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GRAN BRETAGNA/ L’ultima follia faustiana: uccidere un embrione per crearne un altro


IlSussidiario

La notizia è di quelle che ormai non stupiscono più chi ha l’avventura di occuparsi di questioni di bioetica.
Si tratta degli spermatozoi in provetta, battezzati “in vitro derived sperm (IVD)”, l’ultima novità giunta dal Regno Unito.
Un gruppo di ricercatori dell'università di Newcastle ha, infatti, annunciato di essere riuscito a creare, per la prima volta, spermatozoi umani in laboratorio a partire da cellule staminali di embrioni donati da coppie che si sono sottoposte a fecondazione assistita.

L’esperimento, condotto presso il North East England Stem Cell Institute attraverso la distruzione di embrioni umani, ha subito suscitato l’euforia delle organizzazioni lesbiche, le prime ad esultare per la possibilità di generare esseri umani senza maschi e senza padri.
In realtà quest’ultima scoperta rappresenta soltanto l’ultima frontiera della decenza etica nella ricerca scientifica: la creazione di entità biologiche umane in laboratorio, bambini generati da persone mai nate, senza memoria, senza tradizione, senza appartenenza e senza storia.

Come sempre, a simili aberrazioni vengono attribuiti gli intenti più nobili.
Il prof. Karim Nayernia, che dirige il gruppo dei ricercatori, ha definito l’esperimento come "un importante risultato che consentirà agli scienziati di acquisire una maggiore conoscenza del procedimento di formazione degli spermatozoi" ed una "maggiore comprensione delle cause di infertilità fra gli uomini".
Sarah Norcross, direttrice del Progress Educational Trust, è più esplicita e parla di una scoperta capace "di dare speranza ai maschi che soffrono di infertilità e che desiderano figli del loro stesso patrimonio genetico", e "di superare il problema della scarsità di donatori di sperma nel Regno Unito".

La domanda che pone questo ulteriore “progresso” scientifico è drammatica e semplice al tempo stesso. Che senso ha distruggere un embrione per ottenere sperma artificiale al fine di generare un altro embrione? Nessuno, nessunissimo fine se non quello di reiterare l’eterna tentazione faustiana dell’uomo: generare la vita. Si arriverà un giorno a creare in laboratorio un essere umano creato con spermatozoi sintetici e ovociti artificiali? Sarebbe la realizzazione del sogno di Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelso. Fu proprio l’alchimista rinascimentale svizzero il primo a tentare la creazione in laboratorio dell’homunculus, attraverso l’utilizzo di sperma umano imputridito per quaranta giorni in una provetta al calore del ventre equino.

È l’eterna tentazione dell’uomo che attraversa culture, secoli, latitudini. Come il Golem dell’antichissima tradizione mitologica ebraica, che incarna proprio il mito dell'uomo artificiale creato da un altro uomo, come atto di sfida a Dio, tentativo disperato di impossessarsi della sua forza creatrice.
Non è un caso che il termine Golem derivi dalla parola ebraica gelem che significa “materia grezza”, o “embrione”. Sinistre premonizioni.

(Gianfranco Amato - Presidente dell'Associazione Scienza e Vita di Grosseto)

BIOBANCA: NECROPOLI DEL TERZO MILLENNIO!

Embrioni: materiale biologico per alcuni, uomini secondo altri.

Intanto ora si trovano nella Biobanca di Milano in contenitori di ghiaccio, con azoto liquido ad una temperatura di 190 gradi sotto zero.

Sono gli embrioni rifiutati dalle donne che hanno fatto ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale. Individui nati in provetta e senza un utero caldo dentro cui annidarsi. Necropoli del terzo millennio, senza croci e senza nomi, solo numeri e codici.

Prima della legge 40 la tecnica era quella di ottenere un certo numero di ovociti, tanti, così da consentire successivi impianti in caso di mancata gravidanza.

Oggi, coloro che spinsero per l'abolizione della legge, continuano a dire che essa è ”antiscientifica”. Non so voi cosa ne pensiate, ma secondo me chi lo dice ha le idee un po’ confuse.

La scienza è un metodo, non un morale. Con metodi perfettamente scientifici si può perseguire un fine perfettamente immorale. Una legge che permettesse di fare agli scienziati, tutto ciò che vogliono, non è una legge più scientifica di un'altra. Ma evidentemente per questi personaggi, ogni essere umano può essere ridotto ad un semplice mezzo.

Per me invece, come afferma la Chiesa, restano “un’ingiustizia irreparabile”.

Sì perché poi cosa farne? Sono tante le proposte: usarli per la ricerca o destinarli a usi terapeutici? Metterli a disposizione di coppie infertili, come terapia dell’infertilità? Scongelarli e usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri? Adozione prenatale?

Domande enormi!! Oggi una via d’uscita moralmente lecita, non c’è per il destino di queste migliaia di embrioni. RESTANO SOLO UN'INGIUSTIZIA IRREPARABILE.

EMBRIONI DISTRUTTI E ABBANDONATI. PROPRIO NON VI VIENE IL DUBBIO CHE SIA UN PREZZO TROPPO ALTO????!!!!!

La notizia della bambina nata da selezione prenatale, per non avere il gene del cancro al seno, è ancora di grande attualità. Il fatto però, che ancor oggi in alcuni giornali si parli di “bambina geneticamente modificata”, mentre si sa bene che la bimba è nata dopo aver scartato dei fratelli e sorelle che portavano il gene non voluto, la dice lunga.

“Forse non fa piacere spiegare – dice il prof. Carlo Bellieni - fino in fondo che non si è curata una bambina, ma altri piccoli umani si sono stati accantonati e “messi in deposito”. Che ne sarà di loro? Sarebbe bene riflettere su questo, proprio perché il tema del diritto del bambino dovrebbe essere primordiale: in fondo “embrione” in greco vuol dire “colui che fiorisce dentro”, ed è chiaramente un’espressione riferita a un individuo, non ad una “possibilità” o a un “progetto”.

Purtroppo non tutti la pensano allo stesso modo e la vita umana, oggi più che mai, viene sfruttata per servire interessi che le sono estranei. È un atteggiamento che rispecchia il tipo di cultura utilitaristica in cui viviamo. Esseri umani privati di qualsiasi diritto e selezionati in base alla possibilità di opportunità.

La parola di Cristo trova qui una risonanza particolare: “ciò che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me” (mt 25, 40).

EMBRIONE, CHI SEI?

Più che la grandezza dell’essere umano, nell’embrione appare la sua povertà: un essere fragile, vulnerabile, totalmente dipendente, senza voce per chiedere la protezione della società.

Conoscerlo è amarlo, amarlo è amarci attraverso colui che noi stessi siamo stati, proteggerlo è proteggerci.

Questa vita al suo inizio oggi è sempre più minacciata. Eppure una società civile democratica si caratterizza per la capacità ( o almeno così dovrebbe essere) di proteggere i più deboli, le vittime dai potenti.

L’embrione nella sua piccolezza, nella sua fragilità, ci ricorda la gratuità senza limiti dell’amore di Dio. Il Regno non è riservato agli adulti pervenuti alla statura di uomini. “Ciò che piccolo, disprezzato ecco ciò che Dio ha scelto”.

Dio non fa eccezioni di persone, per Lui non ci sono embrioni troppo piccoli, soprannumerari, non voluti o scartati. Se ci riflettiamo nel suo umile inizio l’embrione è la parabola dell’umanità

Quando l’embrione ancora non ha figura umana, tutto ciò che egli sarà è già scritto in lui ma non ancora svelato. In lui è il suo contenuto, il suo sviluppo futuro, ma è ancora una speranza. Allo stesso modo l’uomo. Egli è chiamato alla divinizzazione, a pervenire alla statura di figlio di Dio, ma è ancora una speranza anche se essa è già presente.

L’uomo e l’embrione vivono un tempo di maturazione, nella povertà, nella fragilità, nella vulnerabilità, e hanno bisogno di dimorare nella loro madre per essere nutriti, protetti e crescere.

In mezzo a tutto questo un giorno per entrambi ci sarà la morte. Nel momento della morte, l’uno e l’altro devono attraversare una prova critica di trasformazione per passare ad una vita più libera. E’ la stessa vita che continua e si sviluppa, dalla vita intra-uterina alla vita extra-uterina attraverso la nascita, dalla vita eterna cominciata, alla vita eterna consumata attraverso la morte.

L’embrione vive in sua madre e attraverso di lei, egli riceve tutto. Ma egli non la vede, la conosce parzialmente, imperfettamente, eppure egli è in lei. Dopo il passaggio della nascita, egli la vedrà faccia a faccia. Allo stesso modo l’uomo, vive in Dio, senza vederlo. Dopo il passaggio della morte, egli lo vedrà faccia a faccia.

L’embrione è l’uomo nel suo umile inizio. Egli è il povero, e lui ci ricorda che noi resteremo poveri, lo resteremo per accogliere quella vita eterna, immensa che ci aspetta.

LA RAGIONE DICE DUE COSE

Oggi parlavo con un’amica sulla spinosa questione dell’embrione come essere umano.

Lei non era d’accordo con questa mia affermazione.

Non credo di essere riuscita a convincerla uno perché in quanto biologa ha le sue idee e due perché poi la discussione si è spostata su altro.


Chissà forse le parole del prof. Angelo Vescovi , del san Raffaele di Milano luminare della scienza e del tutto agnostico, possono quanto meno se non farle cambiare posizione almeno accenderle un dubbio:-)


In un'intervista a Daniela Minerva su "L'espresso" il prof. Vescovi dice che "clonare esseri umani per poi distruggerli è un delirio". E alla domanda: "Ma un embrione di sette giorni è un essere umano?", così risponde: "Per la biologia, sì. La vita nasce all'atto della formazione dello zigote, ovvero con la fecondazione. Da quel momento in poi c'è un essere umano. [...] E la mia analisi non si basa su una logica religiosa. A me, scienziato illuminista, la ragione dice due cose: che gli embrioni sono esseri umani e che crearli per poi distruggerli è una sconfitta. [...] La discussione in materia di clonazione terapeutica riporta sempre allo stesso punto: l'embrione è o no un essere umano? La biologia non mi può dire che non lo è".

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