrontate con sensibilità e senza sensazionalismi».

Dure critiche dalle associazioni che contestano la "dolce morte" come «Care not killing» (cure non assassinio) il cui direttore Peter Saunders ha protestato, «il film dà l’impressione che ci sia un’enorme richiesta di eutanasie e non è vero, sono pochissime le persone che vanno in Svizzera e ricevono un’enorme attenzione mediatica, è un complotto per riportare la vicenda in Parlamento». Per Dominica Roberts della Pro-Life Alliance, il film «veicola il messaggio che alcune vite non hanno valore. È triste e pericoloso». Il regista da parte sua ha affermato che filmare la morte di Ewert è stata la cosa più difficile che abbia fatto in 26 anni di carriera. «Ma volevo che fosse controverso, e volevo che facesse discutere» ha detto.
Notizia apparsa ieri su Stampa.it. e su tantissime testate nazionali.
Articolo completo e video http://www.lastampa.it/redazione/default.asp sezione Esteri
Non voglio esprimere opinioni su questa notizia, sarebbe quasi scontato il mio giudizio, mi piacerebbe però sapere voi cosa ne pensate.

Ciao a tutti a volte mi viene chiesto quale differenza ci sia tra eutanasia e accanimento terapeutico. A questo proposito vi propongo il link di scienza&vita che a mio avviso spiega bene non solo la differenza ma anche i motivi per i quali sono da condannare entrambi.

Buona lettura

http://archivio.medicinaepersona.org/__C1256C23002924DE.nsf/wAll/IDCW-6VYUC7/%24file/S&V%20su%20eutanasia.pdf

TOGLIERE DIGNITA' ALLA VITA


Il giurista D'Agostino: "Questa sentenza toglie dignità alla vita"


Milano - Chiamarla eutanasia forse sembrava troppo brutale. Ma quello è il suo nome, dice Francesco D'Agostino. Giurista e presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, ieri ha espresso la posizione dell'Unione giuristi cattolici italiani, di cui è presidente, a proposito della decisione della Cassazione sul caso Eluana. «Una sentenza giuridicamente devastante».

Perché?
«Lo è su due piani: giuridico ed etico. Dal punto di vista giuridico perché, di fatto, rende disponibile la vita: ora il papà di Eluana può scegliere se mantenerla in vita o se sospendere l'alimentazione e farla morire. La vita di Eluana ormai dipende dalla volontà insindacabile del padre».

Sul piano etico?
«Suggerisce l'idea che la vita del malato sia priva di dignità. Non è così: la vita umana non perde mai la sua dignità, anche nelle situazioni più atroci. Perciò siamo contrari alla pena di morte: perfino la vita del criminale peggiore va rispettata».

Per quale motivo i Giuristi cattolici criticano le prove considerate decisive dai giudici, quelle sulla volontà di Eluana?
È l'argomento di chi sostiene: non è che la vita di Eluana non sia degna, è che lei non avrebbe voluto quest'esistenza. Ma la vita è un bene indisponibile. E la prova a sostegno di questa tesi è indiziaria e fragile. Se affermassi in tribunale che un amico ha fatto testamento a mio favore, e poi il documento si è perso, un giudice mi darebbe del pazzo. E invece, in una questione molto più importante del denaro, la Cassazione ha ritenuto sufficienti prove così leggere».

Che cos'è l'eutanasia passiva?
«È la morte arrecata con la sospensione delle terapie o delle forme di sostegno vitale indispensabili. Quando non alimenteranno più Eluana comincerà una procedura di eutanasia passiva. Molto lenta. Le togli il sostegno vitale e la condanni a morte».

Quale strada si apre?
«La Cassazione ha sancito il diritto all'autodeterminazione terapeutica, in tutte le fasi della vita: così ha interpretato l'articolo 32 della Costituzione, che vieta le terapie coercitive e non parla di diritto soggettivo all'autodeterminazione. Oggi posso usare questo diritto per rinunciare a un trattamento; ma perché non vendermi anche un rene, se decido io?».

È colpa solo di questa sentenza?
«No, tutto risale alla decisione presa dalla Cassazione nell'autunno scorso, che ha stabilito principi inaccettabili. Primo: che l'alimentazione e l'idratazione siano vere terapie, definizione sulla quale dissentono molti scienziati. Secondo: ha accettato come valide prove indiziare troppo deboli. Terzo: non ha avuto il coraggio di chiamarla eutanasia. Ma i giudici hanno ordinato la somministrazione di farmaci antiepilettici e l'idratazione di corpo e mucose, per evitare sofferenze. Hanno dato il via libera a una dolce morte».

Perché non avrebbero avuto questo coraggio?
«Forse dire: "Puoi procedere all'eutanasia" sarebbe suonato brutale. Magari l'opinione pubblica si sarebbe ribellata».

E per quanto riguarda il consenso informato?
«Eluana parlava di certi argomenti in modo colloquiale: non è mai stata informata adeguatamente da un medico, come prevede il consenso informato. Tutta la riflessione bioetica sul tema è stata umiliata e banalizzata dai giudici».

Hanno sbagliato proprio tutto?
«L'opinione pubblica ne trarrà l'idea che non valga la pena vivere in una situazione del genere, né curare questi malati. Altro errore: si parla di stato vegetativo irreversibile, mentre la scienza lo definisce permanente. Ci sono persone che si risvegliano, anche dopo moltissimi anni. A Eluana hanno tolto anche questa speranza, seppur piccolissima».

È una sentenza ideologica?
«Parte da un'ideologia individualistica e libertaria, portata alle estreme conseguenze. In bioetica è un punto di vista che non ha senso: quello medico-paziente non è un rapporto individualistico, è l'ambito di relazione per eccellenza».


Copyright © 2008 - Il posto che cercavo..bioetica - is proudly powered by Blogger
Smashing Magazine - Design Disease - Blog and Web - Dilectio Blogger Template