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Eluana Chi ha davvero "usato" il suo dramma

In questi giorni non ho il tempo di poter scrivere un post a causa di impegni lavorativi, però vi propongo un articolo veramente interessante apparso oggi su ilGiornale.it
Se avevamo ancora qualche dubbio sul perchè si è voluto a tutti i costi che la vita di Eluana terminasse, questo articolo ci da quella conferma che molti di noi già avevano nel cuore.

Michele Brambilla

Siamo sicuri che l’obiettivo di chi ha spalleggiato Beppino Englaro sia stato quello di "liberare Eluana"? Che sia stato un gesto di pietà? Una risposta interessante viene da un libro appena uscito che s’intitola "Il caso Eluana Englaro" (editore Pendragon, 244 pagine, 13 euro), scritto da Maurizio Mori, professore di Bioetica all’Università di Torino e presidente della Consulta di bioetica onlus. Il libro ha la prefazione di Beppino Englaro, il quale scrive che proprio grazie a Mori lui e la moglie hanno potuto "trovare un senso agli eventi che si succedevano". Che non si tratti di un testo medico, lo dice lo stesso Englaro, il quale lo definisce ben due volte "una riflessione filosofica".

E allora vediamo qual è la filosofia che ha ispirato il professor Mori. Già il sottotitolo, in copertina, lascia capire dove si vuole andare a parare: il caso di Eluana Englaro è definito "la Porta Pia del vitalismo ippocratico", ovvero "perché è moralmente giusto sospendere ogni intervento". Se dalla copertina passiamo all’interno, tutto viene immediatamente chiarito. L’alimentazione e l’idratazione vanno sospese per il bene di Eluana? Per far cessare un’atroce sofferenza? Sembra di no, visto che il professor Mori scrive: "Più che di per sé (di persone ne muoiono tante, anche in situazioni ben peggiori), il caso Eluana è importante per il suo significato simbolico. Da questo punto di vista è l’analogo del caso creatosi con la breccia di Porta Pia attraverso cui il 20 settembre 1870 i bersaglieri entrarono nella Roma papalina".

L’obiettivo comincia a ben delinearsi, dunque. Continua Mori: "Come Porta Pia è importante non tanto come azione militare quanto come atto simbolico che ha posto fine al potere temporale dei papi e alla concezione sacrale del potere politico, così il caso Eluana apre una breccia che pone fine al potere (medico e religioso) sui corpi delle persone e (soprattutto) alla concezione sacrale della vita umana".Prosegue Mori: "Sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiali implica abbattere una concezione dell’umanità e cambiare l’idea di vita e di morte ricevuta dalla tradizione millenaria che affonda le radici nell’ippocratismo e anche prima nella visione dell’homo religiosus, per affermarne una nuova da costruire".

E ancora: "Come Porta Pia segna la fine del papa re e di un paradigma del ruolo sacrale della religione in politica, gettando le basi di un’aurorale democrazia in Italia, così il caso Eluana segna la fine (sul piano teorico) del paternalismo in medicina e di un paradigma medico fondato sul vitalismo ippocratico, gettando le basi di un aurorale controllo della propria vita da parte delle persone".Insomma Eluana usata per aprire una nuova breccia di Porta Pia. La vittoria pare certa: "Se vale l’analogia, allora si può anche azzardare una previsione: è facile che, prima o poi, anche sulla “breccia di Eluana” ci sarà la conciliazione", leggiamo nel libro. Si spiega che "i cattolici romani" dopo il periodo di scontro "verranno dapprima a più miti consigli e poi, forse, anche a riconoscere che l’autodeterminazione sulla vita è centrale per la realizzazione personale. Può darsi anche che in qualche modo riconosceranno di avere sbagliato". Insomma finirà con la Chiesa che alza bandiera bianca.

Sembrano frasi tanto imprudenti da essere inventate da qualche pamphlettista cattolico in cerca di prove su un complotto anticlericale. Invece sono reali, stampate nero su bianco in un libro che porta la prefazione del papà di Eluana. Credo che nessuno possa sostenere che noi del Giornale abbiamo mai mancato di rispetto e comprensione per Beppino Englaro e per il suo dramma. Non abbiamo condiviso il decreto che ha autorizzato la morte di Eluana, ma non abbiamo mai dato dell’assassino a nessuno, anzi abbiamo sempre riconosciuto che la vicenda era talmente oscura da rendere comprensibile ogni punto di vista. Beppino Englaro non ce la faceva più, forse non ce l’ha mai fatta, se è vero che già diciassette anni fa - come sostiene il medico rianimatore - chiese l’interruzione delle cure. Se pretendessimo di giudicare questo povero papà, mancheremmo del più elementare senso di misericordia.

Ma il punto non è Beppino Englaro. E neppure se è giusto o no quello che scrive il professor Mori: su questo, ognuno può pensarla come crede. Il punto è un altro. È che s’è detto che chi si è battuto contro la sospensione dell’alimentazione per Eluana si è comportato da "sciacallo"; che ha "usato" un dramma privato per finalità politiche o ideologiche. Viceversa, i fautori della presunta "dolce morte" di Eluana hanno sbandierato di non avere altro interesse al di fuori della pietà. Ora, noi non usiamo la parola "sciacalli". Ma possiamo dire che forse i ruoli vanno invertiti? Che a fare del caso di Eluana una battaglia ideologica sono stati coloro che hanno manifestato amicizia e solidarietà a Beppino Englaro e che ora - stando a quanto leggiamo su Repubblica - stanno pure cercando di convincerlo a far causa ai giornali "nemici" per tirar su un po’ di soldi da utilizzare in una fondazione?

Signor Englaro: la nostra solidarietà e il nostro affetto per lei non sono parole di circostanza. Possiamo capire il suo aver voluto staccare la spina. Ma ci ha fatto male leggere, ieri, che lei "non perdona" le suore che "per diciassette anni hanno messo le mani addosso a Eluana". Erano mani che pulivano, pettinavano, nutrivano, prevenivano le piaghe, e a muoverle era l’amore.
Le mani di chi scrive che Eluana era "un significato simbolico" sono mosse, invece, dall’ideologia. Forse non perdonerà neppure noi signor Englaro, ma crediamo che l’amore possa dare "un senso agli eventi" più di qualsiasi ideologia.

Mangiaostie a tradimento

Stiamo costruendo per i nostri figli una società che disprezza la vita, e rifiuta la carità cristiana. E’ necessario che tutti le donne e gli uomini di buona volontà non facciano cadere il silenzio su quanto è accaduto ieri 9 febbraio 2009..ma testimonino con coraggio e senza compromessi il Vangelo della vita.

"Mi riferisco ai mangiaostie a tradimento, ai cattodisidratatori, agli uomini che hanno platealmente abbandonato Cristo per mettersi ad adorare la Costituzione (neanche un vitello d’oro, un vecchio pezzo di carta) organizzando in suo onore un bel sacrificio umano. Ciampi e Scalfaro, i due emeriti che per riflesso castale hanno subito solidarizzato con Napolitano, sono i farisei a cui si rivolge Gesù sul lago di Tiberiade: “Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti!”. Sembra che ogni domenica gli emeriti, cattolici praticantissimi, sporgano la linguetta per ricevervi l’ostia consacrata ma devo avvisarli che da oggi la linguetta dovranno tenerla riposta.

Penseranno mica che gli unici esclusi dalla comunione siano i divorziati risposati? Forse Scalfaro sì, penserà così, per il suo cattolicesimo tutto moralismo e nessuna sostanza che lo portò, un giorno lontano, a inveire contro una donna colpevole di scollatura eccessiva. Si ripassi il catechismo: “L’omicida e coloro che volontariamente cooperano all’uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo”. Inoltre: “Preoccupazioni eugenetiche o di igiene pubblica non possono giustificare nessuna uccisione, fosse anche comandata dai pubblici poteri”. Ancora: “La legge morale vieta di rifiutare l’assistenza a una persona in pericolo”. Risultato: per Ciampi e Scalfaro niente comunione fino a data da destinarsi, per le signore scollate e scollatissime sì.

Il terzo emerito, nel senso di vescovo, è monsignor Giuseppe Casale, il Williamson di Puglia, un altro che fa danni ogni volta che apre bocca. Noi di Trani lo conosciamo bene: è il classico vescovo democristiano, corrente morotea, lo ascoltavi e ti veniva voglia di diventare missino, brigatista, buddista, tutto meno che democratico e cristiano. Ha convertito all’ateismo migliaia di foggiani. “Neanche io vorrei vivere attaccato alle macchine come Eluana, anche per me chiederei di staccare la spina”. Di che macchine parla? Non sa niente (la ragazza non viveva attaccata alle macchine!) però parla. Ha un bel dire il cardinal Ruini che “la chiesa non può consentire – tanto più quando un caso ha rilevanza pubblica – che si rivendichi nello stesso tempo l’appartenenza al cattolicesimo e l’autonomia nel decidere sulla propria vita”. Qui bisogna passare al fare: degradare i prelati che seminano scandalo e zizzania. Gesù per gente simile parla di una macina al collo e un tuffo dove l’acqua è più blu, ma anche Pio XI ebbe un’idea non male: convocò il riottoso cardinale Billot che entrò nello studio papale con zucchetto, anello e croce pettorale e ne uscì senza: semplice prete. C’è bisogno di umili lavoratori nella vigna del Signore. Riccardo Muti, vincitore del Premio internazionale medaglia d’oro al merito della cultura cattolica, si candida a nostro piccolissimo Karajan. Il direttore austriaco faceva le cose più in grande, nel ’55 gli ebrei lo accolsero alla Carnegie Hall gridando: “Ha aiutato Hitler a sterminare milioni di persone”. Muti, avendo al San Carlo abbracciato Napolitano e inneggiato alla Costituzione che uccide, eventualmente lo si potrà accusare di complicità morale nella morte di una disabile sola. Un dilettante.

All’interno del Pd (Partito democratico o Protocollo di disidratazione) alcuni cattolici dopo lunga riflessione hanno elaborato la seguente linea: “Meglio far morire Eluana che dar ragione anche solo per una volta a Berlusconi”. Livia Turco ci tiene che Crono mangi sua figlia, diamine, ha pure l’autorizzazione della magistratura. Altri determinati all’assetamento si chiamano Dario Franceschini, Ignazio Marino e Roberta Pinotti, quest’ultima per ragioni di bon ton: “Sono cattolica ma voto no e giudico una caduta di stile quella della Chiesa”. Gesù sul calvario le sta chiedendo di dargli da bere e lei risponde che la domanda è malposta. Che impressione, che paura, vedere quante persone lasciano la parrocchia per convertirsi a una specie di religione azteca.

Camillo Langone

Su Eluana una sconfitta onorevole e una vittoria orfana

Giancarlo Loquenzi
10 Febbraio 2009

La morte di Eluana illumina il vero paradosso della lunga battaglia che una parte della politica italiana – sulla scia dell’ostinata volontà di Beppino Englaro – ha intrapreso in nome del diritto e dei diritti. Oggi che hanno vinto non hanno nulla da festeggiare; oggi che hanno ottenuto ciò che volevano non sanno che farsene.

I giornali che per mesi hanno fatto il tifo per Beppino oggi sono straniti e imbarazzati. Come l’Unità che usurpa il lutto, mettendo a nero la sua prima pagina con la sola scritta “In pace”. La stessa Unità che ieri era rutilante di rosso e invocava la piazza a difesa della Costituzione. Il Riformista tenta l’apertura poetica e risulta elusivo: la solita foto sorridente di Eluana e il titolo vago: “Se n’è andata”. Repubblica si ostina a trovare motivo di giubilo ma diventa macabra: “Eluana, il calvario è finito”. Il Manifesto è l’unico che non si contiene e scrive: “Miracolo Eluana, ha beffato Berlusconi”, e nel pezzo si dice con sollievo: “è morta appena in tempo”, prima cioè che qualcosa potesse salvarla e a Berlusconi fosse risparmiata la beffa della sua morte.


Oggi nei titoli nessuno usa la parola morte. Eluana era morta solo quando era viva, ora, semplicemente è “libera” o “se n’è andata”.

Sul versante della politica la scena è altrettanto desolante. Ieri il Pd era pronto a scendere in piazza con i dariofò, gli eco e i colombo, per difendere la Costituzione e il diritto di Napolitano a bloccare il decreto che avrebbe potuto salvare Eluana. E oggi, invece, si impegna a dimostrare che Eluana è morta per colpa di governo e maggioranza, che non hanno fatto abbastanza in fretta ad approvare la legge sul testamento biologico. E’ il mondo sottosopra. E’ il segno che il corpo senza vita (oggi si può dire, ieri no) di Eluana è troppo ingombrante anche per chi tanto fortemente aveva difeso il suo diritto a morire.

Ieri sera a Porta a Porta, l’unica tesi che gli esponenti del Pd erano in grado di articolare era questa: il governo e la maggioranza hanno perso tempo, Eluana è morta per colpa loro. Di nuovo un paradosso indicibile: la colpa è del ritardo di una legge che il Pd avrebbe largamente bocciato. La colpa sarebbe dell’inazione del governo, quando poche ore prima della morte di Eluana, Massimo D’Alema denunciava al contrario “l’accanimento del governo che interviene addirittura in forza di legge per sottrarre un corpo che oramai vive di vita artificiale” al suo destino. La corsa di Berlusconi contro il tempo era definita da D’Alema “persecuzione contro una famiglia”.

Il Pd ha disdetto la sua manifestazione: forse perché oggi la Costituzione non ha più bisogno di essere difesa. O forse perché non ne aveva bisogno neanche ieri. E anche una manifestazione per difendere Napolitano , nel giorno della morte di Eluana, poteva essere imbarazzante. Così si capisce che l'attentato alla Costituzione non era il disegno segreto di Berlusconi, ma il pretesto palese dell'opposizione per manifestare per il diritto alla morte senza dirlo.

Sui cartelli si scrive più facilmente "viva", che non "morte". Così come è paradossale che i difensori della centralità del Parlamento contro i colpi di mano decretizi di Berlusconi non tenessero in alcun conto che la maggioranza di quello stesso Parlamento era pronta a votare la legge, e la stragrande maggioranza era concorde che in un caso come quello di Eluana, senza volontà esplicitamente dichiarata, non sarebbe stato possibile togliere acqua e nutrizione. Paradossale: liberali, radicali, garantisti, tutti in piazza a difendere una sentenza della Cassazione.

E’ una battaglia, quella per la morte di Eluana, in cui i vincitori preferiscono mascherarsi da sconfitti. Così incredibilmente, sui giornali, nei commenti, nelle rassegne stampa radiofoniche, si continua ancora oggi a recriminare sulle ingerenze vaticane, sullo strapotere dei vescovi, sull’Italia ridotta a stato teocratico, come se Eluana fosse stata strappata, ancora viva, ai suoi medici da un drappello di guardie svizzere.

Il laicismo trionfante sembra aver vergogna di se stesso. Per la prima volta è la sconfitta ad avere molti padri, tutti quelli che a viso aperto hanno tentato l’impossibile per salvare Eluana, quelli che si sono presi le loro responsabilità, quelli che erano pronti a scendere in piazza per la sua vita, quelli che sono andati allo scontro senza tiepidezze. La vittoria, invece, questa volta è orfana.

UNA MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA', PER LA VITA E PER ELUANA

Una manifestazione per la libertà, per la vita e per Eluana

MARTEDI' 10 FEBBRAIO 2009, ORE 18:00,
Piazza del Pantheon, Roma
Promossa da "Tempi" e "l'Occidentale"


Eluana muore. Questa è la sola verità. Eluana muore per fame e per sete. Eluana muore così perché un tribunale ha acconsentito che morisse così. Muore, Eluana, perché il decreto che le salverebbe la vita non è stato firmato. E' rispetto della Costituzione uccidere una donna in questo modo? E' rispetto della Costituzione un decreto del potere giudiziario che introduce di fatto in Italia l'eutanasia, violando così la democrazia e le prerogative del parlamento sovrano, eletto dal popolo, il solo deputato per Costituzione a fare e modificare le leggi? E' per questo che domani scenderanno in piazza i "difensori della Costituzione"?

C'è solo questo fatto chiaro, lampante come la tragedia che sta accadendo adesso a Udine: la condanna a morte per sete e per fame di Eluana. In una clinica di Udine si sta volenterosamente e deliberatamente togliendo la vita a una donna gravemente disabile che da diciassette anni, nel totale silenzio e riserbo dell'amore, veniva curata, accudita, coccolata da altre donne come lei, le suore misericordine. Si può pensarla come si vuole in materia di diritti. Ma arrivare a negare la carità delle donne che avrebbero continuata a curare, accudire, amare Eluana Englaro, questa è disumanità. Questo è negare la vita. Questo è negare la libertà.

Per libertà e per la vita di Eluana e di tutti, il settimanale
tempi.it diretto da Luigi Amicone e il quotidiano on-line l'Occidentale diretto da Giancarlo Loquenzi, promuovono una manifestazione pubblica domani martedì 10 febbraio alle 18:00 in Piazza del Pantheon.

Eluana più vicina alla fine. Ora si teme il blocco renale

Stralcio di un articolo apparso ieri su ilGiornale.it

Perché quel rantolo, quel respiro, che ieri è cominciato a diventare sempre più affannoso, segnala al mondo, una volta di più, che in quel letto, recuperato non si sa ancora bene con quale osservanza delle procedure amministrative all’istituto geriatrico la «Quiete», non c’è solo e semplicemente un corpo ma, al contrario c’è ancora una vita. Alla deriva, certo, ma pur sempre una vita da rispettare.

Ieri l’équipe del professor Amato De Monte è entrata in azione con i sedativi. Sedativi per far fronte agli spasmi, per difenderla ma soprattutto per difendersi dall’orribile spettacolo di un corpo che comincia, piano piano, per quei riflessi condizionati che nessuno sa spiegare, ad assumere una posizione fetale. Ha cominciato a contrarsi il corpo di Eluana. E le sue gambe hanno cominciato ad avvicinarsi al petto per via di contrazioni incontrollabili che somigliano in tutto e per tutto al preludio di attacchi epilettici.E il suo corpo, macchina perfetta come ogni corpo che circola per le strade di questo mondo, ha cominciato a domandare altrove quei liquidi che non ha più, che non le vengono più dati per sentenza.

Quei liquidi che possono, o meglio potrebbero, consentirle ancora di tirare avanti per qualche tempo. Quanto tempo di «quel qualche tempo» è difficile ovviamente saperlo. Per dirla scientificamente da ieri pomeriggio, se vogliamo essere dannatamente precisi nel tardo pomeriggio di ieri, Eluana è entrata in uno stato di ipotensione. Che significa ridotta pressione sanguigna. Che significa, per essere ancora più espliciti, l’inizio del punto di non ritorno di qualsiasi funzione renale.

Quindi al di là del rapporto dei carabinieri dei Nas che alla «Quiete» hanno annusato puzza di irregolarità e al di là dei minuetti linguistici di cui ieri ha dato ampia prova il governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Tondo, è un dato di fatto che, da oggi, le condizioni di Eluana Englaro cominceranno ad imboccare una strada di problematica reversibilità. Mentre leggete queste righe il problema della sua funzionalità renale sarà già un problema serio. Ovvero sarà già un’insufficienza renale a tutti gli effetti in grado di provocare un primo blocco renale.

Vero è che in un qualsiasi ospedale «normale», ma non certo alla «Quiete» che è poco più di un parcheggio per gente in attesa di traghettare nell’aldilà, all’insufficienza renale si potrebbe far fronte con la dialisi. Ma per Eluana, condannata a morte senza possibilità di appello non è prevista una rimonta verso la vita. Non è prevista la dialisi. Non è prevista, chiariamolo una volta di più, qualsiasi forma di intervento terapeutico che vada oltre il mero, semplice e sconfortante monitoraggio.

Come, per intenderci, se al posto di medici e infermieri ci fossero dei notai. In camice bianco, certo, ma pur sempre e solo dei notai chiamati a ratificare e a registrare, alla moviola dell’orrore, questo andamento lento. Verso un inesorabile capolinea.Deciso, o per meglio dire imposto, da una squadra di manovratori della vita altrui.

Quanta strumentalizzazione in questi giorni. Io dico ancora il mio "sì" alla vita.

Mi appresto a scrivere questo post dopo quattro giorni di assenza segnati da un lutto che mi ha provato nel corpo e nell’anima. E forse è proprio questa vita che si è spenta a soli 27 anni, e che ha portato dalla famiglia a tutti quelli che lo conoscevano nello sconforto più totale, che mi dà lo stimolo ad impegnarmi ancora di più a favore della vita e a prendere posizione su ciò che è accaduto in questi ultimi giorni sul caso Eluana Englaro.

Partiamo dalla sentenza della Cassazione che ha dato il via a tutto questo. Secondo Vassalli presidente emerito della Corte Costituzionale “non si sa da quali principi del diritto vigente si possano trarre decisioni simili a quelle riguardanti il caso Englaro. Le si può forse trarre da principi umanitari e ideali, ma non in base al diritto vigente. Se pure esistessero disposizioni scritte sulla volontà della persona, avrebbero comunque bisogno di essere inquadrate in una legge che permette una simile cosa. Ma oggi nessuna legge permette che, su volontà del paziente, gli venga tolta la vita".

Ricordo tra l’altro che il Codice Penale sanziona l’“aiuto al suicidio”, il quale, quindi, rimane una fattispecie penalmente rilevante e perseguibile.

Inoltre afferma oggi Gaetano Quagliariello “nessuno dei tanti disegni di legge sul fine vita presentati da esponenti di ogni orientamento - neanche il più estremo e il più radicale -, avrebbe mai consentito ciò che la Cassazione ha invece autorizzato: che si possa giungere a far morire una persona ricostruendo ex post, su base indiziaria, la sua presunta volontà, ricavata da un presunto stile di vita. Neanche se fosse legge il disegno di Ignazio Marino, o addirittura quello di chi vorrebbe l'introduzione dell'eutanasia nel nostro ordinamento, il dramma di Eluana avrebbe potuto concludersi così come la Cassazione ha stabilito”.

Detto questo entriamo nel merito di questi giorni.

Lo scontro istituzionale che si é determinato tra il Governo, nella persona del Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, ed il Quirinale, nella persona del Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, a seguito del “no” di quest'ultimo al decreto-legge emanato dal primo, mi invita ad una presa di posizione.

Da sinistra tutti pronti ad alzare le barricate contro la decisione di Berlusconi. Forse pochi di costoro si sono accorti che chi ha agito in modo non previsto dalla Costituzione è stato lo stesso presidente Napolitano. Se Napolitano avesse opposto il suo rifiuto dopo l'approvazione del decreto, avrebbe esercitato in modo corretto e legittimo i poteri che la Costituzione gli attribuisce. Averlo fatto prima, mentre il Consiglio dei Ministri deliberava, è stata una ingerenza illegittima e, di fatto, è stato letto come una “esautorazione” del Governo.
Al Governo era stato più che esplicitamente richiesto di rinunciare ad una sua facoltà, quella di legiferare.

Il decreto poi dopo il no di Napolitano, è diventato Disegno di legge che deve essere approvato da Camera e Senato in questi giorni. Facendo una corsa contro il tempo, potrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta già giovedì e a quel punto sarebbe Legge. Legge che fermerebbe il protocollo di interruzione dell’alimentazione e forse non sarebbe troppo tardi per Eluana.

Fin qui la cronaca di questi giorni e quello che potrà succedere nei prossimi.

Il pensiero però è lì ad Eluana che intanto sta morendo. Mi chiedo non come credente ma come cittadina di questa Nazione, se uno Stato di diritto, che ha alla base della sua Costituzione la vita, possa permettere che accada quanto sta accadendo nella clinica “La Quiete”?

No e sono indignata, e amareggiata dal fatto che in Italia concetti come democrazia legalità e giustizia siano solo elementi di facciata, una mascherata patetica alla realtà effettiva che poggia su una grande crisi educativa e valoriale, una crisi che si crede di risolvere sovrapponendole una realtà fasulla e ipocrita di tolleranza, di rispetto dell’individuo. Valori cristiani di cui non sanno neanche il significato. L’atteggiamento tipico di molti contemporanei, protagonisti di questo inizio secolo, e di questi giorni è quello delle spallucce: “Decida la famiglia” “Rispettiamo il padre”.

Fortunatamente però ci si è mossi, forse troppo tardi, forse questa legge non servirà ad Eluana o forse sì, ma sicuramente servirà per tanti altri ed eviterà l'introduzione dell’eutanasia e della pena di morte a colpi di sentenze.

Arciv. Rino Fisichella: "Basta mentire: questa è eutanasia"

il Giornale.it

Milano - «Non mi permetterei mai di giudicare gli stati d’animo dei familiari. Ma non posso fare a meno di dire che ci troviamo di fronte a un caso di eutanasia a tutti gli effetti. Eluana non è un vegetale, è una persona». L’arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, sta seguendo le ultime tappe della via crucis di Eluana Englaro, la giovane in coma profondo da 17 anni, giunta all’alba di ieri a Udine, nella casa di cura dove le saranno interrotti i trattamenti di alimentazione e idratazione che la tengono in vita.

Posso chiederle qual è il suo stato d’animo in questo momento?«Avverto una crescente confusione. Negli ultimi giorni abbiamo saputo di giovani italiani e non italiani che si divertono a stuprare le ragazze, di altri giovani che per gioco danno fuoco a un pover’uomo che sta dormendo, e da ultimo assistiamo alla decisione di voler far morire di fame e di sete una giovane che respira da sola. Bisogna davvero rimboccarsi le maniche per far comprendere che cosa siano il rispetto e il valore della vita».

La magistratura ha «invaso» un campo non suo? «Il Parlamento sta approntando una legge sul fine vita, che apprezzo per il suo grande equilibrio, e che giustamente dice di sì alle disposizioni del cittadino che vuole esprimere un proprio giudizio circa le cure più o meno proporzionate da applicargli nel caso si venisse a trovare in certe situazioni, ma che dice che alimentazione e idratazione non sono terapie e che dunque non si possono negare. Perché un altro organo istituzionale ha deciso di togliere acqua e cibo a Eluana? Hanno scritto nella sentenza che la giovane non soffre, ma obbligano i medici a darle degli analgesici durante l’agonia che purtroppo non sarà breve».

La famiglia Englaro chiede silenzio e rispetto in questo momento. «Per sei mesi le notizie su Eluana sono rimbalzate su Tg e giornali. Si è voluto dare al caso il più ampio spazio possibile per obbligare il Parlamento a fare una legge vicina alla tesi ideologica radicale. E adesso si chiede il silenzio? Come può esserci silenzio mentre tramite una sentenza e in mancanza di una legge, vengono tolti acqua e cibo a una donna interpretando un desiderio da lei espresso diciassette anni fa? Non ci possono chiedere di stare zitti».

Ammetterà che diciassette anni sono tanti, sono lunghi. Non è comprensibile l’atteggiamento del padre di Eluana? «Non dirò nulla di personale, non mi permetto di giudicare i sentimenti di chi è coinvolto. La famiglia merita rispetto, sono persone provate e non è giusto interferire nel loro dolore. Ma proprio il fatto di aver voluto questo caso sotto i riflettori, lo rende di dominio pubblico. Ci troviamo di fronte a un caso di eutanasia, a tutti gli effetti è eutanasia. Possiamo giocare con le parole, ma non cambiare la realtà. Si sta per togliere un elemento vitale a una persona, a una donna che ha una vita personale... ».

Però dal gennaio 1992 è immobilizzata a letto in stato vegetativo... «Come diversi scienziati attestano e come affermano anche medici che hanno visitato Eluana, c’è in lei un’attività cerebrale. Purtroppo noi parliamo di stato vegetativo, ma lei non è un vegetale, è una persona. Io capisco gli stati d’animo dei familiari, capisco la rassegnazione nel vedere che un figlio è immobilizzato in quelle condizioni. Ma le suore dell’istituto Talamoni di Lecco dove Eluana è stata accudita durante questi anni avevano chiesto al padre di lasciarla a loro. Temo che si vada avanti solo in nome di un principio».

Una volta approvata la legge sul fine vita, questo resterà l’unico caso del genere? «La legge, come ho detto, non considera alimentazione e idratazione delle terapie, ma come un sostegno vitale che non può essere negato. In mancanza di una legge, la magistratura aveva il dovere di chiedere al Parlamento di legiferare, invece non l’ha fatto e ha emesso una sentenza».

L’onorevole Coscioni, dalla Tv, le ha voluto ricordare l’esempio di Giovanni Paolo II, che alla fine disse: «Lasciatemi andare al Padre». Come risponde? «Vorrei invitare l’onorevole Coscioni a non citare invano e del tutto fuori luogo l’esempio di Giovanni Paolo II che si trovava in fin di vita e chiese che non gli fosse praticato accanimento terapeutico. Il caso di Eluana è ben diverso e mi meraviglia che l’onorevole non riesca a comprenderlo».

Eluana è partita e forse non ritornerà.

Eluana è partita e forse non ritornerà. Partire senza tornare verso un porto chiamato “quiete”. Quiete, come il nome della clinica di Udine in cui stamattina è giunta e in cui lascerà la sua vita. Ma siamo certi che Eluana questa "quiete" la desideri?

Nella notte un’ambulanza l’ha trasferita dalla clinica di Lecco dove era ricoverata alla struttura residenziale.

“E' a tutti evidente che qualsiasi azione volta ad interrompere l'alimentazione e l'idratazione si configurerebbe, al di là delle intenzioni, come un atto di eutanasia”. E' quanto afferma il Segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, in una nota ufficiale diffusa oggi alla stampa sul caso Englaro, che, si legge, rappresenta la posizione dei vescovi italiani. “Per parte nostra - prosegue il testo - osiamo ancora sperare nella forza della preghiera che vince le resistenze più nascoste e siamo vicini alla famiglia così duramente provata e alle suore di Lecco che hanno amorevolmente assistita Eluana Englaro fino a ieri”.

Nei prossimi giorni se Eluana sarà lasciata morire, non sarà la semplice sconfitta di chi ha lottato affinché questo non avvenisse, ma sarà la vita stessa ad essere sconfitta in ogni sua forma.

Come sarà lasciata morire Eluana? Le procedure per la sospensione dell'alimentazione erano già in parte previste nella sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il protocollo avverrà con queste modalità: per i primi tre giorni Eluana continuerà ad essere nutrita. Poi l'alimentazione via flebo, che avviene ora con un sondino naso-gastrico, verrà sospesa. Il sondino, comunque, non verrà staccato. Gradualmente saranno sospesi alcuni farmaci, ma saranno mantenuti quelli antiepilettici e sedativi. Una volta eliminato il sondino, i medici dovranno eliminare eventuali disagi da carenza di liquidi, umidificando le mucose. Secondo le previsioni dei medici, potrebbero passare 15-20 giorni prima che Eluana si spenga.

Nel mio cuore spero ancora che tutto questo non avvenga. Al momento la certezza assoluta che questo accada veramente in effetti non c’è, anche perché il ministero della Salute non sembra volersi arrendere.

C'è una “incompatibilità oggettiva tra il Servizio sanitario nazionale e l'applicazione del decreto della Corte d'appello di Milano che autorizza la sospensione di nutrizione e idratazione artificiale ad Eluana Englaro”: dichiara il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. “Chiederemo informazioni dettagliate alla Clinica La Quiete di Udine, sul protocollo e le modalità amministrative, e chiederemo se è vero che Eluana Englaro non è stata ricoverata a scopo di cura. Vigileremo e, come ministero - ha detto Roccella - faremo in modo di assicurare che siano rispettate le regole del Ssn”.

Ieri Roccella aveva inviato una lettera al Corriere della Sera in cui commentava l'affermazione del dottor Grechi, il Presidente della Corte d'appello di Milano che ha dichiarato: “Le sentenze non si commentano, si impugnano". "Vorrei sommessamente ricordare - scrive Roccella - che la democrazia di fonda sul libero gioco delle opinioni, dunque sulla possibilità che qualunque provvedimento si possa criticare". Il Sottosegretario ha ricordato nella sua lettera che molte volte "è stato proprio il dibattito pubblico a far emergere l'errore giudiziario”.

Secondo Roccella le condizioni cliniche di Eluana “potrebbero in qualunque momento subire dei cambiamenti” e il decreto della Corte d'appello “non comporta un obbligo di attuazione per nessuno”. Poiché Eluana non ha lasciato nulla di scritto, nessun consenso informato, “è fondamentale - sottolinea Roccella - che non si decida della sua vita senza dissipare ogni dubbio”. Il Sottosegretario si riferisce ad alcune testimonianze, “fornite da persone assai vicine alla ragazza, che mettono in discussione l'accertamento della sua volontà, così come l'ha ricostruita la Corte d'appello”.

Mentre alcuni brindano per questo trasferimento di Eluana, io chiudo questo post con tanta amarezza nel cuore, affidando nella preghiera Eluana e le tante migliaia di persone che come lei vivono assistite amorevolmente nelle famiglie e negli Hospice, e gli stessi familiari che lottano a favore della vita dei loro cari.

ANCORA UNA VOLTA SIAMO IL PAESE DELLE IDEOLOGIE!

“La procura di Roma ha iscritto sul registro degli indagati il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nell'ambito della vicenda di Eluana Englaro”. Lo riferisce l'Aduc in una nota, spiegando che “il fascicolo è stato aperto a seguito delle denunce dell'Aduc e dei Radicali per violenza privata, dopo che il ministro aveva minacciato la clinica di Udine con la revoca dell'accreditamento con il Servizio sanitario nazionale qualora avesse eseguito il decreto della Corte d'Appello di Milano in cui si decreta l'interruzione dei trattamenti sanitari cui è sottoposta Englaro suo malgrado”.

Al di là di quelle che siano le motivazioni da ambedue le parti, di cui voi siete a conoscenza, una domanda mi viene spontanea. Siamo di nuovo sul solito piano ideologico? Probabilmente sì! Infatti che importanza può avere che l'atto di indirizzo di Sacconi segua una convenzione Onu, presa all'indomani del caso Terry Schiavo, nonché il codice deontologico dei medici, il quale dice che anche in assenza e nell'impossibilità di essere efficaci terapeuticamente, comunque l'accudire la persona e il dar da bere e da mangiare va garantito?!

E un’altra domanda mi viene spontanea. Premesso che le idee di Peppino Englaro vanno rispettate, ma perché la vittoria in sede giudiziaria per lui non è più sufficiente, e vuole che sia la sanità pubblica a farsi carico di togliere la vita a Eluana? E’ un’affermazione di principio? Scusate ma il sospetto che siamo arrivati anche a questo mi viene spontaneo!

Vorrei riflettere con voi su due aspetti.

Il primo è che i medici conoscono pochissimo del cervello umano e della sua capacità di rigenerarsi. Di prognosi ne sanno ancora meno. Dicono che le reazioni delle persone in stato vegetativo siano stimoli riflessi però a Terry Schiavo le somministrarono la morfina prima di spirare perchè, malgrado le affermazioni in senso contrario, nessuno era sicuro che non avvertisse quello che le stava accadendo.

Il secondo è che lo sconforto, la disperazione sono naturali nell’uomo, ma ci sono tanti modi per alleviarla, primo fra tutti l’amore. Questo amore si incarna in terapie concrete: quella del sorriso, della musicoterapia, della pet therapy, della terapia dei colori. La sfera culturale in cui viviamo, invece, è distratta assente e ha paura della sofferenza. Ecco perché oggi hanno grande successo i movimenti che si occupano di “evangelizzare” la cultura della morte.

La strada da percorrere come afferma la Chiesa da sempre, non è quest’ultima, ma è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie, anche le più difficili, e a non abbandonare mai la speranza.

La vita oltre ad essere sacra, è un dono e rimane per tutti un mistero!In quanto tale va rispettata...sempre!!

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