UN TEMPO LI CHIAMAVAMO NAZISTI OGGI LI CHIAMIAMO LIBERALI!!!

L’eliminazione dei “difettosi” è il volto disumano dell’eugenetica di sempre: quella totalitaria di ieri e quella liberale di oggi. Difatti sono i liberali odierni i più grandi propugnatori di aborto, sterilizzazione, eutanasia ed eugenetica. Un tempo li chiamavamo nazisti oggi li chiamiamo liberali.

La “nuova eugenetica”, basata sulle biotecnologie, cerca oggi di creare in laboratorio il “nuovo Adamo” partendo dalla manipolazione genetica fino al “transgenismo” con DNA animale.

Il risultato è che nessuno è più libero di essere quel che è fin dalla nascita. Nessuno è più libero di essere consapevole della propria origine. Nessuno è, così, più responsabile. Nessuno deve, in sostanza, dare più risposte a nessuno. Si è liberi perché non si sa più da dove veniamo.

Questa pseudo-libertà, nichilista, questa mentalità ipocrita e violenta, genera soltanto morte e distruzione. Il vero volto di questa libertà è: falsa luce che acceca. L’illusione diabolica di poter fare tutto anche a spese degli altri, di chi non ha colpa alcuna. Il tutto con la benedizione della mentalità dominante.

È profondamente sbagliato ritenere che ci sia modernità solo quando la vita non ha più valore, l’eugenetica domina e il ricatto ideologico predomina, secondo lo schema: se non sei così e non fai così, allora non sei veramente moderno!

I soliti schemi, vecchi e da anni Settanta: l’aborto è una “conquista civile”, il divorzio è un “baluardo” della libertà individuale, ecc. La libertà dei “polli d’allevamento”, simili a quei “rivoluzionari da bar” messi alla berlina da Gaber dei primi spettacoli degli anni Settanta.

Un liberalismo razionale, umanistico e cristiano non può che prendere le distanze da questo meschino libertarismo privo di fondamenti etici.

L’unica vera libertà è continuare a difendere la vita e a denunciare ogni sopruso che si maschera di libertà.

COSA RISCHIEREMO DI PERDERE SE I BAMBINI AUTISTICI FOSSERO ELIMINATI DALLA POPOLAZIONE?

La misura dei livelli di testosterone nell’utero potrebbe aiutare a prevedere se un bambino può diventare autistico. Secondo uno studio per effettuare il test basterebbe il prelievo del liquido amniotico.

L’esame apre un dibattito sulle implicazioni etiche della scoperta: infatti i genitori dopo aver saputo che il neonato soffrirà di autismo potrebbero decidere di eliminare il feto. Lo ha spiegato l’autore dello studio, il professore Simon Baron-Cohen, che si è chiesto se “il test sia a questo punto consigliabile. Cosa rischieremo di perdere se i bambini autistici fossero eliminati dalla popolazione?”

Sicuramente molto se si pensa che Isaac Newton, Albert Einstein, George Orwell, H G Wells and Ludwig Wittgenstein mostravano i segni della sindrome di Asperger, mentre Beethoven, Mozart, Hans Christian Andersen and Immanuel Kant hanno ricevuto questa diagnosi dopo la loro morte.

Secondo lo psicanalista irlandese Fitzgerald “le persone affette da questa malattia in genere si comportano in modo inopportuno in contesti sociali, spesso egocentrici ed ipersensibili, mancano di buonsenso ma sono in grado di avere idee eccezionalmente originali, hanno un vocabolario molto esteso, interessi molto circoscritti e la loro intelligenza è in genere al di sopra della norma”.

Quello dell'autismo rimane però ancora un pianeta sconosciuto, ancora oggi esplorato da studi scientifici che non danno risposte definitive. Una realtà circondata da luoghi comuni. Che gli autistici siano per lo più bambini, misteriosi e forse non infelici nel loro isolamento. Che siano bambini enigmatici, e però tutti dotati di inspiegabili genialità.

Sicuramente le persone con la sindrome di Asperger non si potrebbero definire come semplici pazienti da ‘curare’, ma persone con grandi doti di intelligenza che possono contribuire attivamente allo sviluppo della società e della civiltà, come è già successo in passato. Il trattamento per la sindrome di Asperger, non c’è, ma attualmente si cerca di migliorare gli effetti collaterali che questi sintomi possono procurare. Poiché in fondo, spesso sono persone che hanno solo bisogno di essere accettati per le proprie caratteristiche.

Facciamo nostro gli interrogativi del professore Simon Baron-Cohen: il test a questo punto è consigliabile? E cosa rischieremo di perdere se i bambini autistici fossero eliminati dalla popolazione?

LIBRO “IL FIGLIO TERMINALE”

Il bambino non nato è il più povero tra i poveri” dice Madre Teresa. Il quarto voto delle Missionarie della Carità era proprio questo: servire i più poveri tra i poveri. Madre Teresa sentiva bene che la risposta più vera a questa come a tutte le forme di povertà è l’amore umile e paziente, cioè Gesù Persona, Gesù Amico, Gesù Presenza Dolce.

Quando un bambino non ancora nato, poi, presenta delle malformazioni, ci troviamo dinanzi a una povertà più grande e quindi c’è bisogno di un amore ancora più grande. Se, infine, le sue condizioni generali, presentano malformazioni tali da renderlo ”terminale”, cioè con anomalie che lo porteranno inevitabilmente alla morte o prima o subito dopo la nascita, ci troviamo dinanzi al massimo della povertà: allora, sullo stile di questa grande Santa, dobbiamo dare il massimo dell’amore.

Ma perché profondere tutto l’amore possibile per queste vite considerate inutili, che, come meteore, si affacciano all’esistenza e poi molto precocemente ci lasciano?
La risposta è che non possiamo arrogarci il diritto di dire quale vita sia più degna dell’altra, perché quando la madre perde “il figlio” perde la presenza del figlio non la sua lunghezza in centimetri, il suo peso in grammi o la sua efficienza e la sua bellezza.

Inoltre non sappiamo quale progetto ha Dio per le vite di questi suoi figli, ma sappiamo che pur nella loro apparente inutilità, debolezza e infermità si cela il mistero dell’amore di Dio per i più piccoli e per i più diseredati. "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". ( Matteo 11, 25 ).

Fabrizio, padre di Emanuele, nato con una sindrome polimarformativa e deceduto dopo 19 giorni dalla nascita, in una delle 18 testimonianze raccolte nel libro “Il Figlio terminale”, di Giuseppe Noia – Ediz. Nova Millenium Romae – febbraio 2007”, scrive che quando venne fatta la diagnosi e fu velatamente ma con molta naturalezza ventilata la ”soluzione” dell’interruzione volontaria di gravidanza, soffrì molto la solitudine che si creò intorno a lui e alla moglie, quando amici e conoscenti criticavano in maniera aperta la scelta di accompagnare il proprio bambino fino alla morte naturale e di non ucciderlo. In un momento di preghiera, aprendo la sua Bibbia , trovò queste parole che sembravano dette dal suo bambino: “Sono l’obbrobrio dei miei nemici, il disgusto dei miei vicini, l’orrore dei miei conoscenti; chi mi vede per strada mi sfugge…sono divenuto un rifiuto. Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda, quando insieme contro di me congiurano, tramano di togliermi la vita” ( Salmo 31 ).

Fu colpito enormemente e riaprendo di nuovo la Bibbia trovò la risposta che il suo cuore cercava: “ Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato o Israele: non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo”. ( Isaia 43, 1-4 ).

Per un uomo di scienza parlare di un feto terminale è come parlare della propria sconfitta sul piano del curare, ma l’esperienza maturata in questi 30 anni mi ha insegnato che quando non si può curare con le tecnologie e con il sapere medico, si può fare una medicina condivisa, un medicina cioè che si prende cura del problema e della sofferenza della gente attraverso la condivisione empatica di quel dolore. Non c’è più grande dignità e professionalità dello stringere la mano della propria paziente e parlare con una comunicazione non verbale: quando accettiamo i limiti del nostro operare diventiamo molto piccoli ma siamo nel contempo molto grandi!

Cosa ha rivelato Dio di così grande a questi piccoli e fragili bambini non nati, per cui 5 famiglie, che non riuscivano ad avere gravidanze, hanno pregato Marianna, figlia di Laura e Luigi e deceduta dopo pochi minuti per una condizione di anencefalia e hanno ottenuto il dono della maternità? Cosa ha rivelato di così grande Dio a questi piccoli se dopo aver ottenuto (col permesso dei genitori e del Comitato etico) l’espianto delle loro cornee, dopo morte avvenuta, per l’eventuale trapianto ad altri bambini che nascevano con opacità corneali e quindi potenziali non vedenti, cosa ha rivelato, ripeto, al punto che due adulti arrivati in emergenza al Policlinico Gemelli con gravi traumi corneali, necessitanti di trapianto urgente, sono stati trapiantati con le cornee dei due feti anencefalici, che, attecchendo hanno permesso poi di fare trapianti definitivi con donatori adulti. Due vite “inutili” hanno dato la vita degli occhi a due adulti.

Ci sono inoltre, aspetti di natura psico-dinamica che spesso non vengono evidenziati e che invece vanno rilevati: con l’accompagnamento, innanzitutto non viene interrotto il progetto fondamentale che è la vita del bambino non nato, che è la vita del “figlio”, ma non viene interrotta altresì la vita “progettuale” di sogni, di speranze e di amore che i due coniugi avevano costruito dinanzi all’evento e che altri membri della famiglia (fratellini, sorelline, nonni) avevano elaborato dinanzi all’attesa.

Più di 50 famiglie che in questi 15 anni hanno sperimentato l’accompagnamento di feti terminali testimoniano che c’è comunque e sempre un progetto e che il frutto di questo “accompagnamento” è una grande pace e un’apertura ancora più grande all’accoglienza e alla difesa della vita sia per le famiglie che hanno vissuto nella loro carne questa esperienza, sia per i medici che hanno “la grazia” di incontrare queste esistenze. Accogliere queste vite allora non è un’ esercizio eroico ma la “naturale” accettazione del “figlio” che la sana ragione umana e il sano cuore umano non possono negare.

L’Associazione la Quercia Millenaria nasce dall’amore vissuto nel dolore di famiglie che hanno creduto nel valore di sperare contro ogni speranza e nel credere che “Dio non toglie una gioia ai suoi figli se non per prepararne una più grande e più bella”.
La diagnosi prenatale di condizioni incompatibili con la vita, ci apre sempre più al grande dilemma di come usare la conoscenza scientifica, ma spesso non ci prepara all’accoglienza della disabilità e anche alla sofferenza che l’accompagna, sia del bambino che dovrà nascere, che delle famiglie.

Essa propone il termine di “feto terminale”: propone, cioè, una medicina senza speranza.
Che cosa è la terminalità? Siamo veramente nati per “terminare”, o come dice Hannah Arendt: “Gli esseri umani, sebbene debbano morire, non sono nati per morire, ma per incominciare”?
Sì, pensiamo proprio che siamo nati per incominciare, e questo libro vuole esserne una dimostrazione. Questo lavoro nasce affinché il bene prezioso della vita sia difeso e amato, e affinché il dolore e la sofferenza vengano leniti dall’accoglienza e dalla professionalità degli operatori del mondo medico che attuano una medicina condivisa, una medicina che non dice solamente “io ti curo”, ma dice soprattutto: “io mi prendo cura di te”.

Prof. Giuseppe Noia
Giuseppe Noia, nato a Terranova da Sibari il 14 gennaio 1951, si è laureato all'Università La Sapienza di Roma il 28 novembre 1975.
Si è specializzato in Ginecologia e Ostetricia, Urologia, ed espleta la sua attività come Responsabile del Centro di Diagnosi e Terapia Fetale presso il Policlinico Gemelli di Roma.
Docente in Medicina Prenatale nel Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, nella Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, in Genetica e nel Corso di Laurea per Ostetriche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
E' Presidente della Commissione Scientifica della Confederazione dei Consultori di Ispirazione Cristiana, Condirettore della Scuola di Formazione Permanente per Operatori Consultoriali e membro di Società Scientifiche Nazionali ed Internazionali.
Ultimo suo libro “TERAPIE FETALI”

PER VERONESI L'EUTANASIA E' LA DIFESA DEL DIRITTO DEL MALATO!!!..CASPITA..LUI SI CHE NE CAPISCE!!!

LEGGETE UN PO' COSA HA SCRITTO IL “GRANDE” PROF. VERONESI!!!!

“Il Lussemburgo, senza troppo clamore, ha dato un grande esempio di come la società civile possa influenzare non solo le leggi, ma la stessa Costituzione. Lo ha fatto con la legge sull’eutanasia. Dato che il Granduca Enrico di Lussemburgo aveva annunciato di non voler firmare la legge approvata dal Parlamento per legalizzare l’eutanasia, Governo e Parlamento hanno deciso di modificare la Costituzione per ridurre i suoi poteri, in modo che non possa più rinviare le leggi alle camere (potrà solo controfirmarle). Oltre a essere un atto di rispetto per i valori della democrazia, trovo che la vicenda sia anche un raro esempio di volontà popolare a difesa del diritto del malato, al di là di ogni altro diritto, ideologia o fede. Così il Lussemburgo è il terzo Paese dell’Unione europea a depenalizzare l’eutanasia dopo Belgio e Olanda. Altri, probabilmente, li seguiranno in breve tempo. In Italia, invece, chi chiede di affrontare il tema del diritto all’eutanasia non viene visto come un nemico del dolore e della sofferenza”.

Rispetto le idee altrui, ci mancherebbe, ma chiaramente sono proprio agli antipodi rispetto al suo modo di pensare, e non solo sull’eutanasia. La lista sarebbe lunga. Io ci tengo invece a precisare che la vita non è un contenuto negoziabile. Ci potranno anche essere delle leggi, ma nessuna di esse, potrà mai eliminare questo principio di indisponibilità! Il pensiero relativista, vuole convincere a far passare come lecite tutte le posizioni in nome della libertà individuale. Di compassione di cui parlano ce n’è davvero poca.

Il Granduca ci ricorda invece, come esistano ancora ideali, e non soltanto ideologie. E ci chiede anche di credere a una politica diversa, realmente fondata sui valori.

“Dalle nostre parti, purtroppo, politici cattolici di tanta, luminosa coerenza il Parlamento non li ospita da tempo. Al di là del divorziato Casini che difende la famiglia, vale la pena rammentare le ben più gravi gesta di Romano Prodi, il "cattolico adulto"per antonomasia, capace, da Presidente della Commissione Europea, disottoscrivere uno stanziamento di 32 milioni di euro in favore di politiche abortiste. E che dire di Ignazio Marino, il chirurgo prestato alla bioetica che ama conversare col Cardinal Martini, ma ignora l'esistenza dell'eutanasia passiva? Siamo distanti anni luce dal monarca Lussemburghese, ma questo non ci autorizza a disperare; anzi, deve servirci da stimolo, da fiato per una rinnovata rincorsa verso vette valoriali altissime, com'è quella per la tutela incondizionata della vita. Ezra Pound ha scritto:“Se un uomo non è disposto a rischiare per le proprie idee, o queste non valgono nulla, o non vale nulla lui”.

Siamo pronti a rischiare per le nostre idee?

Continua l'orrore degli aborti forzati

E' notizia di oggi che, il fratello e la madre di una quattordicenne cui è stato procurato un aborto improvvisato nella stalla di casa, saranno processati. La ragazzina afghana era rimasta incinta dopo essere stata violentata.

Il fratello ha confessato al capo della polizia della provincia di Bamiyan, Ewaz Khan, di aver tagliato la pancia della ragazza con una lama di rasoio e di aver estirpato il feto, di sette mesi. L'operazione, nove giorni fa, è avvenuta senza anestesia.

Gulam Mohammad Nader, uno dei dottori che adesso ha in cura la ragazza, ha detto che la pancia è stata ricucita con un filo di iuta utilizzato per riparare i sacchi di patate.

In Afghanistan le donne vittime di stupro vengono considerate una vergogna per le proprie famiglie e spesso vengono accusate di essere state consenzienti.

Ma queste pratiche di aborto forzato e di infanticidio raggiungono l’apice dell’orrore e diventano pratiche comuni ancora oggi all'interno dei campi di detenzione e degli ospedali della Corea del Nord e della Cina.

La testimonianza di una donna che si trovava in uno di questi campi è terribile: "Ho ascoltato i pianti di madri e figli attraverso le tende di un ospedale. Attraverso una parziale apertura della tendina, un giorno ho visto con i miei occhi un'infermiera coprire la faccia di un neonato con un asciugamano bagnato e soffocarlo. Il bambino ha smesso di piangere dopo circa 10 minuti". La testimonianza è continuata: "Tutti i prigionieri sanno che i bambini vengono uccisi immediatamente dopo il parto. Vengono avvolti in un pezzo di stoffa e bruciati in una collina vicino al campo". La rifugiata ha spiegato che è usuale nei campi iniettare medicinali che inducano il parto prematuro.

Secondo altri testimoni oculari, gli agenti in Cina trasportano le donne dentro ospedali dove viene iniettato loro un farmaco abortivo. E tutto questo per la pianificazione familiare nazionale. Nel 2007 nel giro di 24 ore, sono morti 61 feti.

I medici eseguono l’iniezione nella testa del bambino delle donne incinte di nove mesi. Dopo 20 minuti di sofferenze, il bambino – pronto a nascere – smette di muoversi nell’utero materno e muore.

Tutto questo e tanto altro perché non si possono riportare tutte le atrocità e le violazioni dei diritti umani (ci vorrebbero fiumi di inchiostro) mi fa arrabbiare e inorridire. Come si può permettere oggi ancora questo scempio? Come può la comunità internazionale restare ancora a guardare?

RISOLTI I PROBLEMI DELLA DONNA CHE HA CHIESTO L'EUTANASIA

Sicuramente avete sentito parlare della donna abruzzese, Angela Scalzitti di 58 anni che qualche giorno fa aveva chiesto l’eutanasia, per mettere fine alle sue sofferenze scaturite dall'abbandono delle istituzioni. Attraverso l’impegno di tanti, gente comune e politici, il grido di aiuto di questa donna non è rimasto inascoltato e sono state trovate soluzioni sacrosante ai suoi bisogni.

Questa donna ha un tumore ai polmoni, l'ha scoperto pochi mesi fa e da lì le sue fatiche quotidiane si sono trasformate in calvario, avendo una pensione di soli 250 euro. “Sono malata – afferma Angela - e non so come tirare avanti. Sono cittadina italiana: le istituzioni mi restituiscano dignità e diritti e mi diano la possibilità di curarmi e di essere assistita. Altrimenti mi aiutino a trovare una "morte dolce" con l'eutanasia, anche all'estero, perché non si può morire ogni giorno, di stenti e nell'animo..Ho sempre pensato che sarei stata bene, invece… Mi sono operata e ho dovuto affrontare la chemioterapia. Ogni volta debbo affrontare più di 120 chilometri per andare ed altrettanti per tornare...”.

A metà ottobre l'Asl di Avezzano-Sulmona ha rigettato l'istanza di accompagnamento presentata per la grave patologia, che la costringe appunto a percorrere 240 chilometri per sottoporsi alle terapie che deve sostenere nel reparto di oncologia dell'ospedale di Pescara. Da qui, il 23 dicembre scorso, la decisione di Angela di chiedere l'eutanasia: “Se devo continuare in questa maniera mi si dia la possibilità di una fine decorosa...Dopo l'aggravamento ho sollecitato l'indennità di accompagnamento perché debbo pagare una persona che mi aiuta, ma la domanda è stata rigettata senza troppi approfondimenti. Non so come continuare. Tutto è meglio dell'abbandono. Sono cattolica, convinta. Come si può volere l'eutanasia? Si può. È facile se sei costretta a chiedere l'elemosina, se sei costretta a morire di freddo e di fame, a dire a tua figlia di non tornare a casa perché non hai da darle da mangiare”.

Il Comitato civico interregionale Abruzzo e Molise e i cittadini, dopo il disperato appello, si sono mobilitati in una gara di solidarietà. “Non conosco quale sia la legge - sottolinea Angela - ma se vi fosse una normativa che nega un aiuto per curarsi, allora dico che si tratta di una legge razziale e non cristiana, perché porta gli indifesi, i più deboli e fragili a spegnersi soli e in modo indecente”.

Il Comune di Castel di Sangro, attraverso un contratto di solidarietà con la locale Comunità Montana ha provveduto in questi giorni a garantire alla donna un autista privato per accompagnarla in ospedale. Inoltre il Comune si è impegnato ad accollarsi le spese di giudizio,contro il provvedimento che rifiuta l'assegnazione dell'indennità di accompagnamento alla malata. E tramite l’intervento dell’on. Maurizio Scelli ex commissario straordinario della Croce Rossa, che lunedi è andata a trovare Angela personalmente “le saranno assicurati i viaggi a Pescara per sottoporsi ai cicli di radio e chemioterapia. In più, grazie all'amministrazione comunale di Castel di Sangro, potra' presentare una nota spese interamente rimborsabile attraverso la quale fare fronte alle incombenze quotidiane, quali bollette di gas e luce, oltre che ai costi per sostenere una dieta idonea ai trattamenti medici che sta affrontando, cosi' come indicato dai protocolli sanitari.

“Abbiamo risolto – continua l’on. Scelli - il problema di una donna che ha dimostrato coraggio, dignità e voglia di vivere. Questo meritava dalle istituzioni. Oggi abbiamo ottenuto questo, grazie al sindaco di Castel di Sangro, Umberto Murolo e a tutta la cittadinanza che ha fatto quadrato intorno al problema di Angela”.

“Ho trovato una donna forte, che è riuscita a infondermi una voglia di vivere inaspettata. In relazione al suo caso e a tutti quei casi come il suo - affrema Scelli - è il momento di strutturare una cabina di regia tra regione, province e comuni, affinché tutte le situazioni come quelle di Angela possano venire alla luce ed essere trattate come prevede la Costituzione'.

Secondo l’on. Scelli la strategia vincente passa per il sostegno alle associazioni di volontariato. “Sono queste realtà che operano sul territorio ad avere il termometro della situazione ed è solo grazie al loro impegno se lo Stato puo' organizzare meglio le risorse da destinare al settore sociale. Anzi, sarebbe ora di ricominciare a formare i volontari, coinvolgendo i giovani e dare loro un nuovo significato della vita, che non sia solo frutto del consumismo sfrenato e dell'abuso di droghe o alcol. Riscoprire il desiderio di vivere l'uno per l'altro, nel segno della cooperazione, questo può essere il punto di partenza per il nuovo Consiglio regionale abruzzese, frutto di un ritrovato senso etico e limpidezza amministrativa. Non ho dubbi - continua Scelli - di poter contare sul supporto del presidente Gianni Chiodi, particolarmente attento a questo tipo di interventi”.

Su scala nazionale l'on. Scelli solleciterà Maria Teresa Letta e Francesco Rocca affinché i casi interni di bisogno sociale siano trattati alla stregua dei casi internazionali. “Siamo bravissimi con gli interventi umanitari in tutti i paesi del mondo, senza contare l'efficienza della Protezione civile. E' ora che questi strumenti siano ulteriormente messi a disposizione degli italiani. Per fare questo c'è bisogno di un coordinamento che deve partire dal basso”.

Anche la troupe di Striscia la Notizia, il tg satirico in onda in prima serata su Canale 5, si è interessato di Angela Scalzitti, e oggi si è recato da lei. Le riprese saranno effettuate presso la biblioteca comunale di Castel di Sangro, in piazza Plebiscito, e insieme a Angela ci sara' Andrea Liberatore, l'assessore comunale alle Politiche sociali e per Striscia la notizia Jimmy Ghione.

Concludo affermando che sono migliaia i pensionati, anche non invalidi, che in Italia come Angela, sono ridotti alla fame, dopo una vita di sacrifici e attività lavorative non accompagnate dal versamento dei contributi. Lo Stato non può e non deve rimanere indifferente a tutto questo!!!

CONVENZIONE SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA' E ABORTO

L’Italia con un progetto di legge, il n. 1279 dovrebbe ratificare la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, riconoscendo così l’aborto di persone disabili come un diritto.

La “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità”, approvata dall’ONU nel dicembre 2006 presenta, alcune proposte importanti quali nell’art. 1 “il godimento di tutti i diritti umani” e il fatto che la disabilità “include coloro che presentano menomazioni fisiche e mentali di lunga durata” ,“nell’interazione con varie barriere”.

Inoltre nell’art. 3, “nel rispetto per la dignità intrinseca” e “la non discriminazione”, viene invocato “il rispetto per la differenza e l’accettazione della disabilità”, impegnando in questo modo i Paesi contraenti – tra cui anche l’Italia - “ad adottare appropriate misure legislative” (art. 4).

Ciò che invece crea problema sono gli articoli 23 e 25, in cui di fronte ad una situazione di imperfezione del feto od altro, si possa consentire od includere metodologie di sterilizzazioni, di aborto, di eutanasia, di selezione e limitazione delle nascite”.

Proposte che non solo offendono la dignità della persona , ma che sono, come affermano molti esperti, in contrasto con l’art. 10 dove viene “garantito il diritto inalienabile alla vita”, con l’art. 15 “dove nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medico-scientifici” e con l’art. 16 “dove si protegge ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”.

Non ci vuole molto a comprendere che se queste ‘enunciazioni’ venissero applicate potrebbe accadere che tutti i disabili, specie gli handicappati psichici, potrebbero essere sterilizzati o subire forme di eutanasia e quindi sarebbe loro negato non solo il diritto alla nascita ma anche alla vita.

Per questi motivi l’associazione “Cristiani per servire” ha inoltrato il 3 gennaio una petizione ai Presidenti di Camera e Senato “onde valutare, nella ratifica che il Parlamento ed il Governo si accingono a varare in merito alla ‘Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità’ ai sensi dell’art. 47 di porre emendamenti al fine di apportare precise riserve così da escludere ogni riferimento all’aborto, sia come diritto che come modalità e metodo della salute riproduttiva”.

Per riconoscere “il termine giuridico di handicappato mentale con emendamento (art. 47) e adottare norme migliorative in favore della malattia mentale (art. 4)”.

Mi auguro che il buon senso del Governo Italiano prevalga e si apportino le giuste modifiche.

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